Vicenda GameStop, coinvolti due megacollezionisti d'arte: uno comprò il Giacometti dei record


Due mega-collezionisti d’arte, Steven Cohen e Kenneth Griffin, autori di alcune spettacolari operazioni di compravendita d’arte, sono coinvolti nella vicenda GameStop che in questi giorni sta facendo tremare i grandi hedge fund di Wall Street.

Ci sono anche i miliardari e collezionisti d’arte Steven Cohen e Kenneth Griffin tra i protagonisti (per loro sfortuna in negativo) della vicenda GameStop, l’incredibile operazione a Wall Street di cui il mondo della finanza parla da giorni. Cohen, con un patrimonio personale di 14,1 miliardi di dollari a febbraio 2020, è una delle persone più ricche del mondo: è il fondatore dell’hedge fund Point 72 ed è noto nel mondo dell’arte per la sua collezione che annovera capolavori come il Rabbit di Jeff Koons, Le Rêve di Picasso, The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living di Damien Hirst, il celeberrimo squalo sotto formaldeide, Flag di Jasper Johns. Larry Gagosian, uno dei più grandi galleristi al mondo, ha detto che “è incredibile quello che ha collezionato” Cohen, riferendosi alla prestigiosa raccolta del finanziere statunitense.

Griffin è anch’egli fondatore di un grosso hedge fund, Citadel, e ha un patrimonio personale di 21 miliardi di dollari (anche lui tra gli uomini più ricchi del mondo). Nella sua vasta collezione d’arte figurano dipinti di Paul Cézanne, Jasper Johns, Jackson Pollock, Jean-Michel Basquiat, Njideka Akunyili Crosby e altri. Griffin è anche molto attivo come sostenitore di musei: nel 2015 ha donato 40 milioni di dollari al Museum of Modern Art di New York e 10 al Museum of Contemporary Art di Chicago, la sua città. Nel 2018 ha replicato donando 16 milioni di dollari al Norton Museum of Art di West Palm Beach, e nel 2019 25 milioni al centro performativo Shed di New York e 125 milioni al Chicago’s Museum of Science e Industry. Sia Cohen che Griffin sono stati inoltre protagonisti di alcune spettacolari operazioni di compravendita di opere d’arte. In particolare, nel 2015 Cohen acquistò da Christie’s L’homme au doigt di Alberto Giacometti, la scultura più costosa mai venduta in un’asta, e Griffin nel 2016 acquistò due dipinti dal magnate David Geffen, Interchange di Willem de Kooning e Number 17A di Jackson Pollock, per la cifra monstre di 500 milioni di dollari, la somma più alta mai spesa per una transazione riguardante opere d’arte.

Che cosa è successo in questi giorni a Wall Street? Un’importante società d’investimenti di New York, la Melvin Capital Management, ha tentato un’operazione short sell (vendita allo scoperto) sulle azioni di GameStop, la nota catena di videogiochi, quotata in borsa, e spesso protagonista negli ultimi anni di operazioni di speculazione finanziaria da parte di diversi fondi d’investimento speculativo. A Melvin si sono uniti altri hedge fund che, riassumendo, con la vendita allo scoperto hanno scommesso sul deterioramento delle azioni di GameStop. È però successo qualcosa che probabilmente nessuno nel mondo della finanza poteva prevedere: è entrato in scena l’intenso attivismo dei piccoli investitori, che hanno deciso di unirsi e fare rete contro i colossi degli investimenti speculativi. Intuita l’operazione di Melvin, è nato una sorta di movimento di piccoli trader (molti dei quali, disoccupati a causa della pandemia, proprio per contrastare le perdite subite per effetto del Covid, hanno cominciato a fare trading online) che si sono ritrovati sulla piattaforma Reddit.

Cosa è accaduto in seguito lo spiega oggi un articolo di Repubblica, che riporta la testimonianza di uno dei piccoli investitori che hanno animato la discussione su Reddit, il giovane Eduardo D’Aquino: il 14 gennaio Melvin ha deciso di prendere una posizione short contro GameStop, per un ammontare pari al 143% delle azioni in circolazione. Melvin è stata subito imitata da altri hedge fund. Il titolo GameStop era sceso a 35 dollari ma ha poi cominciato a risalire per effetto dell’intervento del trader 34enne Keith Gill, “eroe” dei piccoli investitori. “Gill, l’opposto del gessato a Wall Street”, spiega Repubblica, “è uno dei protagonisti della chat Reddit Wall Street Bets. Il suo post che chiama ‘deepfuckingvalue’, pubblica analisi serie e dettagliate e dà notizie su potenziali scostamenti di mercato. La comunità di Reddit recepisce e capisce il suo messaggio sempre a metà gennaio, riassumendo dice questo: ‘Una speculazione al ribasso sul 143% delle azioni di una azienda va ostacolata. Se il titolo sale faremo uno squeeze, metteremo cioè in difficoltà il fondo che dovrà coprire le posizioni acquistando in borsa a prezzi astronomici’. Il popolo di Reddit [...] sente odore di ingiustizia ma capisce anche la possibilità tecnica di fare quattrini. Tutti sono autodidatti su Internet. Così 2,7 milioni di persone comprano il titolo GameStop che balza in pochi giorni fino a quasi 500 dollari per azione. ‘Ero tentato di vendere’, dice Eduardo, ‘il mio investimento era passato da 450 dollari a 15.000 dollari, per me era una piccola fortuna, ma ho resistito. Perché come gli altri volevo impartire una lezione a questi fondi che con il loro potere finanziario distruggono anche aziende sane pur di speculare. E lo fanno con impunità. In questo caso non cederemo e Melvin dovrà coprirsi anche a 1000 o 1.200 dollari per azione’”.

Grazie all’azione degli utenti di reddit, il titolo di GameStop è cresciuto del 20% il 25 gennaio, e mercoledì 27 si era moltiplicato fino ad arrivare al valore di 347,51 dollari garantendo all’azienda, spiega un articolo dell’Internazionale, il valore equivalente di un’azienda come la Renault. Si comprende dunque molto bene quanto abbiano perso al momento i grandi hedge fund con la loro operazione ribassista se il valore del titolo di GameStop è decuplicato. La partita naturalmente non è ancora finita, ma è comunque un dato che venerdì, alla chiusura delle contrattazioni, sia terminata con una netta vittoria dei “ribelli”, che ora vengono da più parti salutati come coloro che sono riusciti a “fare inceppare il sistema”, come scrive l’Internazionale.

Qual è stato in tutto ciò il ruolo dei due mega-collezionisti d’arte? Sono andati in soccorso di Melvin, che a causa dell’azione dei “ribelli” ha perso 2,75 miliardi di euro per evitare il fallimento. Ed è proprio questa la cifra che Point72 e Citadel, gli hedge fund di Cohen e Griffin, tireranno fuori per aiutare Melvin, in quella che da molti è stata vista come un’operazione di manipolazione del mercato per fermare i piccoli investitori: “Citadel”, ha twittato lo scorso 28 gennaio il noto imprenditore Tyler Winklevoss, “investe in Melvin Capital, che stava per andare in rovina a causa di Wall Street Bets [il canale di Reddit che ha scatenato l’operazione dei ribelli, ndr]. Citadel è anche il più grande cliente di Robinhood”. Robinhood è una piattaforma d’investimento, che è stata in larga misura dai “ribelli” per investire sul titolo GameStop: e Robinhood ha poi bloccato le contrattazioni sul titolo. Citadel e Point72 sono comunque investitori di Melvin e una bancarotta della società avrebbe ripercussioni anche sugli altri hedge fund.

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto che la vicenda avrà sulle collezioni di Cohen e Griffin, anche perché si tratta di eventi che sono ancora in fieri. Al momento, da parte dei due miliardari super collezionisti, vige il massimo riserbo.

Nella foto: Alberto Giacomett, L’homme au doigt (1947; bronzo, altezza 180 cm)

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