L'Italia avrà un Politecnico delle Arti? Il ministro Franceschini appoggia l'idea


Il Ministero della Cultura potrebbe sostenere le Scuole Civiche di Milano andando a creare il primo Politecnico delle Arti d’Italia. Se ne è parlato ieri: il ministro Franceschini ha aperto all’idea. 

L’Italia si avvia ad avere un Politecnico delle Arti? L’idea di radunare sotto questa nuova insegna le Scuole Civiche di Milano, ovvero la scuola di alta formazione gestita dalla Fondazione Milano che, per conto del Comune, gestisce le quattro Civiche Scuole (quella di Interpreti e Traduttori, quella di Musica, quella di Teatro e quella di Cinema), è stata lanciata dal presidente della Fondazione, Stefano Mirti, secondo qui il Politecnico delle Arti sarebbe “il telaio sul quale si intrecciano le nostre Scuole Civiche”.

Lo ha dichiarato ieri durante l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2021/22 della Fondazione Scuole Civiche di Milano e delle quattro Scuole Civiche di lingue, musica, teatro e cinema, intitolate rispettivamente ad Altiero Spinelli, Claudio Abbado, Paolo Grassi e Luchino Visconti. All’inaugurazione era presente anche il ministro della cultura Dario Franceschini che ha dichiarato la propria apertura all’idea: “stiamo ragionando da qualche tempo”, ha detto, “su una forma di presenza diretta del Ministero nelle Scuole civiche. E anche l’idea del Politecnico delle arti è formidabile. E dovremo concretizzarla anche qui con una forma di partecipazione e sostegno permanente da parte dello Stato. Questo è il mio impegno: abbiamo ancora un anno di legislatura per concretizzarlo”.

“La pandemia”, ha aggiunto il ministro, “ha fatto capire anche ai non addetti ai lavori cos’è un paese senza la cultura, ha fatto avvicinare le persone a nuovi bisogni culturali. Non è un caso se in Italia (dopo tanti anni negativi e in controtendenza rispetto all’Europa) è aumentata la vendita dei libri e il numero dei lettori. Stessa cosa anche per il cinema dove l’incrocio tra l’attrattività italiana, una nuova legge sul tax credit e molte risorse a disposizione stanno facendo moltiplicare le produzioni. Per questo sono sempre più convinto che dopo la fine della pandemia (che è stato uno spartiacque così forte nelle esperienze individuali e collettive che non potrà chiudersi come una parentesi ma lascerà delle tracce positive e negative) tra quelle positive dobbiamo aspettarci una crescita dei consumi culturali degli italiani e formare persone in questi settori diventa un investimento fondamentale per il Paese, perché la cultura sarà trainante nei prossimi anni”.

Che forma prenderebbe l’eventuale nuovo Politecnico delle Arti? Le Scuole Civiche, private, al momento rilasciano diplomi che sono equipollenti alla laurea triennale. Si tratterebbe pertanto di un istituto di alta formazione, simile ai Politecnici tecnici, scientifici e ingegneristici, dedicato però all’alta formazione artistica, con facoltà che verteranno sulle scienze umane e sulle arti. E come i politecnici scientifici si affiancano alle università, allo stesso modo il Politecnico delle Arti andrebbe a costituire un’offerta formativa alternativa rispetto a quella delle Accademie di Belle Arti, andandosi a collocare probabilmente nel novero dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica sotto l’egida del Ministero dell’Università e della Ricerca, con il Ministero della Cultura a garantire una qualche forma di sostegno. E una benedizione è arrivata anche dalla ministra dell’Università Cristina Messa, che ha affermato di appoggiare “l’idea innovativa del Politecnico delle Arti perché si fonda sul concetto di interdisciplinarietà, che tutti dovremo perseguire, e per il disegno innovativo dato all’insegnamento”.

Nell’immagine: Villa Simonetta a Milano, sede della Civica Scuola di Musica. Foto di Carlo Dall’Orto

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