Il perito d’arte Massimiliano Fiorio: “Ritornare al bello per guardare oltre la crisi”


 

L’opera d’arte come investimento emozionale, capace di trascendere la classica definizione di bene rifugio e rivelarsi una preziosa alleata per superare la crisi attraverso il valore della bellezza. È quello che sostiene Massimiliano Fiorio, perito d’arte e antiquariato. Affiancato nell’attività da Loredana Carena, il suo studio show-room con sede a Torino rivolge una particolare attenzione alle trasformazioni del mercato e ai canali di comunicazione online (l’ultima idea è quella della video-perizia geolocalizzata, per ottenere la valutazione di una proprietà familiare in tempi di Covid). Fiorio ci illustra i segreti della sua professione.

Massimiliano Fiorio
Massimiliano Fiorio

La sua passione per le opere d’arte è nata in ambito familiare o si è sviluppata col tempo?
Si tratta di un’attività tramandata in famiglia da tre generazioni. Naturalmente ho fatto studi specifici e ho viaggiato molto all’estero: Svizzera, Germania, Francia. A Milano e Bologna, invece, ho seguito dei corsi di specializzazione sulla pittura, l’antiquariato e le arti decorative, e successivamente seminari di approfondimento sugli aspetti deontologici e sulle tecniche peritali. Ho prestato collaborazione per circa dieci anni in una casa d’aste dove ho imparato molto, sia dal punto di vista commerciale che da quello dell’interazione e accoglienza al pubblico: la ricordo come una tappa importante dal punto di vista formativo. Successivamente ho aperto una mia galleria antiquaria nel capoluogo, in maniera indipendente rispetto a quelle di famiglia, poi ho deciso di avviare in tempi più recenti uno studio con l’idea di unire al commercio “vecchio stampo” un modo nuovo di interagire con l’ambiente dell’antiquariato. Quindi un modo sempre più attento, ormai, agli aspetti online, più rapidi e immediati. Quanto allo studio-show room, già 10-15 anni fa, in America e in Inghilterra andava forte questa tipologia ibrida di show-room e studio dove il professionista interagiva con la clientela, ma nello stesso tempo era libero di effettuare perizie e visite in loco dai propri clienti in totale autonomia. Io mi sono avvicinato al mondo delle perizie intorno al 2005, quando già si risentiva della crisi e ho avuto la necessità di aprire lo studio. Oggi sono consulente tecnico del Tribunale di Torino in qualità di perito d’arte. Svolgo anche consulenza sulle successioni ereditarie e spesso lavoro con figure legate ai beni mobili e immobili per stimare una proprietà di famiglia in caso di successione. Colgo l’occasione per precisare quanto segue: è fondamentale che il lavoro di analisi e valutazione sia svolto da un perito accreditato e iscritto all’apposito Albo del Tribunale. Spesso, infatti, si viene a creare una notevole confusione, a causa di un gran numero di soggetti che svolgono attività in questo settore, proponendo perizie senza essere iscritti all’Albo e, quindi, producendo documenti che non hanno alcun valore “legale”, ma solo (eventualmente) conoscitivo.

In un momento così incerto anche dal punto di vista finanziario, si è tuttavia constatato che il valore delle opere d’arte contemporanee è in crescita sul lungo periodo. È inoltre aumentata la partecipazione ad aste e richieste di acquisto, soprattutto online. Lei stesso propone ai clienti video-perizie geolocalizzate per chi desidera stimare i propri beni d’arte e d’antiquariato ereditati...
Il lavoro in smart working ha incrementato un trend importante per le case d’asta e per le vendite online, legato soprattutto a un livello di clientela medio-basso e alto, sebbene la parte “old-style” dell’ambito antiquario abbia un po’ patito. In ogni caso si è registrato un boom del livello di vendite. A tutto ciò si aggiunge che, in un mercato finanziario internazionale così volubile e con tassi di rendimento quasi o del tutto negativi, la scelta di diversificare i propri investimenti con l’acquisto di opere d’arte si sta dimostrando la strategia vincente, unitamente al piacere di possedere e godere di una scultura, una maiolica, di un dipinto contemporaneo, di un gioiello o un oggetto d’arte talvolta unici. Quanto alla mia figura, durante il lockdown ho interagito con la clientela attraverso lo smart working. In particolare, la video-perizia a distanza è una modalità che rende fluida e semplice la visione delle opere all’interno delle abitazioni. È un metodo che funziona a meraviglia per determinate tipologie di arredi e oggetti, mentre per altri occorre una successiva visione diretta. È il caso dei dipinti: tra restauri, rifacimenti, cadute di colore, la video-perizia può rivelarsi un po’ ardua ed è necessaria una visione ravvicinata. Però in linea di massima è uno strumento che ha funzionato molto e la clientela continua a contattarmi per chiedermi video-perizie, soprattutto il pubblico giovanile, che necessita di informazioni utili anche a livello legale, di successione e assicurativo.

In questo periodo di crisi chi sono gli investitori principali in opere d’arte? C’è un rinnovato interesse anche da parte dei giovani?
Attualmente il pubblico giovanile, come ben si sa, è attratto da aspetti molto diversi dalla cultura antiquaria. In alcuni casi vi è la tendenza ad acquistare case in giro per il mondo arredandole in maniera minimalista, con l’accostamento di pezzi d’antiquariato generalmente ricercati e di pregio. Spesso ci vengono offerte intere raccolte di oggetti eterogenei fra loro, non sempre con scrupolo prettamente collezionistico ma talvolta come accumulo seriale, tipico di un’epoca in cui attorno all’opera d’arte ruotava un intero meccanismo: moda, riviste, pubblicazioni e monografie, arredatori, architetti di interior design. Emergono infatti collezioni derivanti dal boom economico degli anni Cinquanta/Settanta, quando vi è stato un fervido e talvolta competente interesse collezionistico. È un’epoca in cui la borghesia, nuova classe emergente, cerca di affermare il potere e la ricchezza acquisiti, con arredi, dipinti, sculture, porcellane, argenteria, ecc., che rimandino in maniera tangibile allo status sociale raggiunto. Queste collezioni tematiche possono riguardare esclusivamente dipinti, ma anche arredamenti creati da un arredatore o da un architetto, che hanno una certa logica funzionale nell’accostamento di materiali; oppure possono appartenere a collezionisti neofiti che sulla scia del boom economico si dedicavano all’acquisto compulsivo di qualsiasi cosa.

  Qual è il suo pensiero a riguardo dell’arte come modo per superare la crisi?
L’interesse emozionale è stato colto in maniera notevole in molteplici settori collezionistici, cominciando dai più semplici: dalle penne limited edition alle borse firmate, fino a giungere alle opere d’arte di interesse internazionale. Questa fase l’ho anche vissuta nella quotidianità: durante il lockdown, mi contattavano clienti che avevano fatto ordine nella propria raccolta di numismatica, o avevano trovato piccoli oggetti (objets de vertu) cimeli, dipinti che non pensavano di avere, ecc. L’abbondanza di tempo a disposizione durante la quarantena ha fatto scaturire ricerche condotte con passione attraverso la riscoperta del passato, ma ha anche aumentato gli acquisti a distanza.

Quali consigli darebbe a un giovane che volesse intraprendere la sua attività?
L’ingrediente principale è senz’altro la grande passione talvolta innata, poi ci vuole una formazione mirata: lo studio è fondamentale, soprattutto oggi che ci sono maggiori opportunità di specializzazione nel settore, come master o lauree in restauro. Basilare, inoltre, un tirocinio in una casa d’aste o una valida galleria d’arte, soprattutto all’estero. Infine, indispensabile avere un buon spirito relazionale e, in particolar modo, commerciale.


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