Padiglione della Namibia, il curatore: “le polemiche poggiano su argomenti deboli”


Il curatore del Padiglione della Namibia, Marco Furio Ferrario, risponde punto su punto a tutte le critiche che un gruppo di personalità del paese africano ha mosso al suo progetto. E a smorzare le polemiche interviene anche il console onorario Petter Johannesen.

Dopo le polemiche, arriva la risposta del curatore: non ci sta, infatti, Marco Furio Ferrario, curatore del Padiglione della Namibia alla Biennale di Venezia, a subire gli strali delle personalità della cultura del paese africano che, come raccontavamo su queste pagine, hanno lanciato una petizione su Change.org sotto il nome collettivo “Concerned Artists Namibia” (“Artisti Preoccupati Namibia”) per chiedere al governo namibiano di ritirare l’approvazione per il progetto di Ferrario. Il motivo? L’unico artista scelto, RENN, sarebbe poco rappresentativo del paese, la presentazione della mostra rinverdirebbe vecchi cliché razzisti e colonialisti, e il curatore avrebbe poca esperienza e poca credibilità internazionale.

Tutti argomenti a cui Ferrario risponde. “Ci tengo a chiarire”, fa sapere alla nostra redazione, “che il Padiglione ha il supporto di oltre 20 sponsor e di più di 50 professionisti che hanno fornito i loro servizi alla realizzazione della Partecipazione Nazionale in forma gratuita o a prezzo di costo per pura passione verso le opere d’arte che saranno in mostra”. Per le polemiche sulla rappresentatività, scrive Ferrario, “è evidente che poggiano su basi piuttosto deboli: qualsiasi espressione richiede una scelta e nessuna scelta potrà mai essere rappresentativa di un intero Paese, né quello è mai stato l’obiettivo. Abbiamo selezionato delle opere che hanno una relazione addirittura imprescindibile con il territorio namibiano, perché il paesaggio è parte integrante delle opere stesse. Si tratta di una nuova forma, una evoluzione di Land Art, dove la manipolazione del paesaggio avviene attraverso la manipolazione percettiva introdotta dalle sculture”. 

Per ciò che invece riguarda le dichiarazioni di discriminazione e interesse, queste secondo Ferrario “sono smentite dal fatto che la selezione delle opere è avvenuta prima ancora di sapere da chi fossero fatte, perché non sono mai state firmate. Solo dopo la proposta di portarle alla Biennale Arte 2022 sono state firmate con lo pseudonimo RENN perché l’Artista ha posto come condizione che le opere fossero davvero al centro e che la sua persona non apparisse. RENN ritiene che le sue opere appartengano alla Namibia e a tutte le persone che vorranno visitarle, pertanto rifiuta qualsiasi connotazione personale compresa quella di genere, tranne la sua nazionalità namibiana”.

“Personalmente”, conclude Ferrario, “ho accolto con entusiasmo questa filosofia e mi sono impegnato a preservare la privacy dell’Artista e la centralità delle opere. Per gli organizzatori del Padiglione, in linea con la filosofia di RENN, l’unica cosa che conta sono le opere, che saranno visitabili durante tutta la durata di Biennale Arte 2022. Chiunque verrà a vederle potrà farsi la propria idea sui reali contenuti al di là di polemiche sterili che tra l’altro non parlano mai dell’unica cosa che dovrebbe essere al centro di una mostra: l’opera d’arte”.

A cercare di smorzare le polemiche è intervenuto, proprio quest’oggi, anche il console onorario della Repubblica di Namibia, Petter Johannesen: “Molti sono gli articoli che sono stati scritti riguardanti la partecipazione della Namibia alla Biennale Arte 2022”, esordisce in una lettera in cui interviene anche sul tema dell’esperienza del curatore. “Ki ho letti tutti con molta attenzione e mio malgrado devo affermare che contengono molte informazioni non vere, scritte probabilmente da qualcuno che non è a conoscenza dei fatti reali. Il progetto del Padiglione Namibia rimane ancora oggi lo stesso proposto inizialmente. Quest’ultimo nato e ideato con ottime intenzioni e presupposti è stato supportato dal Ministero della Cultura della Repubblica di Namibia che lo ha accolto e confermato fin da subito con entusiasmo. Il curatore Dr. Marco Ferrario (laureato in filosofia e scienze cognitive) ha proposto come unico soggetto partecipante alcune opere molto apprezzate in Namibia, opere che l’autore ha abilmente inserito nel deserto del Kunene. Le opere sono state da lui scelte prima ancora di conoscere l’identità dell’artista, che, confermo essere namibiano. È chiaro che sono stati questi presupposti a far sì che si potesse ottenere il patrocinio da parte del Governo della Namibia. Il contenuto di molti articoli mi pare abbia poco a che fare con l’arte. Il punto focale della Biennale è mettere in luce l’arte. Saranno i visitatori e la giuria della Biennale che valuteranno proprio questa stessa”.

“Come spesso accade, quando si realizza qualcosa di importante”, prosegue Johannesen, “c’è sempre chi, o per qualche sconosciuto motivo personale o forse perché non è riuscito ad ottenere la propria visibilità, critica ed ostacola l’operato altrui. Aggiungo inoltre che il progetto è stato interamente finanziato da oltre 20 sponsor sostenitori della cultura namibiana. Di questi solamente uno si è ritirato in corso d’opera. Un altro motivo che mi ha fatto pensare è stato il fatto che una persona coinvolta inizialmente nel progetto si sia ritirata seppure fin dall’inizio fosse a conoscenza delle opere e del progetto. Nelle ultime settimane questa persona aveva proposto di aggiungere all’artista prescelto alcuni nuovi artisti. Purtroppo, ormai per i tempi così ristretti, non è stato possibile accettare la sua proposta”.

“Le critiche emerse negli articoli che ho letto”, conclude il console, “mi sembrano voler screditare il lavoro fatto. L’obiettivo invece dovrebbe essere di concentrarsi sul bello e sulle opportunità che potranno derivare, per l’arte namibiana, dalla partecipazione alla Biennale di Venezia. Il messaggio che lancia l’artista delle opere è quello di focalizzarsi sulle opere invece che sul personaggio. Considero questo suo pensiero veramente avanguardista e corretto. Ritengo che non ci debba essere assolutamente nessuna forma di discriminazione che possa riguardare gli autori. Quando partecipo a mostre come la Biennale la mia attenzione viene catturata inizialmente dalle opere d’arte e poi dagli autori”.

Nella foto: RENN, Rain for shade

Padiglione della Namibia, il curatore: “le polemiche poggiano su argomenti deboli”
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