Lo scultore che ha realizzato le opere di Cattelan chiede risarcimento milionario


Daniel Druet, lo scultore che ha materialmente realizzato i modelli di alcune sculture di Maurizio Cattelan, chiede un risarcimento di 5 milioni all’artista. Sostiene infatti che non gli sia stata riconosciuta in modo adeguato la proprietà intellettuale del lavoro.

Un risarcimento milionario, da 5 milioni di euro: è quello che Daniel Druet, ottantenne scultore francese, intende chiedere a Maurizio Cattelan, reo a suo dire di non aver riconosciuto in maniera adeguata la proprietà intellettuale di alcune opere. Druet è lo scultore che si è occupato materialmente della realizzazione dei modelli di alcune delle opere più famose di Cattelan, da La nona ora, la scultura che rappresenta papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, a Him, la celebre raffigurazione di Hitler inginocchiato. Ha collaborato per molti anni con Cattelan: i due si sono conosciuti negli anni Novanta in Francia, dove Cattelan, dopo una visita al Musée Grevin che conserva le realizzazioni in cera del talentuoso Druet, è rimasto affascinato dal lavoro dell’esperto scultore francese e lo ha dunque coinvolto nel processo creativo delle sue opere. Il caso è stato reso noto dal quotidiano francese Le Monde.

Druet ha deciso di adire le vie legali per reclamare la proprietà intellettuale di addirittura nove opere di Cattelan, oltre alla compensazione economica di 5 milioni di euro. Ma non è tutto: Druet sta cercando di chiedere i danni anche dal museo Monnaie di Parigi, dove nel 2016 si è tenuta una grande retrospettiva di Maurizio Cattelan, poiché secondo lui il museo sarebbe stato complice dell’artista nell’attribuire a Cattelan le opere senza menzionare il nome di Druet. Che l’idillio tra Druet e Cattelan fosse finito da un pezzo era comunque cosa nota: qualche mese fa, Druet ha anche realizzato una scultura, intitolata Le Coucou, dove Cattelan esce da un uovo, come un pulcino, con aria innocente, allusione al rapporto tra i due.

Secondo la galleria Perrotin, che rappresenta Cattelan, i modelli delle sculture al centro dell’azione legale sono state effettivamente create da Druet (la collaborazione tra i due è del resto ben nota da anni), ma sulla base di idee e concetti elaborati in maniera originale da Cattelan. È del resto una prassi acclarata e perfettamente nota, nel mondo dell’arte contemporanea: l’artista fissa idee e bozzetti su carta, e tocca poi a scultori specializzati tradurre le idee nelle opere finite (il documentario Le mani dell’arte, scritto da Federico Giannini e Daniele Rocca e andato in onda su Rai5 nel 2021, racconta proprio come si svolge questo processo, e ha anche mostrato il laboratorio dove ha preso forma il famoso dito medio di piazza Affari).

Nel caso della disputa tra Druet e Cattelan, il problema sembra che risieda nei termini della collaborazione: solitamente, infatti, artisti ed esecutori fissano i termini della collaborazione con approfonditi contratti, proprio per evitare che si creino situazioni di questo tipo. In questo caso, ha detto il gallerista Emmanuel Perrotin a Le Monde, pare ci sia stata una mancanza in questo senso: “Siamo stati ingenui”, ha dichiarato, sottolineando che all’epoca in cui fu stabilita la collaborazione, Druet e Cattelan “non parlarono di un contratto”. Perrotin ha poi aggiunto che Cattelan ha regolarmente pagato Druet per il suo lavoro, e che non ha pendenze nei confronti dello scultore. Druet ha fatto sapere che Cattelan “mandava fax di dieci righe, oppure i suoi collaboratori italiani, che parlavano a malapena francese, mi davano istruzioni. Era tutto piuttosto vago e spettava a me capire”.

La prima udienza è fissata per il 13 marzo a Parigi. E sarà un processo che farà sicuramente discutere a lungo.

Immagine: Maurizio Cattelan, La Nona Ora (1999; poliestere, resina, roccia vulcanica, tappeto, vetro, polvere metallica, lattice, cera, tessuto; Collezione privata)

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