Venezia, la Tempesta del Giorgione danneggiata durante azione di militanti ecologiste


La Tempesta del Giorgione ha subito danni alla cornice e al vetro, che hanno reso necessario un restauro, durante un’azione di due militanti ecologiste. Per il direttore delle Gallerie dell’Accademia “non è stata una manifestazione non violenta. Comportamenti irresponsabili”.

La Tempesta del Giorgione, capolavoro del Rinascimento veneziano, ha riportato danni dopo l’azione di due attiviste che si sono incollate con le mani al vetro e alla cornice dell’opera e si sono lasciate poi cadere a terra durante l’intervento degli addetti alla sicurezza. Lo ha comunicato la direzione delle Gallerie dell’Accademia in una nota. L’azione delle militanti ecologiste si è svolta ieri alle 11:45 nella sala in cui sono esposte la Tempesta e la Vecchia del Giorgione insieme ad altri capolavori del Cinquecento veneziano: le due giovani hanno condotto la loro azione proprio in prossimità dei quadri.

“Purtroppo non si è trattato di una manifestazione non violenta, come letto nei proclami degli attivisti”, ha dichiarato il direttore delle Gallerie, Giulio Manieri Elia. “Sono stati, infatti, arrecati danni allo speciale vetro antiriflesso che protegge la Tempesta e alla cornice del dipinto, che hanno richiesto l’intervento dei nostri restauratori. Inoltre, la sala interessata, una delle più importanti di tutto il museo, è rimasta chiusa per ben due giorni per consentire i lavori di restauro, causando disagio e proteste da parte dei visitatori arrivati da tutto il mondo per ammirare i capolavori di Giorgione”.

Giorgione, La tempesta (1502-1505 circa; olio su tela, 83 x 73 cm; Venezia, Gallerie dell’Accademia)
Giorgione, La tempesta (1502-1505 circa; olio su tela, 83 x 73 cm; Venezia, Gallerie dell’Accademia)

“Pur vivendo una reale preoccupazione per le condizioni nelle quali versa il pianeta e pur auspicando interventi adeguati per un’inversione di tendenza”, afferma Manieri Elia, “ci vediamo costretti a condannare senza appello le modalità della protesta e desideriamo invitare tutti a una riflessione pacata e approfondita”. L’azione ha infatti provocato danni ai beni del museo, “ha richiesto interventi economici e di personale per il ripristino della sala e ha causato forti disagi a visitatori incolpevoli”, prosegue Manieri Elia. Tuttavia “non è l’aspetto più grave e preoccupante”, afferma il direttore. “Il comportamento tenuto dai manifestanti, infatti, ha messo a rischio l’incolumità delle opere d’arte esposte, sulle quali deve intervenire solo personale specializzato e appositamente formato, con tutte le cautele del caso. Avvicinarsi e toccare importanti dipinti con le mani imbrattate di colla, lasciarsi cadere a terra in maniera scomposta a pochi centimetri dalle opere nel momento in cui agisce il personale di vigilanza compromette la sicurezza del patrimonio artistico. Se si adottano questi comportamenti irresponsabili è alta la probabilità che vengano danneggiati in maniera irreparabile capolavori che costituiscono il patrimonio dell’umanità e che sono bene comune”.

“Mettere a repentaglio l’incolumità delle opere d’arte non salva il pianeta e, a nostro avviso, non mette in buona luce una nobile causa”, conclude Manieri Elia. “Vogliamo quindi invitare in maniera accorata gli autori di queste azioni a non mettere mai più a rischio il patrimonio artistico e a non danneggiare l’attività delle istituzioni culturali. Restiamo sempre disponibili, in qualsiasi momento, a un confronto aperto e approfondito, purché sia davvero civile e non violento”.


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