Simone Verde: “Pilotta, sta per finire il tempo della ricostruzione: iniziamo quello della ricerca”


Un'intervista al direttore del Complesso della Pilotta di Parma, Simone Verde, quattro anni dopo il suo insediamento: cosa è stato fatto negli ultimi mesi? Cosa manca per chiudere i cantieri? Quale sarà la Pilotta del futuro?

A quattro anni dall’inizio del suo incarico come direttore del Complesso della Pilotta di Parma, Simone Verde traccia un bilancio delle principali attività degli ultimi mesi, che stanno conducendo verso la fine dei cantieri e verso una nuova fase del museo: quella del rilancio verso un futuro come istituto orientato alla ricerca e all’approfondimento. Cosa è stato fatto nell’ultimo anno e cosa accadrà nei prossimi mesi? Quali le novità? Ne abbiamo parlato con Simone Verde in questa intervista, a cura di Federico Giannini.

Simone Verde
Simone Verde

FG. Sta per finire il 2021 e vorrei cominciare facendo il punto su quelli che erano i cantieri e i lavori in corso a inizio anno: nuovo ingresso della Palatina, Gabinetto Disegni e Stampe, Museo Archeologico, Scuderie Ducali, Ala Nord, Ala Ovest, Museo Bodoniano. Cosa è stato fatto e cosa ancora rimane da fare?

SV. Stiamo portando a termine un progetto che è cominciato quattro anni e mezzo fa con un rinnovo complessivo degli spazi che implica, e ha come oggetto finale, il riconcepimento del Palazzo nella sua interezza. Questa operazione parte da un pregresso problematico: il museo è nato tutto unito, con collezioni pensate e accumulate secondo un disegno organico, dopodiché verso la fine dell’Ottocento è stato suddiviso seguendo il principio tassonomico e classificatore positivista. L’unità, anche fisica dell’Istituto è stata alterata, creando problemi di comprensione e di accessibilità concettuale e storica delle collezioni. Una volta che la riforma Franceschini ci ha restituito la Pilotta come un insieme unico e amministrativamente accorpato, ci è stato possibile un lavoro di ricucitura dei fili storici e collezionistici che erano stati spezzati al momento della separazione. Questo lavoro è durato oltre quattro anni e siamo quasi in dirittura d’arrivo, mancano circa dodici mesi. Siamo molto avanti su progetti e cantieri in via di compimento, e di cui ci rimangono da completare alcuni elementi. In questo momento sono in corso di riallestimento l’Ala Nord (conseguito ormai all’80%), dell’Ala Ovest (al 90%), il Museo Archeologico sarà oggetto di un grandissimo cantiere che aprirà a breve per essere inaugurato del tutto nuovo verso la primavera-estate. Stiamo per aprire, per la prima volta, le Scuderie Ducali restituiteci generosamente dall’Università di Parma e che rappresentano uno spazio di circa 1.500 metri quadri. Qui verrà ospitata una delle più grandi mostre su Dante Alighieri di quest’anno, celebrato grazie all’opera grafica di Francesco Scaramuzza, uno dei più importanti pittori del Romanticismo italiano. Poi abbiamo un doppio cantiere cruciale che si concluderà con il 2021, ovvero quello del Museo Bodoniano e dell’ingresso separato della Biblioteca Palatina. Abbiamo peraltro completato il restauro di una delle facciate più importanti del Palazzo, quella della Cavallerizza, disegnata da Ennemond Alexandre Petitot, architetto di corte e uno dei più importanti esponenti nel neoclassicismo settecentesco. Insomma, tanti sono i lavori in corso ma ci stiamo avviando verso la conclusione di un lunghissimo percorso di rigenerazione, restauri e riqualificazione di uno dei musei più importanti d’Italia e d’Europa.

Lo scorso febbraio aveva suscitato grande entusiasmo la notizia dell’imminente apertura del Bodoniano. A che punto siamo?

Siamo in dirittura d’arrivo: entro dicembre dovremmo aver finito tutti i lavori in questo istituto che finalmente riaprirà al pubblico in una collocazione rinnovata e più accessibile, perché situata al piano terra. È un istituto molto importante, unico nel suo genere in Italia (e ce n’è soltanto un altro in Europa, il Plantin-Moretusmuseum di Anversa), e siamo perciò molto soddisfatti di questo conseguimento.

Sempre parlando di novità, abbiamo una Palatina che è sempre più legata al museo: se oggi un visitatore dovesse andare, mettiamo, sulla pagina Facebook della Pilotta e volesse scorrere i contenuti degli ultimi giorni, troverebbe che una buona parte, per non dire la maggioranza, riguardano proprio la Palatina. State dunque dedicando grande attenzione alla biblioteca.

Se guardiamo la storia dei musei, questa istituzione distintiva della modernità occidentale è nata sostanzialmente come una biblioteca. Il primo museo, quello di Paolo Giovio a Borgovico, era una biblioteca. Per questo, e lo dico da ex responsabile del centro di documentazione del Louvre Abu Dhabi, la biblioteca è il cuore del museo, perché è il luogo dove si fa la ricerca. Anche storicamente, nel Rinascimento il collezionismo di oggetti è arrivato in seconda battuta, ovvero per suffragare con prove materiali le ipotesi ricostruttive dell’antico contenute nella letteratura e nella trattatistica, logica rimasta persino alla radice storica di un istituto come il British Museum. Ragione per cui anche in Pilotta, la Palatina deve essere il cuore pulsante e intellettuale del Complesso e doveva essere oggetto di un ripensamento profondo, che registrasse il nuovo statuto del Palazzo e le dinamiche in essere nella società. Tradizionalmente, questa Biblioteca era utilizzata un po’ come una sorta biblioteca nazionale del Ducato, e di conseguenza era impegnata in una missione generalista con acquisizioni di ogni genere. Noi invece abbiamo pensato di specializzarla, convocando una commissione di esperti, soprattutto in un momento in cui in città esistono altri istituti dotati di moltissime risorse per le acquisizioni bibliografiche (penso a quelli dell’università) con il rischio di pestarci tutti un po’ i piedi. Abbiamo dunque stabilito collegialmente nuovi e più specifici obiettivi che ci distinguessero sia nel panorama cittadino che in quello nazionale e siamo passati a effettuare acquisizioni mirate in campi lasciati scoperti e che hanno a che vedere con le nostre immediate finalità (storia dell’arte, archeologia, letteratura del patrimonio, museologia, e poi tutto ciò che ha a che vedere con le collezioni stesse, dai manoscritti ebraici alla cultura illuminista e così via).

La Pilotta. Foto di Giovanni Hänninen
La Pilotta. Foto di Giovanni Hänninen
Biblioteca Palatina, Salone Maria Luigia. Foto di Giovanni Hänninen
Biblioteca Palatina, Salone Maria Luigia. Foto di Giovanni Hänninen
Biblioteca Palatina, Galleria Petitot. Foto di Giovanni Hänninen
Biblioteca Palatina, Galleria Petitot. Foto di Giovanni Hänninen
L'Ala Nord
L’Ala Nord

Qualche giorno fa avete anche presentato il restauro di un importante codice della Divina Commedia, quello della bottega del celeberrimo Maestro delle Effigi Domenicane, uno dei più antichi al mondo, che peraltro sarà anche al centro di una mostra su Dante in programma alla Pilotta: se ci può parlare dunque del restauro e darci anticipazioni sulla mostra.

Questo restauro è stato sostenuto dal Lions Club, e ne siamo molto orgogliosi e grati. Siamo ovviamente molto fieri di possedere questo manoscritto, uno dei più antichi codici miniati illustrati della Divina Commedia, che ci è invidiato in tutto il mondo. Per quanto riguarda la mostra, il manoscritto sarà protagonista dell’esposizione dedicata all’illustrazione dantesca dalle origini a Scaramuzza, la cui opera grafica verrà esposta per la prima volta integralmente: un corpus monumentale di 243 disegni verrà consegnato al pubblico con una turnazione in due fasi, anche per ragioni conservative, per una vera e propria mostra-evento.

A proposito di restauri, è anche in questo caso notizia di pochi giorni fa che è in programma il restauro di un fondo oro, un’importante tavola di Giuliano di Simone Ricci per la quale avete trovato risorse organizzando una sfilata al Teatro Farnese. Le attività di fundraising attraverso eventi come la sfilata dell’altro giorno sono ormai una realtà sempre più consolidata: voi che programmi avete in questo senso?

È stata un’esperienza molto bella e divertente. In questo caso si è trattata di un’idea degli Amici della Pilotta, associazione per noi insostituibile di cui siamo molto orgogliosi e che ha il gruppo giovani più numeroso d’Italia. L’evento è andato molto bene, ci ha permesso di raccogliere risorse per restaurare un’opera importante in coerenza con la politica corrente di salvataggio di tutti i cosiddetti “primitivi” presenti in collezione (collezione tra le più importanti d’Europa, non solo per qualità quanto per il fatto che è stata una delle prime del genere in pieno Settecento, legata alle idee e ai circoli anti-illuministici di cui faceva parte il duca Ferdinando di Borbone: rappresenta insomma una storia collezionistica molto significativa e unica nel suo genere).

Sempre a proposito di temi all’ordine del giorno, un argomento di cui si parla spesso ultimamente è quello dell’inclusione, e voi a giugno avete dato vita a un progetto di mediazione culturale che ha coinvolto quindici ragazzi italiani di origine straniera: mi chiedevo come sia andata e, dato che a giugno sembrava che l’idea fosse quella di rilanciare il progetto, se è ripartito, se sono in previsione allargamenti o nuove tappe.

Vorremmo ampliarlo in primavera, in occasione della mostra farnesiana che aprirà nel 2022, perché è un progetto fondamentale per l’espletamento delle nostre missioni pubbliche in una società multiculturale. Non parlerei di un progetto di inclusione, però, perché mi piace pensare, visto il numero altissimo di imprenditori stranieri o di origine straniera attivi in Italia, a chi ha origini diverse da quelle della maggioranza come a italiani come gli altri. Diciamo piuttosto che è un progetto di disvelamento delle origini cosmopolite della cultura italiana grazie all’apporto di chi ha sensibilità ramificate nel mondo. Quando culture diverse rispetto a quelle della cosiddetta “tradizione” vengono emarginate, ci troviamo di fronte a tragedie come quella subita dalla Francia negli ultimi decenni. Più che includere, atto che stigmatizza ed esclude, noi vogliamo utilizzare la cultura e lo sguardo di chi ha famiglie con origini straniere per farci riscoprire quanto di ciò che siamo è il prodotto di idee e di modelli venuti da lontano. Penso alla ragazza di origini marocchine, studentesca dell’ITC Bodoni di Parma che nella Incoronazione della Vergine di Correggio ha visto la “luce”, ovvero uno dei principi teologici dell’Islam all’origine dell’invenzione rinascimentale della prospettiva grazie alla trattatistica proveniente dal Medio Oriente. È un esercizio che serve a tutti ma serve soprattutto in quanto comunità, privo di qualsiasi paternalismo e che va anzi nella direzione contraria, nel senso di un museo partecipativo e di un museo-comunità.

A proposito di partecipazione: se un visitatore consultasse in questo momento le informazioni su aperture e orari sul sito della Pilotta, si troverebbe davanti a un avviso in cui vengono elencate le sale aperte, e poi si dice che “potrebbe verificarsi l’eventualità che l’apertura di alcune sezioni espositive non possa essere garantita a causa di una situazione di grave carenza di organico del personale”. Questo della grave carenza di organico ovviamente è un problema che riguarda tanti altri musei: nel vostro caso che effetti comporta e che azioni avete intrapreso per mitigarli?

Diminuisce la nostra efficacia, ci obbliga a limitare le attività (ci sono tantissime proposte cui diciamo di no perché non abbiamo il personale), ed è chiaro che non è una cosa positiva. Ci obbliga inoltre a esternalizzare molto, dovendo spendere per ricorrere a personale esterno ormai indispensabile per poter espletare le nostre funzioni, quasi tutte.

Il Manoscritto Palatino 5, uno dei manoscritti della Biblioteca Palatina
Il Manoscritto Palatino 5, uno dei manoscritti della Biblioteca Palatina
Il Teatro Farnese
Il Teatro Farnese
Museo Bodoniano
Museo Bodoniano
Un momento del progetto di mediazione culturale
Un momento del progetto di mediazione culturale

Una domanda sulle mostre, visto che prima abbiamo sfiorato l’argomento, e anche alla luce dell’apertura delle Scuderie Ducali. Nel Suo libro Le belle arti e i selvaggi, ripercorrendo il dibattito degli ultimi decenni sul rapporto tra turismo e musei e sulla stessa gestione dei musei, Lei a un certo punto cita una frase di Andrea Emiliani, che diceva che “di mostre si può morire facilmente” e che le mostre “possono diventare molto pericolose”. Volevo sapere più nel dettaglio Lei come la pensa e come ha improntato in questo senso l’attività espositiva della Pilotta.

La questione è molto semplice: le mostre hanno un senso nella misura in cui corrispondono a iniziative di tutela, conservazione, ricerca sul patrimonio e promozione di quella consapevolezza collettiva circa il suo valore che è una forma di conservazione preventiva. Le mostre sono fondamentali se promuovono la conoscenza e la diffusione della ricerca scientifica, poi i restauri, dacché le buone mostre sono spesso legate a campagne di restauro o permettono i restauri, perché le opere vengono date in prestito in cambio di interventi manutentivi. C’è però il problema delle mostre commerciali, quelle che non apportano nessuna novità e sono di bassissimo livello, e fatte su principi di speculazione economica e non di principi qualitativi. Non voglio fare nessun moralismo, perché non si tratta di essere moralisti contro la generazione di gettito, la cui ammissibilità è legata semmai al modo in cui i proventi ottenuti vengono investiti, non è questo il punto: è che se per far denaro si mettono a rischio le opere, questo non va bene. Essere contrari a prescindere alle mostre, dunque, non avrebbe senso. Anche perché le mostre sono ormai un rito collettivo di crescita civile della società borghese e a questo titolo fanno parte della nostra identità culturale. Il punto è fare in modo che vengano fatte con equilibrio e secondo criteri che rispondano innanzitutto al dettato dei principi scientifici e di tutela.

Per chiudere: tre priorità per la Pilotta per il 2022.

La prima è la mostra sui Farnese che aprirà in primavera e sarà importantissima. La seconda è portare a termine i cantieri: colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale della Pilotta che mi ha affiancato in questi anni con il suo lavoro esemplare, anche in ottica del principio stesso del museo partecipativo. Infine, una volta terminato questo percorso (che è stato molto faticoso se non altro per via del Covid, anche se meraviglioso e stimolante), dedicarci, finita la ricostruzione fisica e spirituale di un Palazzo preso in stato di rovina, alla vita ordinaria di un Istituto, che rimesso in piedi e riqualificato, messe in sicurezza le sue collezioni e ripensata la sua msuegrafia, può vivere di ricerca scientifica e impiegare le sue energie in missioni ordinarie dacché il tempo straordinario della ricostruzione è finito.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Giorgio Duhr in data 22/11/2021, 10:01:07

Un' ottima intervista che permette al direttore della Pilotta di fare un giro a 360 gradi sull' avanzamento dei restauri e sulle prospettive di valorizzazione - il tutto lascia ben sperare!
Mi fa piacere (ringrazio sia Federico Giannini che lo stesso direttore per aver opportunamente richiamato la frase scaramantica di Andrea Emiliano ontro le mostre fini a sé stesse) l'insistenza del direttore sul fatto che le mostre slegate dal contesto, per me le 'mostre event' che stanno proliferando da anni ) sono
da evitare !
Grazie per questo ottimo contributo a tutto campo!









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