Belgio, Jan Fabre condannato per molestie sessuali a 18 mesi con la condizionale


Jan Fabre è stato condannato quest’oggi a 18 mesi con la condizionale per molestie sessuali. Le accuse gli erano state rivolte da ballerini della sua compagnia ed erano emerse pubblicamente nel 2018. 

Arriva al verdetto dopo oltre tre anni la vicenda giudiziaria che ha coinvolto uno dei principali artisti della scena mondiale, Jan Fabre (Anversa, 1958), che nel 2018 era stato accusato di molestie e abusi sessuali da un gruppo di venti ballerini della sua compagnia, Troubleyn, da lui fondata nel 1986. All’epoca, i suoi venti collaboratori avevano scritto una lunga lettera alla rivista d’arte olandese rekto:verso per denunciare il comportamento dell’artista, accusato di “critiche sessiste dolorose e che vengono rivolte senza giri di parole, senza alcun rispetto della condizione fisica delle donne” e di “atteggiamenti mutevoli” e “comportamento volubile” che “hanno minato l’autostima e l’autoconsapevolezza di molti dei suoi lavoratori”, con la conseguenza che molti dei ballerini hanno dovuto cercare supporto psicologico dopo aver lasciato la compagnia. Inoltre, sempre nella lettera si accusava esplicitamente Fabre di aver molestato sessualmente una performer della compagnia.

Il verdetto alla fine del processo, cominciato a marzo al termine di tre anni di indagini dopo i quali l’Auditorat du Travail del tribunale di Anversa aveva deciso di rinviare Fabre a giudizio, è arrivato quest’oggi, venerdì 29 aprile, dal tribunale penale di Anversa: Fabre ha ricevuto una pena di diciotto mesi di reclusione con la condizionale per molestie sessuali e attentat à la pudeur (un reato presente nell’ordinamento francese e belga con cui si identifica una violenza sessuale “leggera”, che non provoca lesioni corporali, e che si potrebbe tradurre dunque come un’aggressione sessuale) nei confronti di una donna. La sospensione avrà una durata di cinque anni (come in Italia dunque), durante i quali l’artista sarà privato dei suoi diritti civili. Secondo il tribunale, la sentenza dovrebbe fare in modo che l’artista diventi “consapevole della gravità dei suoi atti”, e afferma che la decisione tiene conto della “natura ripetitiva” di tali atti e dell’“impatto” che hanno avuto sulle vittime. Inoltre, secondo il tribunale, Fabre avrebbe abusato della sua posizione di artista famoso anche per costringere le sue giovani ballerine a “umilianti” servizi fotografici di nudo che, secondo la corte, “non avevano valore artistico”. Sempre secondo il tribunale, “con le sue azioni l’imputato ha anche creato un ambiente di lavoro ostile e umiliante all’interno del quale i suoi ballerini dovevano operare. La corte è del parere che l’imputato, nell’ambito della sua leadership artistica, avrebbe potuto dare indicazioni anche in altro modo, ma non lo ha fatto”.

L’accusa aveva chiesto tre anni, ma il tribunale ha ritenuto che una parte dei fatti contestati a Fabre fossero caduti in prescrizione (le prime vicende di cui lo si è accusato risalgono infatti al 2002), ragione per la quale sono decadute le accuse di sei delle dodici persone che hanno sporto denuncia nei suoi confronti. Tra i fatti per i quali Fabre è stato condannato figurano un bacio con la lingua avvenuto in maniera non consenziente nei confronti di una delle accusatrici (quello per cui è giunta la condanna per attentat à la pudeur), e umiliazioni subite da altri cinque ballerini, tra cui i servizi fotografici di nudo.

L’artista, che ha sempre rifiutato ogni addebito nei suoi confronti, non era presente in tribunale al momento in cui la sentenza è stata pronunciata. Tuttavia la sentenza, ha dichiarato all’agenzia di stampa “Belga” l’avvocata An-Sofie Raes, una dei rappresentanti legali degli accusatori, sarebbe a suo avviso “un passo importante” e un “riconoscimento” per le vittime. “Le vittime di tali comportamenti”, ha affermato, “ora sanno che questi atti sono punibili”.

L’avvocata di Fabre, Eline Tritsmans (la difesa, peraltro, aveva chiesto l’assoluzione totale), ha voluto sottolineare il temperamento di Fabre, noto per avere un carattere molto forte e per le sue provocazioni: lavorare con lui, ha sottolineato Tritsmans, “significa dare il 100%” in performance estenuanti dove si provano “vera stanchezza e vere emozioni. Non si tratta qui di minori indifesi che subiscono abusi, ma di donne forti e istruite che scelgono di andare a ballare in maniera radicale con Jan Fabre”. Fabre, anche se assente, si è però fatto sentire, con una lettera scritta a mano e consegnata alla sua avvocata, dove afferma di non aver mai voluto ferire nessuno e dove si scusa: “Chiedo sinceramente scusa a chiunque si senta ferito”, si legge nella missiva, “a chiunque si sia sentito male a causa mia. Vi auguro l’anarchia dell’amore e della bellezza”.

Fabre ha adesso facoltà di presentare ricorso contro il verdetto. La compagnia Troubleyn ha fatto sapere di aver preso atto della sentenza del giudice di Anversa e di essere in attesa di vedere se Fabre farà ricorso.

Nella foto: Jan Fabre, Searching for Utopia (2003; bronzo). Ph. Credit Dirk Pauwels. Copyright: Angelos bvba

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