Dal 1° aprile al 17 maggio 2026 il Mattatoio di Roma ospita, all’interno del Padiglione 9b, la mostra Alfredo Zelli. Beata moltitudo, a cura di Carlo Alberto Bucci, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, e realizzata da Palaexpo in collaborazione con Latitudo.
Nel 1986 Alfredo Zelli (Roma, 1957) presentò a Roma la sua prima personale presso la galleria di Ugo Ferranti, con cui instaurò un sodalizio duraturo; nello stesso anno espose anche a Parigi da Yvon Lambert e a New York da Annina Nosei. A quarant’anni dal suo debutto, Beata moltitudo si configura come una mostra di carattere antologico, pensata come una personale che mette in dialogo l’intero percorso della sua ricerca attraverso più di quaranta opere.
L’artista utilizza la pittura come mezzo espressivo e modella i materiali con l’occhio di uno scultore; fin dagli inizi, tuttavia, individua nello spazio abitabile e accogliente il principio generatore dell’opera. Come osservava Augusto Pieroni nel catalogo della personale al Museo Laboratorio della Sapienza del 1995, “l’opera di Zelli vive proprio sulla linea di confine tra arte e architettura, laddove la struttura dà - propriamente - luogo all’opera”. Spazio e pensiero, luogo e significato convivono così nel suo processo creativo.
All’ingresso del Padiglione, il visitatore incontra la grande installazione Senza titolo (1999), che richiama una nicchia architettonica al cui centro emerge una forma ovale di pierfrancescana memoria. Di fronte, l’opera Tra giorno, notte, cielo e terra (2025-2026), acrilico su Pet, rappresenta gli sviluppi più recenti della sua ricerca: qui la figura, spesso umana e ispirata ai volumi manieristi, tende a dissolversi lungo una prospettiva costruita da piani trasparenti che si susseguono in profondità.
Il percorso espositivo prosegue accostando lavori di epoche diverse: le superfici materiche e le tonalità calde dell’installazione Senza titolo (1987) e del clipeo Madre oro (2007) si confrontano con le trasparenze e i colori vivaci delle opere più recenti, come Figura e spazio (2023) e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio nel 2023, fogli di Pet dipinti si dispongono radialmente attorno a un asse centrale, evocando un corpo in movimento attraversato dalla luce. Le superfici trasparenti, caratterizzate da velature cromatiche, si organizzano in sequenze che richiamano lontane suggestioni futuriste.
La mostra invita il pubblico a ricostruire, attraverso lo sguardo, le figure e le identità presenti nelle opere. Riprendendo il celebre motto latino di ambito eremitico francescano e cistercense, Beata moltitudo allude all’umanità nel suo sviluppo lungo la storia dell’arte e della spiritualità.
Sempre dal 1° aprile al 17 maggio 2026, il Mattatoio di Roma presenta anche la mostra Vincenzo Scolamiero. Con qualche parte della terra, a cura di Maria Vittoria Pinotti, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’AICA (Associazione Internazionale dei Critici d’Arte), e realizzata in collaborazione con Twiceout.
Il progetto espositivo ripercorre quindici anni di ricerca pittorica di Vincenzo Scolamiero (Sant’Andrea di Conza, 1956), docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città in cui vive e opera. Questo ampio arco temporale consente di osservare l’evoluzione del suo linguaggio artistico, a partire dalla prima personale tenuta nel 1987 presso la storica galleria Al Ferro di Cavallo di Roma, offrendo una visione complessiva e articolata della sua produzione. In mostra sono esposte oltre trenta opere tra tele, tavole, lavori su carta e libri d’artista.
L’esposizione indaga i diversi ambiti che alimentano da sempre la ricerca dell’artista, profondamente segnata dalla poesia, dalla musica e da una costante attenzione ai dettagli minimi della quotidianità. La pittura diventa così uno spazio di riflessione profonda, espressione di una mobilità interiore e di un approccio filosofico all’esistenza.
Il titolo Con qualche parte della terra, tratto da un verso della poetessa Louise Glück, suggerisce un rapporto totalizzante con il mondo, che nelle opere emerge attraverso tracce sottili, indice di una riflessione sulla caducità e sulla natura transitoria dell’esistenza. Lungo il percorso espositivo si delinea una pittura costruita su uno spazio dinamico, dove il vuoto assume un ruolo strutturale.
Le prime opere nel percorso espositivo presentano composizioni essenziali, basate su pochi elementi e caratterizzate da una sospensione minimale dello spazio; nelle sale successive si osserva invece una progressiva apertura verso una maggiore complessità tonale e strutturale, legata al crescente dialogo dell’artista con la musica e la poesia. Questa relazione è esplicitata anche nei titoli delle opere, che richiamano figure come Piero Bigongiari, Harrison Birtwistle, Louise Glück e Luigi Nono.
L’allestimento riflette la continua sperimentazione tecnica che caratterizza la ricerca di Scolamiero. L’impiego di pigmenti, oli, inchiostri e acrilici, insieme a diversi strumenti per incidere e tracciare il supporto, permette di modulare la fluidità del segno, le velature e i passaggi luminosi. Ne derivano esiti molteplici: l’intero corpo dell’artista partecipa al processo creativo, dando origine a campiture ampie costruite lentamente, in sintonia con il movimento e il respiro, alternate all’emergere di forme ibride che oscillano tra astrazione e figurazione.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue pubblicato da De Luca Editori d’Arte, con contributi critici di Francesca Bottari e Maria Vittoria Pinotti.
Alfredo Zelli nasce a Roma nel 1957. Esordisce nel 1986 presso la galleria di Ugo Ferranti con la quale collabora assiduamente in occasione di personali, collettive e rassegne internazionali.
Nel 1988 partecipa a Rimini alla mostra Ordine e disordine a cura di Renato Barilli e, a Milano, a Geometrie dionisiache in Italia oggi l’arte giovane, curata da Lea Vergine. Del 1995 è la personale presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma e del 1998 la partecipazione a Lavori in corso 5 al Macro di Roma. Nel 2014 prende parte al Premio Vasto e al Premio Michetti. Nel 2023 alla mostra romana Ipotesi Metaverso.
Vincenzo Scolamiero (Sant’Andrea di Conza, Avellino, 1956)è docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, città nella quale vive e lavora. Le sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni pubbliche e private. Ha esposto in gallerie e in importanti spazi museali nazionali e internazionali. Tra le partecipazioni istituzionali si segnalano, la Quadriennale di Roma (1996) e la Biennale di Venezia (2011), è anche vincitore della LXV Edizione del Premio Michetti (2014).
Orari: Da martedì a domenica dalle 11 alle 20. Chiuso il lunedì.
| Città | Roma | Sede | Mattatoio | Date | Dal 01/04/2026 al 17/05/2026 | Artisti | Vincenzo Scolamiero, Alfredo Zelli | Curatori | Carlo Alberto Bucci, Maria Vittoria Pinotti | Temi | Arte contemporanea, Roma |
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