Ricordate Il Pavimento, il grande mosaico ideato da Nicola Montalbini (ne abbiamo parlato qui) e installato all’interno di Porta Adriana, uno degli accessi storici alla città di Ravenna e passaggio verso la principale arteria pedonale del centro, in occasione della Biennale di Mosaico Contemporaneo? L’opera temporanea, diventata negli ultimi mesi uno dei casi più discussi della manifestazione, dovrà essere rimossa. Come riportato da diverse testate come Il Resto del Carlino e Ravenna e Dintorni, nonostante le richieste avanzate dal Comune di Ravenna, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha espresso un parere negativo, vincolante, imponendo lo smantellamento del mosaico entro domenica 25 gennaio 2026.
“Il Pavimento è nata come operazione temporanea, che in breve tempo ha suscitato l’affetto e riconoscimento della comunità”, ci dice l’artista Nicola Montalbini. “A seguito del parere negativo della Soprintendenza, assieme all’amministrazione Comunale e all’assessorato alla Cultura lavorerò per trovare una nuova casa al Pavimento che ne mantenga il carattere pubblico e comunitario. Tutto ciò che sta accadendo mi incuriosisce perché solleva questioni importanti, e dice che si, il mosaico è più vivo che mai”.
Il Pavimento era stato inaugurato il 17 ottobre e, come previsto per tutte le installazioni della Biennale, la sua rimozione era programmata in coincidenza con la chiusura ufficiale della manifestazione, fissata per il 18 gennaio. Fin dai primi giorni, però, l’opera aveva suscitato un interesse diffuso, non limitato ai visitatori e agli addetti ai lavori. Il mosaico era diventato parte del quotidiano per molti ravennati, attraversato a piedi o in bicicletta, osservato durante le visite guidate condotte dallo stesso Montalbini e utilizzato come spazio di osservazione e studio anche da gruppi scolastici. Attorno all’opera si era rapidamente consolidata l’idea che potesse restare in loco oltre i tempi previsti.
A metà dicembre il Comune aveva presentato una prima proposta alla Soprintendenza, chiedendo di mantenere stabilmente Il Pavimento a Porta Adriana, garantendo la piena reversibilità dell’intervento. Come scrive Ravenna e Dintorni, in assenza di una risposta, l’Amministrazione aveva avanzato una seconda richiesta, illustrata dall’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, che prevedeva una proroga temporanea fino a metà giugno, con l’obiettivo di rendere l’opera visibile anche durante la stagione turistica primaverile ed estiva. Entrambe le ipotesi sono state respinte. La Soprintendenza ha dunque confermato l’obbligo di rimozione, stabilendo che l’area dovrà essere ripristinata entro il 25 gennaio, una settimana oltre la data di chiusura della Biennale. La decisione ha quindi chiuso definitivamente la possibilità di una permanenza del mosaico a Porta Adriana, nonostante il consenso trasversale che l’opera aveva raccolto. Durante le settimane della Biennale, i commercianti della zona avevano promosso una petizione per evitarne la rimozione, raccogliendo oltre 700 firme in breve tempo. Anche il Consiglio comunale si era espresso in modo unanime a favore del mantenimento del Pavimento, votando una mozione condivisa da tutte le forze politiche, comprese quelle di centrodestra. Il fatto che l’ultima parola spettasse alla soprintendente Federica Gonzato era noto, ma l’ipotesi di una proroga era rimasta aperta fino all’arrivo del parere negativo.
La bocciatura ha dunque suscitato reazioni immediate. Come scrive Il Resto del Carlino, Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, ha chiesto formalmente alla Soprintendenza di sospendere ogni atto di rimozione e di aprire un confronto pubblico con il Consiglio e con la città. Sul caso è intervenuta anche la parlamentare Ouidad Bakkali, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione sulla vicenda e ha invitato il ministro della Cultura a recarsi a Ravenna. “Il Sindaco e l’Assessore”, scrive Ouidad Bakkali in un post su Facebook, “hanno fatto e dialogato quanto più possibile, il Consiglio Comunale all’unanimità ha rappresentato la volontà dei ravennati senza divisioni politiche, si sono raccolte firme, l’artista ha dimostrato la massima apertura per lavorare con il Comune per una collocazione alternativa, pubblica e per continuare a fruire dell’Opera. In 120 secondi difficile dire tutto, ma ho ritenuto che fosse importante dopo la grande delusione di ieri che questo tema entrasse anche in quest’Aula. Quando succede qualcosa di meraviglioso, in mezzo a tutte queste brutture, ovvero che una comunità di cittadini si innamori di un’opera d’arte e la senta propria, allora bisogna dialogare. Quando il principio di arte pubblica si incarna e rivela la sua potenza rigeneratrice degli spazi e di costruzione di relazioni e identità condivise si deve dialogare. Quando è la cittadinanza che chiede di poter partecipare nei processi che riguardano il patrimonio culturale, oltre che qualcosa di meravigliosamente democratico e raro, si deve dialogare. In 120 secondi ho chiesto questo: che il Ministro venga a visitare quest’opera e testimoniare quanto vorremmo potesse accadere ovunque, ovvero la bellezza dell’arte che rianima gli spazi pubblici e crea cittadinanza. Ho presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti sulle motivazioni ed esortato a un supplemento di riflessione. Sarebbe davvero paradossale che la storia di un’opera nata sotto una porta cittadina, che si è fatta soglia aperta e accogliente, finisse con una porta chiusa in faccia a un’intera comunità e l’indisponibilità a riaprirla.”
Parallelamente, l’assessore Sbaraglia ha dichiarato di essere al lavoro su un possibile piano alternativo, un piano B che consenta di ricollocare l’opera in un altro spazio pubblico.
Nel frattempo, il dibattito si è esteso anche ai social, dove i commenti raccolti online restituiscono un quadro articolato e talvolta conflittuale. Una parte del pubblico ha espresso il desiderio che il mosaico restasse a Porta Adriana, considerandolo una delle iniziative culturali più riuscite degli ultimi decenni. Sotto un video pubblicato sulla pagina Facebook Ravennawebtv il 29 ottobre 2025, un utente ha scritto “Ci mancherebbe altro che venisse tolto, e la più bella iniziativa presa dal comune in 50 anni. Bisogna tutelarlo perché non si rovini ma guai a chi lo tocca da lì!”.
Altri commenti hanno richiamato l’identità storica della città: “Ma scusate, siamo o non siamo la città dei mosaici? Ravenna dovrebbe essere tappezzata in ogni dove. Abbiamo una rotonda che si chiama ‘rotonda dei mosaicisti’ e non gli è venuto in mente di mettere nemmeno uno straccio di mosaico nel mezzo. Abbiamo mosaici storici che amano in tutto il mondo, ma potremmo dare un’altra offerta ai turisti, ai giovani e ai cittadini tutti di godere anche di opere più contemporanee e moderne. Per me va assolutamente tenuto!”.
Con la conferma della rimozione, arrivata il 20 gennaio, il dibattito ha assunto toni più accesi. Nella stessa giornata, sotto i post e i video pubblicati dalla pagina Facebook Ravennawebtv dedicati al mosaico, sono comparsi numerosi commenti critici rivolti all’operato dell’organo di tutela. “Con questa decisione la soprintendenza (volutamente minuscolo) non ha fatto altro che riconfermare la sua inutilità”, scrive un utente, mentre un altro osserva: “Però la città dei mosaici contro se stessa è veramente il colmo”. Non mancano inoltre riferimenti al contesto urbano di Porta Adriana, giudicato da alcuni poco valorizzato: “Per fortuna che sono la Soprintendenza dei Beni Culturali eh! Forse perché è posizionato in uno spazio invece poco curato a cui a quanto pare sopraintendono poco”, si legge in un ulteriore commento. Reazioni che restituiscono la misura di una vicenda capace di intercettare un sentimento diffuso, ben oltre l’ambito degli addetti ai lavori.
Il Pavimento di Montalbini è stato realizzato in collaborazione con il Gruppo Mosaicisti Ravenna di Marco Santi e con il coinvolgimento di studenti dell’Accademia di Belle Arti: Roberta Casadei, Francesca Fantoni, Lorenzo Baruzzi, Chiara Cappucci, Yinzhuoran Cheng, Martina Di Mattia, Mattia Farinelli, Chiara Ferraresi, Xia Lingjie, Hernan Lombardo e Marica Zanga. La curatela del progetto è stata affidata a Daniele Torcellini ed Eleonora Savorelli. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Marte, ha ricevuto il sostegno del Comune di Ravenna e degli sponsor Mapei e Profilpas. Dal punto di vista iconografico, l’opera propone una sequenza di animali reali e fantastici, figure ibride e citazioni che rimandano alla tradizione musiva antica, alla memoria personale dell’artista e a suggestioni legate al futuro. Il Pavimento si configura come un attraversamento fisico e simbolico, concepito per essere calpestato e vissuto, e invita a una lettura stratificata, non immediata, in dialogo con il contesto urbano e con la storia della città.
La rimozione del mosaico richiederà diversi giorni di lavoro e una serie di autorizzazioni tecniche. L’operazione verrà condotta insieme alla cooperativa Gruppo Mosaicisti Ravenna, che ha collaborato alla realizzazione dell’opera. L’Amministrazione comunale e Montalbini hanno comunque precisato che l’opera resterà fruibile in qualche forma, in uno spazio pubblico, senza indicare ulteriori dettagli sulla sua collocazione o modalità di accesso. La vicenda di Porta Adriana si chiude così con un doppio rifiuto istituzionale e con una discussione che, al di là dell’esito, ha riportato al centro il rapporto tra arte contemporanea, tutela e spazio pubblico in una città che con il mosaico convive da secoli.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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