L'Istat fotografa i musei italiani: per lo più piccoli, fanno poca ricerca e impiegano 1 volontario ogni 4 lavoratori


L’Istat - Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato oggi i risultati della ricerca I musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia, che offre una precisa fotografia del nostro patrimonio culturale, in riferimento all’anno 2017. Il primo dato che emerge dall’analisi è che l’Italia gode di un altissimo numero di istituti della cultura: 4.889 tra musei pubblici e privati, parchi archeologici, monumenti e complessi monumentali, distribuiti su 2.371 comuni in tutto il paese. Si tratta per lo più di musei piccoli: se s’includono anche il 12,6% dei musei di cui non si conosce il numero dei visitatori, il 77,3% non arriva a contare un afflusso di almeno 10.000 visitatori (sono il 36% quelli visitati da un pubblico tra le 1.000 e le 10.000 persone, e il 28,7% quelli che in un anno contano meno di 1.000 visitatori). Solo il 3,6% dei musei segna più di 100.000 visitatori (con lo 0,7% che ne fa più di 500.000), mentre i musei che contano tra i 10 e i 100.000 visitatori sono il 19,1%. In tutto, sono stati 119.069.134 i visitatori che nel 2017 si sono recati nei musei italiani (52.796.935 in quelli statali, 66.272.199 in quelli non statali). La regioni dove si concentra il pubblico maggiore sono il Lazio (oltre 30 milioni), la Toscana (oltre 21 milioni) e la Campania (12 milioni). Le regioni col minor numero di visitatori sono il Molise (150.893), l’Abruzzo (342.885) e la Basilicata (404.037).

Sono uno su tre i comuni dove esiste almeno una struttura museale, ce n’è almeno una in cento chilometri quadrati (di conseguenza, in media per trovare un museo non ci si deve spostare più di dieci chilometri da casa propria), e una ogni dodicimila abitanti. Le regioni che hanno più musei sono la Toscana (528), l’Emilia Romagna (482) e la Lombardia (409), quelle che ne hanno di meno sono il Molise (43), la Basilicata (45) e la Valle d’Aosta (87). I musei italiani sono per lo più comunali: su 4.889, sono ben 2.067 quelli gestiti dai comuni, mentre al secondo posto per tipo di gestione figurano i musei ecclesiastici (569), e quindi quelli gestiti dal Ministero dei Beni Culturali (478). I meno frequenti sono i musei provinciali (80), mentre sono 1.172 i musei gestiti da fondazioni (257), associazioni (446), privati cittadini (179) o altre strutture private (290). Ci sono poi 121 musei gestiti da scuole e università.

Sono 47 su 100 i musei che hanno un regolamento interno (in testa il Lazio seguito da Lombardia e Campania, rispettivamente con percentuali del 71,4, 66,7 e 56,7), mentre sono appena 32,6 quelli che si dotano di rendiconto contabile specificamente dedicato alla descrizione dei costi di funzionamento e dei ricavi (al primo posto sempre i musei del Lazio, seguiti da Provincia Autonoma di Trento e Lombardia: 52,2, 45,3 e 43,5 le percentuali), e sono la maggioranza quelli che aprono a orari prestabiliti (80,5%) o che prevedono anche aperture su richiesta (70,9%). Nel complesso, i musei italiani hanno aperto al pubblico in media 5 giorni alla settimana, e sono il 63,7% quelli che aprono almeno 24 ore alla settimana (con punte dell’80,7% in Sardegna, del 77,3% nel Lazio e del 74,4% nella Provincia Autonoma di Trento, mentre i tassi più bassi si registrano in Friuli-Venezia Giulia dove solo il 40,7% dei musei apre almeno 24 ore la settimana, seguito dal 48,6% della Liguria e dal 51,3% del Piemonte). Sono invece 70,5 su 100 i musei che aprono almeno 100 giorni all’anno (ovvero almeno 1 giorno su 3).

Quanto alle attività, sono il 43,7% i musei che hanno organizzato mostre (che nel complesso hanno garantito un apporto di 18.597.499 visitatori, dei quali 9.846.233 nei siti statali) e il 64,7% quelli dove vengono svolte attività educative. Non è ancora molto diffusa la pratica dell’affitto ai privati: solo il 21,8% dei musei ha concesso le proprie sale (anche se si registra un 16,6% di non risposte). Pochi i musei che fanno ricerca: appena il 36% (contro un 48,7% che non fa ricerca e un 15,3% che non risponde). Pochissimi i musei che permettono di acquistare i biglietti online: sono soltanto il 9,9% (i più virtuosi sono i musei laziali al 18,4%, quelli toscani al 16,3& e quelli campani al 15,5%, mentre non se ne registrano in Molise e in Basilicata). Meglio le percentuali di presenza sui social, ma sono più della metà i musei che non hanno una presenza sulle reti sociali: il 48% ha un account (i più attivi sul web sono i musei umbri, al 65,9%, seguiti da quelli della Sardegna al 56,9% e da quelli lombardi col 56,2%).

Per ciò che concerne le statistiche sul lavoro, i 4.889 istituti museali italiani impiegano 38.338 lavoratori, 28.617 dei quali impiegati nei siti statali. Ogni museo ha in media 9 impiegati, e sono mediamente 21 negli istituti statali e 7 nei musei gestiti da altri soggetti. I musei dove è più alto il numero medio di lavoratori sono quelli campani (41), seguiti da quelli liguri (31) e da quelli piemontesi (29). Bassi invece i numeri del Molise (5), dell’Abruzzo (6) e del Friuli-Venezia Giulia (12). È largo l’uso di volontari: ce ne sono 10.975 (uno ogni quasi quattro lavoratori, e il 44,8% dei musei ne ha almeno uno, mentre esiste addirittura un 2,2% di musei dove sono impiegati mediamente più di 20 volontari), a cui s’aggiungono i 1.378 operatori del Servizio Civile Nazionale (solo il 15,1% dei musei impiega gli operatori del SCN).

Infine, nel 2017 il 41,3% dei musei italiani ha ricevuto contributi pubblici, mentre solo il 24,1% ha ricevuto finanziamenti da parte di privati, e il 29,9% ha ottenuto ricavi dalla vendita di servizi aggiuntivi al pubblico. Sul piano degli interventi, solo il 6% dei musei ha attuato interventi di miglioramento sismico dell’edificio, il 52% prevede un piano di sicurezza ed emergenza, il 31,2% è inserito nel piano di protezione civile comunale e il 36,3% ha svolto corsi di formazione del personale sulla sicurezza di beni e persone.

L'Istat fotografa i musei italiani: per lo più piccoli, fanno poca ricerca e impiegano 1 volontario ogni 4 lavoratori
L'Istat fotografa i musei italiani: per lo più piccoli, fanno poca ricerca e impiegano 1 volontario ogni 4 lavoratori

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