Isgrò canta Napoli in un mostra inedita al Museo di Capodimonte


Al Museo di Capodimonte, la mostra inedita di Emilio Isgrò che celebra Napoli e la canzone napoletana. Per l’occasione, le partiture di venticinque celebri brani della tradizione musicale partenopea vengono sottoposte all’operazione di Cancellatura. 

Canto Napoli è il progetto espositivo che Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) dedica alla città di Napoli e alla canzone napoletana: la mostra inedita è a cura di Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, ed è visitabile dal 10 aprile al 29 settembre 2026 nelle sale 81, 83 e 84 del secondo piano del museo partenopeo.

Figura centrale dell’arte contemporanea internazionale, Emilio Isgrò è artista concettuale, pittore, ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista. Dagli anni Sessanta ha ideato le sue celebri cancellature, un linguaggio artistico che interviene sul testo cancellandolo solo in parte, trasformandolo in un campo visivo e concettuale in cui emergono memoria, linguaggio e significato. Questa pratica, divenuta la sua firma stilistica, è stata applicata a testi fondamentali della cultura occidentale, dai Promessi sposi alla Bibbia, dall’Odissea alla Costituzione italiana, fino a un progetto in evoluzione sull’enciclica Laudato si’, avviato con Papa Francesco e proseguito con Leone XIV. Per la prima volta, però, il suo intervento si misura con il repertorio della canzone napoletana.

Le partiture di venticinque celebri brani della tradizione musicale partenopea vengono per questa occasione sottoposte all’operazione di Cancellatura, che ne modifica la lettura visiva senza annullarne completamente il contenuto. Sulle superfici dei fogli compaiono insetti, come presenze attratte dalla dolcezza di melodie, versi e armonie custodite nella scrittura musicale. Le strutture poetiche delle canzoni, fatte di immagini, metafore e memoria collettiva, diventano materia visiva su cui Isgrò interviene, generando una nuova stratificazione di senso. Il risultato è un insieme sospeso tra leggibilità e oscuramento, vicino a un testo frammentato e quasi ermetico, capace di coinvolgere il visitatore.

Il percorso attraversa oltre un secolo di storia della canzone napoletana, riunendo brani che hanno segnato l’immaginario collettivo. Si va da ’O sole mio (1898), nella doppia versione chiara e scura, a Voce ’e notte (1904) e Reginella (1917), fino a Maruzzella (1954), Resta cu’ mme (1957), Tu si ’na cosa grande (1964) e Napul’è (1977).

Accanto a questi, trovano spazio molte altre canzoni simbolo della cultura partenopea: da Te voglio bene assaje (1839) e Funiculì funiculà (1880), passando per Torna a Surriento (1894), I’ te vurria vasà (1900), Comme facette mammeta (1906), Ninì Tirabusciò (1911), ’O surdato ’nnammurato (1915), Santa Lucia e Santa Lucia luntana (1919), fino a Scalinatella (1948), Anema e core (1950), Luna Rossa (1950), Malafemmena (1951), Guaglione (1956), Nun è peccato (anni ’60) e A canzuncella (1977).

In parallelo alle opere su carta, la mostra presenta anche tre lavori scultorei a grandezza naturale: due mandolini e una chitarra classica. Anche questi strumenti sono attraversati dalla stessa poetica della Cancellatura e abitati dalle presenze di insetti, che li collegano visivamente alle partiture rimaneggiate da Isgrò.

Emilio Isgrò e Eike Schmidt
Emilio Isgrò e Eike Schmidt
Emilio Isgrò, Luna rossa
Emilio Isgrò, Luna rossa
Emilio Isgrò, ’O sole mio
Emilio Isgrò, ’O sole mio
Emilio Isgrò, Mandolino
Emilio Isgrò, Mandolino

“Le api e le formiche musicali di Isgrò sono emanazioni della mente dell’artista”, scrive Eike Schmidt nel suo saggio curatoriale, “segni non pittografici, privi di denotazioni semantiche precise; metasegni senza funzione grammaticale; ipersegni di connotazioni molteplici e reciprocamente contradditorie, come del resto le cancellature stesse. Se però le cancellature evidenziano e celano il testo nello stesso tempo, coprendo le parole per proteggerle e conservarle, le processioni e i grovigli degli insetti introducono sulla superficie della carta, un elemento dinamico. La loro coreografia collettiva rende evidente la dimensione sociale della canzone e, in qualche caso, sembra persino interpretarne il carattere: si pensi ai grandi grumi brulicanti sullo spartito della Tammurriata nera”.

La mostra è allestita in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano, espressione tipica della cultura figurativa settecentesca. Le partiture cancellate sono realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno. In questo contesto, l’intervento di Isgrò si colloca in un dialogo serrato fra tradizione e ricerca concettuale.

“Questo nuovo progetto nasce, sì, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di più ostinato: il desiderio di restituire centralità alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro”, spiega Isgrò.

L’artista, da sempre attento alla musica, tema molto presente nei suoi sessant’anni di attività, definisce la canzone napoletana come “profondamente democratica”. “In questo tempo anche gli artisti napoletani possono essere esposti al rischio dell’omologazione, ma difficilmente vi cedono, perché qui l’arte si respira ovunque. Quando sento un posteggiatore suonare il mandolino, non vedo sottocultura, mi chiedo piuttosto da dove venga quella musica. E la risposta è chiara, viene da Pergolesi, dalla grande tradizione del San Carlo, da Paisiello. Da siciliano, non posso dimenticare che chi voleva studiare e fare musica, come lo stesso Vincenzo Bellini, doveva andare a Napoli, a San Pietro a Majella”.

Sul tema della Cancellatura, Isgrò aggiunge: “Per me la Cancellatura è figlia diretta della filosofia siculo-greca, una grecità che riguarda anche Napoli. È la continuazione delle posizioni da un lato dei sofisti - nulla esiste e anche se esistesse non si potrebbe conoscere - e dall’altro della filosofia socratica, quella che pone continue domande. Pongo ostacoli davanti alla canzone napoletana, o davanti a testi e immagini, per suggerire al pubblico di ingaggiare un percorso conoscitivo. Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Treccani, con prefazione del Presidente Massimo Bray, il saggio di Eike Schmidt, La danza delle formiche, e i contributi di Bruno Corà, Emilio Isgrò: canzoni che cantano la Cancellatura; di Michele Bonuomo, Il canto muto di Emilio Isgrò; di Marco Bazzini, Isgrò e la musica; di Laura Valente, Custodire le tracce; Stefano Causa, L’alfabeto Morse della canzone napoletana; Maria Laura Chiacchio, Oltre la Cancellatura, la poesia; di Luciana Berti, Al margine delle note. Intervista a Emilio Isgrò.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraCanto Napoli
CittàNapoli
SedeMuseo e Real Bosco di Capodimonte
DateDal 10/04/2026 al 29/09/2026
ArtistiEmilio Isgrò
CuratoriEike Schimdt
TemiNapoli, Arte contemporanea



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