USA, museo cerca direttore “che mantenga il tradizionale pubblico bianco”. Presidente si dimette


Negli USA è bufera su uno dei musei più importanti del paese, l’Indianapolis Museum of Art: l’annuncio per il nuovo direttore infatti chiedeva di saper “mantenere il tradizionale pubblico bianco dell’arte”. Il presidente si dimette.

Un annuncio di lavoro molto discutibile ha gettato nella bufera un importante museo degli Stati Uniti e ha costretto il suo presidente a rassegnare le proprie dimissioni. È successo a Indianapolis, dove Charles L. Venable, presidente del campus di Newfields, dove ha sede l’Indianapolis Museum of Art, si è dimesso a seguito dell’onda emotiva scatenata dall’annuncio di lavoro con cui Newfields cercava il nuovo direttore del museo.

Tra i requisiti richiesti nel lungo file pdf con le specifiche della figura cercata, era stata infatti inclusa la capacità di “massimizzare le opportunità, lavorare a stretto contatto con lo staff curatoriale e l’ufficio istruzione e programmi educativi pubblici in modo da animare la collezione permanente secondo modalità innovative che riescano a raggiungere un pubblico più diversificato e a mantenere il tradizionale e fondamentale pubblico bianco dell’arte”. Nella redazione definitiva del file l’annuncio è sparito l’aggettivo “bianco” (adesso si parla solo di “mantenere il tradizionale e fondamentale pubblico dell’arte”, senza alcun riferimento al colore della pelle), ma ormai il danno era fatto.

Il museo è stato dunque raggiunto da vigorosissime proteste. Tra queste, una lettera aperta ideata da un’urbanista di Indianapolis, Danicia Malone (già membro dell’Indianapolis Museum of Art’s Contemporary Art Society), che ha raccolto ben 1.500 firme: la lettera chiedeva a Newfields, oltre alle dimissioni del presidente, anche di diversificare il Board of Trustees del museo, composto per lo più da persone bianche, al fine di includere rappresentanti delle comunità afroamericane e native della città. Ma a sollevarsi contro l’annuncio del museo non è stata solo la base: lo sdegno è arrivato anche da artisti, sponsor, dai lavoratori del museo, dai curatori delle sue mostre (due di questi ultimi, Malina Simone Jeffers e Alan Bacon, in segno di protesta si sono a loro volta dimessi abbandonando i progetti che stavano seguendo per il museo). Anche l’ex presidente del Board of Trustees, John Thompson, aveva detto che la cosa migliore sarebbero state le dimissioni di Venable. Anche i lavoratori di Newfields (un gruppo di 102 professionisti) hanno scritto una lettera aperta per lamentare la “mancanza di una posizione forte nell’affrontare l’uguaglianza razziale”. E anche loro hanno chiesto l’immediata rimozione di Venable dal suo incarico.

E le dimissioni sono puntualmente arrivate, nella giornata di mercoledì. A spiegare le decisioni del museo, una lettera del Board of Trustees e del Board of Governors, che comincia così: “Ci dispiace. Abbiamo fatto degli errori. Vi abbiamo delusi. Ci vergogniamo della direzione di Newfields e di noi stessi. Abbiamo ignorato, escluso e deluso i membri della nostra comunità e del nostro staff. E promettiamo di fare di più”. Dalla lettera si apprende che i due organi hanno accettato le dimissioni di Venable, che quindi non è più presidente del museo. Ma non è tutto, perché i due consigli hanno fatto alcune promesse: “incaricheremo una commissione indipendente di condurre una forte revisione della direzione, della cultura e degli stessi Board of Trustees e Board of Governors di Newfields, con l’obiettivo di rappresentare la nostra comunità e la sua piena diversità in modo inclusivo; faremo una revisione della nostra politica sugli ingressi per includere ulteriori giornate gratuite o scontate al fine di aumentare le possibilità di accesso a Newfields e di assicurare che Newfields sia accessibile a tutti i membri della nostra comunità; formeremo una consiglio della comunità composto da artisti, attivisti e membri delle comunità di colore, la cui funzione primaria sarà quella di fare in modo che la direzione segua questi obiettivi; espanderemo la rappresentanza, tra i curatori delle mostre, di neri, latini, nativi, donne, diversamente abili, LGBTQIA e altre minoranze; i nostri Board, lo staff di Newfields e i volontari parteciperanno a corsi di formazione sull’antirazzismo con un approccio orientato allo sviluppo delle conoscenze”. Il museo ha inoltre comunicato che entro 30 giorni condividerà pubblicamente un piano dettagliato.

L’Indianapolis Museum of Art, come detto, è uno dei più importanti musei americani, il nono più antico degli Stati Uniti: è stato fondato infatti nel 1883, e conta su di una collezione di 45.000 oggetti che coprono un arco di tempo di 5.000 anni (e la sede che ospita la raccolta è una delle più grandi degli USA). Inoltre è anche uno dei più ricchi, potendo contare su di un bilancio di circa 20 milioni di dollari (per dare un’idea, è circa un quinto rispetto a quello degli Uffizi), a fronte di 442.500 visitatori nel 2019 (se fosse un museo Italiano sarebbe tra i 20 più visitati).

Nell’immagine: una delle sale dell’Indianapolis Museum of Art

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USA, museo cerca direttore “che mantenga il tradizionale pubblico bianco”. Presidente si dimette


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