I musei chiudono, ma le gallerie no: ecco alcune mostre da vedere in piena regola


Non tutta l’arte chiude: le gallerie infatti, in quanto attività commerciali, almeno nelle zone gialle e arancioni tengono aperte le porte. Ecco dunque alcune mostre.

Non tutta l’arte in Italia ha chiuso: il governo ha infatti chiuso musei e mostre, ma sono rimaste aperte le chiese (anche nelle zone rosse), e sono rimaste aperte le gallerie (nelle zone gialle e arancioni, ma non in quelle rosse), in quanto attività commerciali con codice Ateco 47.78.31, “Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte)”. Le mostre in galleria si possono dunque visitare tranquillamente, e magari è l’occasione per scoprire artisti di cui non si era sentito parlare e cominciare a familiarizzare con il mondo delle gallerie d’arte. Ecco dunque alcune mostre che rimangono aperte in questi giorni in cui sempre più attività e luoghi stanno chiudendo.

A Trento, lo Studio d’Arte Raffaelli propone, dal 15 ottobre 2020 al 28 febbraio 2021, la mostra personale di uno dei più importanti scultori del legno italiani, l’altoatesino Willy Verginer, intitolata Rayuela, a cura di Luca Beatrice. Per la sua personale, l’artista gardenese presenta una nuova serie di lavori il cui tema ruota attorno al “gioco del mondo”, presente in tutte le culture e paradigma della vita stessa. A partire dall’omonimo libro cult di Julio Cortazar, Rayuela appunto, il lavoro di Verginer si snoda attraverso un percorso scultoreo in cui protagonista principale è la materia lignea, lavorata con sapienza artigianale e dipinta secondo la densità simbolica del colore.

A Bolzano, è in corso dal 10 ottobre al 12 dicembre 2020, alla Galleria Alessandra Casciaro, la doppia personale di Sissa Micheli e Jürgen Klauke intitolata Scenography of existence, a cura di Günter Oberhollenzer. Entrambi gli artisti prediligono come mezzi espressivi la fotografia e il film, ma anche per quanto riguarda il contenuto si possono scoprire una serie di punti di contatto: la messa in scena e l’estetizzazione dell’esistenza umana e della sua identità, il gioco con la presenza e l’assenza, con la materialità e la sensualità, il gusto per cose e situazioni stravaganti e surreali, misteriose e spiritose. La rassegna espone un importante corpus di opere dei due artisti.

A Verona, allo Studio La Città, dal 13 ottobre 2020 al 21 novembre 2020 è in corso la mostra collettiva La Musée 2, che riunisce sedici artisti (tredici donne e tre uomini). Nata da un’idea di Azad Asifovich, la rassegna si propone di ribaltare una condizione che accomuna molte collezioni museali, composte per l’80% da artisti uomini e per il solo 20% da artiste donne. Qui la proporzione risulta volutamente invertita, nell’intento di scardinare l’attuale sistema dell’arte e della cultura in cui valori e modelli artistici tradizionali sono attribuiti agli uomini. In mostra opere di Sylvie Auvray, Joseph Beuys, Gianni Caravaggio, Anne Deguelle, Helen Frankenthaler, Muriel Gallardo Weinstein, Anna Galtarossa, Ghazel, Francesca Grilli, Sofie Muller, Lulù Nuti, Kiki Smith, Tracey Snelling, Ettore Spalletti, Jessica Stockholder, Hema Upadhyay.

Ancora a Verona, dal 6 novembre 2020 al 12 dicembre 2020 Kromya Art Gallery dedica un’antologica a Giorgio Griffa, intitolata Giorgio Griffa. Anni ’70-2000 e a cura di Matteo Galbiati, con un percorso che comprende una ventina di dipinti, su tela e su carta, come testimonianze dei differenti cicli pittorici che, senza susseguirsi l’un l’altro, si intrecciano e sovrappongono accentuando l’a-temporalità del dettato pittorico di Giorgio Griffa. “Voce torinese della stagione analitica della pittura italiana”, scrive il critico d’arte Matteo Galbiati, “e rappresentante di spicco di quella tendenza che alla fine degli anni Sessanta ha impegnato alcuni giovani di allora a riflettere sui temi intrinseci proprio al linguaggio pittorico, Griffa ha, come gli altri artisti della sua generazione che si sono mossi in questa direzione, affermato un originalissimo codice espressivo basato su un corollario di segni-gesti primari, ma anche di simboli e codici, che lasciano sospesa la scrittura pittorica nel vuoto della tela grezza”.

A Roma, Gagosian presenta, dal 31 ottobre al 12 dicembre, la personale di Katharina Grosse intitolata Separatrix: è la sua prima personale a Roma e per l’occasione la pittrice porta da Gagosian nuovi dipinti e opere su carta. Grosse recepisce gli eventi che accadono mentre dipinge, affidando gli spazi e le superfici al caso. L’artista caratterizza il gesto come un segno propulsivo della propria tecnica personale sia negli imponenti dipinti site-specific, dove usa un aerografo per spruzzare colore puro su oggetti, stanze, edifici e perfino su interi paesaggi, che nelle opere su tela, su carta e nelle sculture.

Sempre a Roma, Francesca Antonini Arte organizza, dal 22 ottobre 2020 al 9 gennaio 2021, la mostra Anche Bach mi ha salvato, personale di Antonello Viola: una mostra dove sono esposte carte e un lavoro, Ricordi Isola di Palmarola, 2005-2010, un grande dipinto su vetro composto da quattro lastre dipinte a olio su entrambi i lati, applicate su una mensola a parete e disposte una accanto all’altra coi bordi sovrapposti. Una serie di opere che intendono parlare del tempo.

E di nuovo nella capitale, la Galleria Triphè ospita dal 29 settembre al 30 dicembre 2020 la personale della giovanissima Federica Zianni (classe 1993) intitolata Nature morte e curata da Maria Laura Perilli. Il lavoro dell’artista indaga in forma totalizzante l’animo umano e la sua natura, e tutte le sue opere intendono indagare tutti i caratteri dell’individuo: “l’uomo”, scrive la curatrice, “tende istintivamente a pensare all’idea di una esistenza fatta di abbondanza e positività, alla quale tutti aspirano, ma non sempre è così. La vita mette alla prova il proprio io che, dopo essere uscito dal suo bozzolo, cerca di adattarsi agli imprevisti del mondo”. Ed è su questi aspetti che si concentra il lavoro di Federica Zianni.

A Salerno, presso la galleria Paola Verrengia è in corso dal 24 ottobre al 12 dicembre 2020 la collettiva A moment of reflection, curata da Antonello Tolve: la rassegna vuole essere l’occasione per riconsiderare i luoghi della vita quotidiana mediante il lavoro di cinque artisti italiani: Filippo Centenari, Emanuela Fiorelli, Federica Luzzi, Marina Paris, Paolo Radi. In dialogo con gli ambienti della galleria e dunque con lo spazio inteso come area conviviale, le opere scelte indicano un cammino comune, una ricerca che punta sull’esclusività dell’arte italiana e al contempo mira a costruire un’atmosfera visiva (emotiva) fatta di lavori che dialogano con lo spazio per farsi spazio e tessere le basi allegoriche di un nuovo, felice orizzonte sociale.

Nell’immagine: una foto della mostra Rayuela di Willy Verginer allo Studio d’Arte Raffaelli di Trento.

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