Giovane studiosa scopre poesia di Eugenio Montale inedita: è una lirica ambientalista


Scoperta una poesia inedita di Eugenio Montale, di tema ambientalista: è una lirica contro l’Hotel Fuenti, uno dei più famigerati ecomostri della storia italiana. Autrice della scoperta è Ida Duretto, giovane insegnante di letteratura italiana in Giappone.

Importante scoperta al Centro Manoscritti di Pavia, dove è stata trovata una poesia inedita di Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981). Autrice della scoperta è Ida Duretto, (nella foto in basso) giovane docente di letteratura italiana all’Università di Kyoto, in Giappone, dove si è trasferita da poco più di un anno dopo aver studiato lettere all’Università di Pisa ed essersi perfezionata alla Scuola Normale Superiore. Ida Duretto ha scoperto la poesia, dedicata al dibattito ambientalista sull’Hotel Fuenti, uno dei più noti e discussi ecomostri della storia italiana, durante le sue ricerche per l’edizione del commento agli Altri versi e lo ha pubblicato sul terzo fascicolo dei Quaderni montaliani (Interlinea, 2023) uscito questo novembre. Il termine “ecomostro”, peraltro, venne coniato da Legambiente proprio in riferimento all’Hotel Fuenti.

Il componimento, battuto a macchina sul retro di una traduzione montaliana di Yeats, presenta diverse stesure: nelle prime compare il nome di Elena Croce, la figlia del filosofo Benedetto, scrittrice e ambientalista (così si legge nella prima versione: “Elena vorrebbe che mi opponessi / con tutte le mie forze all’imminente / scomparsa della splendida costiera / da Amalfi a Vietri dove già sorge un grattacielo / e altri ne seguiranno / Sorgono grattacieli / tra Amalfi e Vietri, un reputato / Eden e la cara Elena / vorrebbe io sorgessi / dalla cintola in su come un Demostene / per ordinarne la demolizione. / Anche negli Aliscampi che congiungono / Amalfi a Vietri incombono e anzi / Tra Amalfi e Vietri”).

Il testo affronta criticamente la costruzione del cosiddetto “Mostro di Fuenti”, un enorme edificio abusivo costruito in località Fuenti a Vietri sul Mare, sulla Costiera Amalfitana, negli anni Settanta. L’hotel fu al centro di un’accesa discussione (Antonio Cederna lo chiamò “un misfatto ecologico esemplare”) che toccò i temi della tutela dell’ambiente naturale: Elena Croce aveva probabilmente tentato di coinvolgere Montale nel progetto di una proposta di legge sulla tutela dei beni culturali proprio in seguito alla costruzione dell’albergo. Montale, peraltro, aveva già preso posizione contro l’Hotel Fuenti, assieme ad altri intellettuali dell’epoca come Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Indro Montanelli, Mario Soldati, Franco Zeffirelli.

Questo componimento dell’8 marzo 1975 sembra nascere proprio da questa sollecitazione: i riferimenti all’Inferno dantesco aumentano da una stesura all’altra, mentre scompare il nome di Elena Croce, come evidenzia Ida Duretto. La versione finale, con il titolo I grattacieli scritto a mano, che segue la prima versione cancellata, si conclude con la constatazione amara che gli “alti piati” della “intellighenzia” “saranno sprecati; grattare il cielo / è ciò che resta a chi non creda più / che un cielo esista”.

Questo il testo:

Pare che prima o poi
anzi prima che poi
sugli Aliscampi che splendono
tra Amalfi e Vietri si vedranno enormi
grattacieli e già sorge dalla cintola insù
l’intellighenzia, con suoi alti piati.
Ma saranno sprecati; grattare il cielo
è ciò che resta a chi non creda più
che un cielo esista.

Duretto accosta questa poesia a una prima stesura de L’eroismo: “Elena vorrebbe che mi opponessi”, incipit della prima versione de I grattacieli, richiama quel “Clizia avrebbe voluto che m’ingaggiassi” riferito all’impegno politico nella guerra civile spagnola. L’ipotesi non esclusa da Duretto è che questi componimenti costituissero una serie sull’impossibilità di prendere parte alla vita civile.

L’Hotel Fuenti venne infine demolito, nel 1999, e ancora oggi rappresenta un momento simbolico del nascente dibattito, in epoca di pieno boom economico, sulla necessità di contemperare lo sviluppo economico alla tutela dell’ambiente (peraltro proprio nel 1975 nasceva il Ministero dei Beni Culturali, istituito da Giovanni Spadolini): la poesia di Montale, in questo senso, si pone come un’opera dal sapore decisamente pionieristico, che veniva composta negli stessi anni in cui, per esempio, Pasolini vergava i suoi scritti in cui opponeva il concetto di “progresso” a quello di “sviluppo” e si scagliava contro la società dei consumi, che considerava il vero fascismo dei tempi moderni.

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Giovane studiosa scopre poesia di Eugenio Montale inedita: è una lirica ambientalista


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