Le nature morte di Francesco Arata sono in mostra a Crema


Dal 7 maggio al 5 giugno 2021, a Crema, a Palazzo Zurla De Poli, sono in mostra le nature morte di Francesco Arata, artista che nel primo Novecento eccelse in questo genere.

Dal 7 maggio al 5 giugno 2021, Palazzo Zurla De Poli a Crema ospita la mostra Arata. Nature morte, dedicata a uno dei generi in cui eccelse il pittore Francesco Arata (Castelleone, 1890 - 1956), artista che si accostò alle diverse correnti dei primi decenni del Novecento pur mantenendo una fiera indipendenza stilistica che accorda equilibrio di forme, luci e colori e che, da uomo, visse con un animo sensibile ma un carattere piegato da dolore e ristrettezze. Così, dopo la mostra I luoghi dell’acqua in mostra a Crema del 2011-2012, la Fondazione Francesco Arata e Palazzo Zurla De Poli organizzano un’esposizione dedicata al tema delle nature morte di Arata.

Si tratta di un genere consueto nella pittura lombarda: la natura morta approda in Lombardia nel Cinquecento con Lorenzo Lotto, Vincenzo Campi, Giuseppe Arcimboldo e Caravaggio. Dalla pura rappresentazione di oggetti che assumono la dignità di soggetti, questo tema diviene una manifestazione dello stato d’animo, un soggetto intimo che racconta il piacere della vita al riparo del passare delle stagioni ed anche il senso della sua caducità, un memento mori. Nel tempo questa pittura si arricchisce di allegorie, tramite le quali passano messaggi educativi e riferimenti morali: ogni elemento ha un preciso e profondo significato. Nel Novecento i pittori frequentano assiduamente la natura morta, basti pensare a Giorgio Morandi, e anche un pittore sensibile e colto come Francesco Arata la interpreta intensamente, per tutto l’arco della produzione artistica. Arata controlla la natura morta in tutte le sue variazioni, verificando con profonda sensibilità ogni mutazione e pulsazione, rivisitando i soggetti quali la cacciagione, i frutti, le tovaglie, le ciotole, le brocche. Il pittore di Castelleone trasforma la composizione in ogni epoca del suo lavoro, in un primo tempo volutamente realista, poi, con l’avanzare degli anni Trenta, più ispirato da sensazioni legate al variare delle situazioni, degli stati d’animo, del clima artistico, di nuove ricerche, dell’età che avanza e che lo conduce a soluzioni prudenti.

Palazzo Zurla De Poli, un palazzo del Cinquecento che è stato restauro di recente, si pone anche come luogo ideale per accogliere la mostra in quanto consente un dialogo tra le opere di Arata e i cicli di affreschi delle sale, datati dal 1540 al 1586, svelando inoltre il legame tra Arata e la famiglia De Poli, originaria di Castelleone, in seguito trasferitasi a Crema, e collezionista di Arata. Le opere in mostra sono 19 tele di proprietà della Fondazione Arata e prestiti da altre collezioni private e 5 tele della famiglia De Poli.

“Ho fortemente desiderato ospitare una mostra di Arata, in omaggio al legame che intercorse tra la mia famiglia e il Maestro e rendendo concreta la profonda stima che nutriamo per le sue opere, che ho ammirato fin da bambina e tra le quali sono cresciuta”, afferma Matilde De Poli, responsabile degli eventi culturali di Palazzo Zurla De Poli".

“Ciò che mi affascina di questa mostra”, dichiara Gian Maria Arata, figlio del pittore e Presidente della Fondazione Francesco Arata, “è il poter avvicinare i visitatori, meglio e giovani, all’amore per l’arte, la storia, la cultura. Di come si possa godere, in una visita ad un antico e nobile palazzo, dell’arte degli affreschi e degli arredi e quant’altro attiene al suo raffinato décor”.

“Le nature morte esposte, datate dal 1930 al 1956, raccontano di una crescita, narrano i molteplici cambiamenti avvenuti nella pittura e nella tavolozza di Arata nel corso della sua lunga carriera”, spiega Stefania Agosti. “Dai richiami alla concezione geometrica della realtà di Cézanne e, successivamente, dei cubisti, ai contatti con il gruppo Novecento, al realismo magico e chiarismo degli ultimi anni. In occasione di questa mostra, si percepiscono sottili legami che uniscono due momenti dell’arte apparentemente lontani tra loro eppure così vicini in questa mostra. Le tele si susseguono una dopo l’altra lanciando chiari segnali e stimoli a chi li osserva. Troviamo una natura morta con della cacciagione delicatamente posata su una tovaglia a quadri, caratterizzata da una tavolozza di colori alquanto scura: questo dipinto riporta inevitabilmente alla memoria che Palazzo Zurla De Poli sorse come una villa di caccia, all’interno di un’area molto ricca e rigogliosa di vegetazione; il dipinto di Arata ne richiama così l’antica e originaria natura”.

“C’è molto della lezione del sommo Cézanne nella serie di composizioni pittoriche che qui si possono ammirare”, sostiene Nicoletta Colombo. “Innanzitutto la volontà di rendere leggibile il visibile, nel senso che non serve dipingere pedissequamente gli oggetti come repertori inanimati, perché ciò che l’artista consegue è l’apertura della visione al significato di vitalità e insieme di caducità che frutti e oggetti risvegliano, risuonando ai sensi di chi osserva fino a trasmettere sensazioni ed emozioni. Eppure qui troviamo anche il significato moderno della natura, intesa come possibilità dell’uomo di superare il vecchio naturalismo ottocentesco e costruire, ristrutturare la realtà secondo concetti di recupero di uno spazio della creazione in cui l’artista-artefice con le cose seziona e compone ritmi. In tal senso avviene il superamento del mero decorativismo in cui si era arenato il cubismo e si assimila per contro il concetto architettonico della forma che è anche gnoseologia, capacità di conoscenza e di comprensione”.

La mostra, accompagnata da un catalogo introdotto da Nicoletta Colombo, è aperta dal martedì al venerdì con orario 14:30-18:30, il sabato, domenica e festivi con orario: 10:30-12:30 / e / 14:30 -18:30. Chiusura il lunedì. Ingresso alla mostra: 5 euro. Ingresso gratuito: ragazzi under 14, personale medico-sanitario con tesserino, diversamente abili, giornalisti con tesserino, laureandi in Storia dell’Arte. Prenotazione obbligatoria per il fine settimana scrivendo a: info@palazzozurla-depoli.it. Il sabato e la domenica sono previsti 3 turni di visita guidata alla mostra e al Palazzo in piccoli gruppi di massimo 10 persone, della durata di 1 ora, con partenza alle ore: 11:00 / 16:00 / 17:00. Visita guidata di gruppo al Palazzo Zurla De Poli: 10 euro a persona. Prenotazione obbligatoria scrivendo a: info@palazzozurla-depoli.it.

Inoltre, per invitare i ragazzi a scoprire i segreti delle composizioni d’arte, si effettuerà una visita interattiva alla mostra della durata di 1 ora e 30 minuti, dove i bambini dai 5 agli 8 anni e i ragazzi dagli 8 ai 12 anni saranno guidati da Ester Tessadori alla ricerca dei dettagli dei quadri e alla conoscenza delle nature morte di Arata. Successivamente, sarà loro proposto un laboratorio in cui si trasformeranno in giovani artisti e sperimenteranno la creazione “open-air” di una natura morta nella suggestiva cornice del giardino del palazzo (domenica 30 maggio ore 15:00 / bambini 5-8 anni). Visita interattiva di gruppo a cura di Ester Tessadori: 15 euro a partecipante previa prenotazione obbligatoria scrivendo a: ester.tessadori@gmail.com. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito di Palazzo Zurla De Poli.

Francesco Arata, Natura morta (1935; olio su tela, 55 x 70 cm; Fondazione Arata)
Francesco Arata, Natura morta (1935; olio su tela, 55 x 70 cm; Fondazione Arata)


Francesco Arata, Natura morta con aringhe (1938; olio su tela, 70 x 60 cm; Fondazione Arata)
Francesco Arata, Natura morta con aringhe (1938; olio su tela, 70 x 60 cm; Fondazione Arata)


Francesco Arata, Natura morta con uva e fichi (1940; olio su tela, 60 x 70 cm; Fondazione Arata)
Francesco Arata, Natura morta con uva e fichi (1940; olio su tela, 60 x 70 cm; Fondazione Arata)


Francesco Arata, Natura morta con verze (1945; olio su tela, 60 x 70 cm; Fondazione Arata)
Francesco Arata, Natura morta con verze (1945; olio su tela, 60 x 70 cm; Fondazione Arata)


Francesco Arata, Natura morta con pere, bottiglia e brocca (1947; olio su tela, 65 x 80 cm; Fondazione Arata)
Francesco Arata, Natura morta con pere, bottiglia e brocca (1947; olio su tela, 65 x 80 cm; Fondazione Arata)


Sala della mostra
Sala della mostra


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