A New York la mostra postuma di Okwui Enwezor: un progetto sul dolore dei neri d'America


Sarà portato a termine l’ultimo progetto di Okwui Enwezor (Calabar, 1963 - Monaco di Baviera, 2019), il grande critico e curatore scomparso prematuramente nel 2019. Poco prima di morire, Enwezor aveva immaginato una grande mostra sul lutto e sul dolore nell’arte americana, immaginando di radunare alcuni dei più grandi nomi della contemporaneità: la mostra, che era quasi pronta prima che Enwezor scomparisse, è stata portata a termine da quattro importanti curatori (Naomi Beckwith, Massimiliano Gioni, Glenn Ligon e Mark Nash) e si terrà al New Museum di New York, dal 27 gennaio al 13 giugno 2021, col titolo Grief and Grievance: Art and Mourning in America (“Dolore e compianto: l’arte e il lutto in America”).

Il progetto risale al 2018, quando il New Museum invitò Okwui Enwezor a curare una mostra proprio sul tema del dolore e del lutto: all’epoca, il critico di origini nigeriane stava tenendo una serie di incontri all’Università di Harvard focalizzati sui rapporti tra il lutto dei neri e il nazionalismo bianco degli Stati Uniti e su come questi legami emergano dalle opere degli artisti afroamericani contemporanei. Enwezor lavorò alacremente al progetto tra l’autunno del 2018 e il marzo del 2019, mettendo le sue idee nero su bianco, compilando elenchi di artisti e di opere, selezionando i nomi degli autori che avrebbero scritto sul catalogo, e intavolando discussioni con molti degli artisti invitati. Dunque, dato che la mostra si trovava in uno stato di progettazione molto avanzato, il New Museum ha deciso di portare a termine il lavoro, radunando un team di collaboratori e amici di Enwezor, tra i quali l’artista Glenn Ligon che era stato già scelto personalmente da Enwezor come collaboratore al progetto, e poi ancora Mark Nash, docente alla University of California di Santa Cruz e già co-curatore di diverse motre di Enwezor, e Naomi Beckwith, curatrice del Museum of Contemporary Art di Chicago, che Enwezor aveva scelto per la sua Biennale di Venezia del 2015. Il team si completa con l’italiano Massimiliano Gioni, direttore artistico del New Museum: i quattro curatori vedono la mostra come una sorta di tributo al lavoro e all’eredità di Enwezor.

La mostra si presenta come una rassegna intergenerazionale che mette assieme trentasette artisti diversi, che lavorano con svariate tecniche (ci saranno dipinti, sculture, fotografie, installazioni, video, proiezioni sonore e performance: tutte opere per lo più dell’ultimo decennio e anche alcune appositamente create per il progetto), e che nella loro pratica hanno affrontato i temi del lutto, della commemorazione e della perdita, anche in risposta alla violenza razzista subita dalle comunità nere in America. La mostra avrà poi un focus importante sul dolore dei neri e sul lutto dei bianchi, entrambi considerati come strutture che definiscono la vita sociale e politica degli Stati Uniti di oggi.

L’idea di Enwezor era quella di aprire la mostra in prossimità delle elezioni presidenziali del 2020, come risposta alla crisi della democrazia statunitense e come chiara accusa alle politiche razziste di Donald Trump. E anche se la pandemia di Covid-19 ha costretto il New Museum a rinviare la data d’apertura della mostra, tra le opere incluse figureranno lavori in grado di rivolgersi in maniera molto forte al presente, al passato e al futuro dell’America. Per Enwezor, Grief and Grievance era uno dei progetti più personali e più politici: il lutto infatti può essere visto, secondo il curatore nigeriano, come una forma di politica. “Dopo la normalizzazione mediatica del nazionalismo bianco”, scriveva Enwezor nei suoi appunti per la mostra, “gli ultimi due anni hanno evidenziato che c’è una nuova urgenza, quella di affermare il ruolo che gli artisti, attraverso le loro opere, hanno ricoperto per illuminare i contorni violenti del corpo politico americano”. Le opere in mostra, secondo Enwezor, devono infatti illustrare l’idea che il lutto sia una pratica che permea le realtà sociali, economiche ed emotive della vita delle comunità afroamericane.

Le opere in mostra si concentrano su diversi temi: il Civil Rights Movement, la violenza della polizia a partire dagli anni Novanta, gli sconvolgimenti odierni sulla scia delle proteste del Black Lives Matter, la storia degli afroamericani e in particolare della loro segregazione, per dipingere un affresco di quella che Saidiya Hartman, autrice di uno dei saggi in catalogo, definisce “la nuova vita dello schiavismo”. Ci saranno tre opere che faranno da basi per lo sviluppo del racconto: Birmingham di Jack Whitten (1964), Freedom Now, Number 1 di Daniel LaRue Johnson (1963-1964) e Procession di Jean-Michel Basquiat (1986). Ci sarà poi spazio per la performance e la musica come modi per elaborare il lutto e per ricordare: di questi temi parleranno le opere di Rashid Johnson, Okwui Okpokwasili, Tyshawn Sorey e altri. Altro tema chiave della mostra sarà l’uso dell’astrazione come strategia per affrontare momenti di violenza storica o di sollevazioni sociali: è quello che fanno artisti come Mark Bradford, Ellen Gallagher, Jennie C. Jones e Julie Mehretu. E poi ancora ci sarannop ere di alcuni dei più importanti artisti dell’America di oggi, come Arthur Jafa, Theaster Gates, Kara Walker e diversi altri. Non mancheranno poi riflessioni di artisti più giovani.

Grief and Grievance sarà inoltre un modo per contestualizzare storicamente l’opera degli artisti contemporanei che affrontano i temi del dolore e del lutto: la mostra vuole dunque essere la prova che molti degli argomenti di cui si discute oggi attorno al razzismo, alla discriminazione e alla violenza sono il risultato di processi molto lontani del tempo ma che finora non sono stati analizzati e affrontati con la dovuta profondità. Come ha suggerito lo stesso Enwezor, il dolore dei neri ha rappresentato un’emergenza nazionale per molto tempo e diversi artisti l’hanno dunque affrontato nei loro lavori.

Per rispettare la volontà di Enwezor sulle tempistiche della mostra, il catalogo sarà pubblicato prima dell’apertura dell’esposizione, nell’autunno del 2020, e vedrà contributi di Elizabeth Alexander, Naomi Beckwith, Judith Butler, Ta-Nehisi Coates, Okwui Enwezor, Massimiliano Gioni, Saidiya Hartman, Juliet Hooker, Glenn Ligon, Mark Nash, Claudia Rankine, e Christina Sharpe. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito del New Museum.

Immagine: Dawoud Bey, Fred Stewart II and Tyler Collins, dalla serie The Birmingham Project (2012; stampe su Dibond, 101,6 x 162,6 cm). © Dawoud Bey. Courtesy Rena Bransten Gallery, San Francisco, e Rennie Collection, Vancouver.

A New York la mostra postuma di Okwui Enwezor: un progetto sul dolore dei neri d'America
A New York la mostra postuma di Okwui Enwezor: un progetto sul dolore dei neri d'America


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER