Lo scorso luglio Andreina Contessa è stata nominata direttrice del nuovo sistema museale Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, recentemente costituito, che comprende la Galleria dell’Accademia di Firenze, il Museo Nazionale del Bargello, il Museo delle Cappelle Medicee, il Museo di Palazzo Davanzati, il Complesso di Orsanmichele, il Museo di Casa Martelli e, a lavori conclusi, l’ex chiesa di San Procolo. Oltre alla riorganizzazione di questi musei di Firenze in un’unica rete, sono previsti interventi di restauro, riallestimento e percorsi tematici, con biglietti e orari unificati, e un’attenzione particolare ai diversi pubblici. In questa lunga intervista la direttrice Contessa ci racconta come sarà il nuovo sistema museale sotto la sua guida. L’intervista è di Ilaria Baratta.
IB. Dallo scorso luglio è direttrice del nuovo sistema museale Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, che riunisce sette sedi e oltre 50mila opere. Una riorganizzazione per i musei statali fiorentini, che apre a nuove opportunità ma che pone anche sfide complesse. Quali sono, a Suo avviso, le principali sfide di questa riorganizzazione? Lei è stata per anni direttrice del Museo Storico e del Parco del Castello di Miramare, cosa significa dirigere non un singolo museo, ma un sistema articolato e diffuso nella città?
AC. Penso che la costituzione di questo nuovo istituto Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello segni un passaggio veramente di rilievo nel panorama museale italiano e internazionale, perché l’unione di questi sette musei statali, di fatto, caratterizzati da identità molto forti e anche da collezioni di altissimo valore dà origine a un sistema museale unico. La sfida è coordinarlo, in modo che sia fondato su una visione culturale condivisa e anche su una nuova attenzione all’esperienza del pubblico. Il fatto di dirigere un sistema per me non è nuovo, perché non dirigevo soltanto il Castello del Parco di Miramare, ma anche la Direzione Regionale Musei del Friuli-Venezia Giulia e quindi ho esperienza nel dirigere una serie composita di musei, che in quel caso erano disposti in luoghi diversi, ma comunque avevano anch’essi un carattere molto diverso. L’idea è proprio di interpretare e dare una nuova interpretazione a questa costellazione di luoghi, di opere e di storie interconnesse, in modo da costruire una narrazione unitaria, ma plurale. Questa penso sia la sfida del momento.
Dal punto di vista gestionale e amministrativo, quali sono le principali complessità di un accorpamento di questa portata?
Sicuramente c’è tutta la parte amministrativa di bilancio e ci sono le persone: due entità che sono abituate a lavorare ognuna per conto suo, con delle prassi istituite da molto tempo. È necessario farle lavorare insieme, far lavorare insieme le persone e questo non è mai semplice. In questo momento sto lavorando anche alla riorganizzazione strutturale e scientifica di questi istituti perché ci sono naturalmente competenze da entrambe le parti che però devono collaborare. Per questo in questi mesi ho parlato pochissimo con la stampa e ho lavorato moltissimo sull’interno, perché queste riorganizzazioni sono spesso complicate e complesse e bisogna farle con le persone e non contro le persone. È importante che ci sia il contributo di tutti. Stiamo lavorando inoltre alla riorganizzazione dal punto di vista funzionale, per il pubblico, perché in questo momento i musei hanno orari diversi, giorni di aperture diverse e alcuni non sono aperti tutto il giorno tutti i giorni. Ci vorrà un po’ di tempo perché stiamo attendendo anche di avere sufficiente personale, ma l’idea è quella di dare ai visitatori un percorso museale architettonico e artistico unico al mondo, distribuito su edifici diversi della città; una specie di viaggio tra le diverse epoche storiche di Firenze e i suoi diversi volti, perché all’interno di questa costellazione di musei ci sono anche edifici con una storia molto antica. La strategia culturale sta dunque secondo me nell’esaltare le peculiarità dei piccoli musei ponendole in relazione le une con le altre. Vorrei che questo nuovo sistema museale diventasse il luogo prediletto per la ricerca, per la storia del collezionismo, ma anche luogo in cui sia possibile seguire il processo creativo della scultura, dalla realizzazione dell’opera fino anche all’esecuzione delle sue copie, per scoprire poi le varie tecniche artistiche e la materialità dell’arte in tutte le sue applicazioni. L’idea in merito è proprio quella di creare un nuovo itinerario urbano che permetta di godere di questi luoghi storici e dei capolavori creati dal genio del Rinascimento fino all’Ottocento, e di comprendere il modo in cui il talento si è espresso nel corso dei secoli.
Partendo dal presupposto che ogni sede ha la sua identità, in che modo questo sistema permetterà di raccontare Firenze come un viaggio attraverso epoche storiche e volti differenti della città?
L’idea è di creare una narrazione, come dicevo prima, unitaria, ma plurale, e per renderla concreta ho pensato a una serie di itinerari tematici, che per cominciare saranno tre. Uno dedicato a Michelangelo, attraverso i suoi capolavori fiorentini che possiamo trovare alla Galleria dell’Accademia, al Bargello e alle Cappelle Medicee e attraverso tutta la sua poetica sul non-finito, sulla riflessione del tempo, sulla caducità della vita insita nell’opera. Un altro itinerario è dedicato a Firenze e ai suoi simboli e racconta l’identità visiva di questa città, che ha un carattere civile molto forte e antico, attraverso l’araldica di cui abbiamo una grandissima collezione nei vari palazzi, la religione civica, le figure allegoriche, gli eroi, la sua storia sacra: quindi l’immaginario e le icone che Firenze ha avuto nel corso dei secoli. Il terzo invece, l’ultimo, è proprio sulla materialità dell’arte, che è l’arte del dettaglio che ci porta a scoprire anche oggetti di cui abbiamo enormi e preziosissime collezioni al Bargello o a Palazzo Davanzati, e che poi magari ritroviamo nelle pitture della Galleria dell’Accademia, nelle pitture su tavola, e che quindi ci porta a educare lo sguardo a vedere i dettagli e a porre delle relazioni tra l’immagine dipinta e l’oggetto stesso. Questo è un po’ più complesso come discorso, ma credo che sia di interesse anche per il pubblico. Dopodiché come si mette in pratica? Ci sarà una bigliettazione unitaria e coordinata da metà marzo e la possibilità di avere un biglietto unico molto conveniente che darà accesso a tutti i musei che varrà 72 ore. Non sarà facile gestire musei con sedi che hanno capienza e caratteristiche diverse, per cui in un primo tempo penso si partirà con il biglietto unico più facile da gestire, ovvero quello Galleria dell’Accademia più Bargello con durata di 48 ore. L’obiettivo è anche quello di sviluppare un turismo più lento, perché molte città come Firenze sono vittima di un turismo mordi e fuggi, superficiale, vorace, frettoloso, e con il biglietto coordinato si ha il tempo di godere questi musei. L’idea è proprio di fornire un’esperienza diversa.
Sono previste però anche delle variazioni sui prezzi dei biglietti...
Sì, ci sono dei piccoli allineamenti dei costi, ma per allinearsi ai prezzi correnti, perché adesso i musei che hanno poco afflusso tendono ad avere una bigliettazione bassa pensando di attirare turisti. Ma se i musei sono in una rete unica, questo non ha senso. Ha più senso metterli in rete e creare una nuova narrativa: ogni luogo è un frammento della storia di Firenze, dal Medioevo al Rinascimento, dalla vita quotidiana all’arte applicata.
E attraverso questi nuovi percorsi tematici di cui si parlava, che metteranno in relazione opere e sedi diverse, qual è secondo Lei il valore di questo approccio trasversale rispetto a una visita tradizionale per singolo museo? E che tipo di pubblico immaginate possa essere intercettato da questi percorsi tematici?
Ci aspettiamo un pubblico differenziato, come deve essere. Al momento non abbiamo un’indagine, la faremo, sul tipo di pubblico, ma l’idea è quella di arrivare a un pubblico diversificato, proprio perché con questa bigliettazione si semplifica l’esperienza del visitatore, si promuovono itinerari tematici che catturano anche gli interessi specifici di diverse persone, però al contempo si rafforza il racconto unitario. Penso sia importante tenere sempre presente che siamo un nuovo sistema museale che è da una parte unitario, ma dall’altra è policentrico, e quindi è capace di valorizzare la specificità dei singoli musei all’interno di una narrazione comune.
Uno degli obiettivi dichiarati è proprio restituire questi musei ai fiorentini, creare un maggior legame con i cittadini: quali strumenti e iniziative immagina per rafforzare questo legame con la città?
Vorrei che i fiorentini sentissero che questi musei sono al servizio della città, perché è vero che sono dei grandi attrattori turistici, ma il museo di per sé ha una funzione anche etica ed educativa e non deve rinunciare a queste sue funzioni in nome del turismo o dell’overtourism. O meglio, deve tentare di continuare ad essere un luogo di riferimento culturale anche per la città. Quindi si dovranno pensare itinerari e orari dedicati e tutta una serie di attività al servizio della comunità, perché in molti casi i fiorentini si sentono un po’ espropriati di questi musei. Davanti alle code infinite rinunciano. Questi luoghi che sono invasi dal turismo, di fatto estromettono i cittadini e questo vorrei che non succedesse, trovando i modi, i mezzi e i tempi per farlo. Penseremo sicuramente a interventi dedicati e poi stiamo già aderendo a una serie di attività e di programmi come visite facilitate, iniziative rivolte alle persone con fragilità. Anche l’accessibilità sarà uno dei temi importanti a tutti i livelli; accessibilità non soltanto fisica, ma anche culturale, intellettiva, sociale.
Come diceva, vorrebbe che il nuovo istituto diventasse un luogo privilegiato per la ricerca: quali ambiti di studio intende potenziare maggiormente?
Quelli della materialità dell’arte e del processo artistico, della produzione artistica, perché veramente possiamo seguirla in tutte le sue fasi nel corso del tempo. E poi abbiamo il Bargello che è fortemente legato alla storia civica e religiosa della città ma ha anche una collezione di scultura rinascimentale, di arti applicate, una tale preziosità di collezioni che ci permette di approfondire moltissimi argomenti sul processo artistico.
Saranno previsti anche dei restauri, un programma di restauri che coinvolgerà diverse sedi e opere, in particolare il Bargello, la Galleria dell’Accademia, le Cappelle Medicee e Casa Martelli, dove è stato ricollocato anche lo stemma della famiglia Martelli. Quale visione complessiva guida questi interventi?
Innanzitutto sono in programma alcuni interventi su opere della Galleria dell’Accademia che renderemo sempre anche accessibili al pubblico. Adesso, ogni volta che sarà in corso un restauro, lo filmeremo, creeremo una documentazione che verrà resa fruibile al pubblico, come abbiamo fatto con lo stemma Martelli che abbiamo inaugurato recentemente e come stiamo facendo anche con altre tavole importanti che a breve ritorneranno visibili. Poi ci saranno restauri strutturali che sono assolutamente necessari e anche urgenti nelle Cappelle Medicee che naturalmente sono già in progettazione; stiamo progettando anche il restauro di alcune delle finestre più antiche di Orsanmichele e sostituiremo o restaureremo tutti gli infissi di Casa Martelli. Ma innanzitutto ci sono dei restauri che vanno pensati proprio in funzione di un restyling e in favore della fruibilità degli accessi, e il progetto che io ritengo assolutamente non possa più aspettare è quello dell’ingresso al Bargello e del salone adesso detto Michelangelo, il salone dedicato alla scultura del Cinquecento.
E invece per quanto riguarda le attività didattiche e inclusive saranno ampliate? Quale ruolo attribuisce all’educazione e alla formazione nella missione dei musei?
Assolutamente altissimo e c’è già un grande impegno di questi musei nell’attività della didattica e anche del welfare culturale. Adesso la differenza è che le facciamo in rete, nel senso che siamo una rete museale, per cui le attività si possono anche differenziare al massimo e offrire un impegno più interessante e più presente alla città ma anche al pubblico scolastico e a pubblici diversi. È una cosa che io ritengo importantissima. Il ruolo etico ed educativo dei musei per me è fondamentale, ma anche educare alla cura del bene comune, nel senso che il patrimonio che noi abbiamo l’onore di gestire e di curare è un patrimonio comune, è il patrimonio di tutti, e questa è una cosa a cui tutti devono essere educati o rieducati, perché capire l’importanza del patrimonio comune vuol dire coltivare un atteggiamento più rispettoso, più comprensivo, più cosciente nei confronti di quello che si va a vedere. Nessun museo può rinunciare a questo ruolo perché è un ruolo importantissimo, altamente educativo ed etico, che deve coltivare veramente la coscienza civile, la coscienza sociale, il prendersi cura dei luoghi e mostrare anche come sia complesso a volte oltre che utile.
E per quanto riguarda la comunicazione, quali saranno le novità?
La comunicazione è importantissima in questo momento perché sono tante le cose che dobbiamo comunicare, a partire dalla costruzione di un brand unico come costellazione di luoghi, che non è facilissimo. Abbiamo un nome lunghissimo, quindi dovremmo arrivare a un naming più semplice e a un logo che rappresenti tutta questa complessità. La comunicazione ha un ruolo importantissimo per presentare questo nuovo istituto come un grande nuovo museo diffuso della città, ma deve far capire soprattutto che queste identità diverse sono collegate da una visione comune che le tiene insieme. Bisogna creare una narrativa che diventi la spina dorsale del legame di questi musei.
Per concludere, quali priorità si è data nel primo anno del suo mandato?
Dare un grande impulso a tutto questo, il museo è stato creato sulla carta, poi è venuta la mia nomina. Il mio ruolo è passare dal nuovo nome sulla carta a una nuova entità che funzioni e che sia visibile e parlante nella società.
Può darci delle anticipazioni su mostre o iniziative future?
Ho congelato per il momento l’idea delle mostre temporanee perché in questo momento credo che ci sia tantissimo lavoro da fare all’interno per sviluppare questi grandi progetti e per costruire qualcosa di duraturo e di utile. Credo che dobbiamo dedicarci a questo, non possiamo perderci in questo momento in piccole mostre che ci saranno, le stiamo progettando, ma non per quest’anno. Credo che per quest’anno abbiamo altro da fare.
L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta
Giornalista, è co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. È nata a Carrara nel 1987 e si è laureata a Pisa. È responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.
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