A Padova in mostra le opere di Joan Miró mai uscite prima dal Portogallo


A Padova la mostra ’Joan Miró. Materialità e metamorfosi’ espone una collezione portoghese di opere di Joan Miró mai uscita prima dal Portogallo.

A Padova il genio di Joan Miró (Barcellona, 1893 - Palma di Maiorca, 1983) è protagonista della mostra Joan Miró. Materialità e metamorfosi in programma a Palazzo Zabarella dal 10 marzo al 22 luglio 2018. La rassegna, organizzata da Fundação de Serralves – Museu de Arte Contemporânea Porto, Fondazione Bano e Comune di Padova, espone l’importante Collezione Miró conservata a Porto (Portogallo) e di proprietà dello stato portoghese: è la prima volta che queste opere, ottantacinque tra quadri, disegni, scultura, collages e arazzi, escono dal Portogallo. Il percorso espositivo intende approfondire i linguaggi pittorici che Miró sviluppò dalla prima metà degli anni Venti, documentando le trasformazioni del suo stile e della sua tecnica: l’esposizione promette di evidenziare il pensiero visuale di Miró, il modo in cui riuscì a lavorare con tutti i sensi, e i processi di elaborazione alla base dei suoi capolavori.

Le opere esposte coprono un arco della carriera di Miró che va dal 1924 al 1981, anche se la mostra, curata da Robert Lubar Messeri, si concentra soprattutto sui lavori degli anni Venti, documentando le metamorfosi dello stile dell’artista e sull’importanza che Miró seppe accordare alla materialità, base della sua pratica artistica. Il rapporto tra mezzo e tecnica influì sempre su tutta la sua produzione, e furono diversi i supporti che il pittore utilizzò nei settant’anni della sua attività artistica: tela (montata o meno su telaio, e anche strappata, logorata, perforata), carta da parati, pergamena, legno, cartone, vetro, carta vetrata, iuta, sughero, pelle di pecora, fibrocemento, ottone, truciolato, Cellotex, rame, foglio di alluminio e carta catramata. E ovviamente anche i materiali furono i più disparati: olio, colori acrilici, gessi, pastelli, matite Conté, grafite, tempera all’uovo, gouache, acquerello, vernice a smalto, inchiostro di china, collage, stencil e dacalcomanie. I risultati furono sempre sorprendenti. “In un processo di trasformazione morfologica, nell’arte di Miró gli oggetti assurgono allo status di segni visivi”, scrive il curatore. “Negli arazzi le matasse di filo possono sostituire schizzi di colore; il fil di ferro dei primi collages rappresenta spesso la linea disegnata; talvolta la carta riformula le caratteristiche fisiche della tela in quanto supporto. In senso molto lato, la morfologia è il principio operativo del lavoro di Miró: tutto è in uno stato di flusso e cambiamento permanenti, man mano che l’artista esplora le possibili equivalenze tra i mezzi. Ma sebbene la morfologia si definisca come una variazione della forma, della sostanza e della struttura fisiche, non è tuttavia nella scienza o nella biologia che vada cercata la chiave interpretativa dell’arte di Miró, bensì nella trasformazione e nella logica interna dei suoi metodi di lavoro. Nel duplice ruolo di artefice e trasgressore della forma del modernismo del Ventesimo secolo — pittore e antipittore al tempo stesso — Miró sfidò il concetto stesso di specificità del mezzo”.

Tutte le opere della collezione portoghese furono acquistate tra il 2004 e il 2006 dal Banco Português de Negociós, che le acquisì da una collezione privata giapponese. A seguito della nazionalizzazione del Banco Português de Negociós, nel 2008, la collezione venne messa sul mercato per far fronte alle difficoltà economiche dello stato portoghese. Finirono quindi in asta da Christie’s, ma si sollevò una protesta che fece rimanere le opere in Portogallo. Furono dunque esposte per la prima volta al pubblico al Museo Serralves tra l’ottobre del 2016 e il giugno del 2017, in una mostra visitata da oltre 240.000 persone e che testimoniò il vivo interesse per la collezione, esposta poi anche al Palazzo Nazionale Ajuda a Lisbona.

La mostra di Palazzo Zabarella apre dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18:15). Chiuso il lunedì, aperture straordinarie il 1°, il 2, il 25 e il 30 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno. Biglietti: intero 13 euro, ridotto 11 (per over 65, ragazzi dai 18 ai 25 anni, diversamente abili), ridotto ragazzi 7 (per ragazzi dai 6 ai 17 anni), gratis per bambini fino a 5 anni e accompagnatori di diversamente abili. Biglietto aperto (senza necessità di bloccare fascia oraria e data) 16 euro. Gruppi tra 15 e 25 persone (con prevendita obbligatoria 1,50 euro): 11 euro adulti, 6 euro scuole. Info su www.zabarella.it.

Nell’immagine: Joan Miró, Apparitions (1935; gouache e inchiostro di china su carta, 30,5 x 37 cm; Filipe Braga, © Fundação de Serralves, Porto) © Successió Miró by SIAE 2018

A Padova in mostra le opere di Joan Miró mai uscite prima dal Portogallo
A Padova in mostra le opere di Joan Miró mai uscite prima dal Portogallo


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