Valle dei Templi, l'area del tempio di Giove Olimpio tornerà a risplendere


A marzo prenderanno il via quattro cantieri volti al recupero e alla valorizzazione del tempio di Giove Olimpio.

Prenderanno il via a marzo quattro cantieri nella Valle dei Templi che riguarderanno l’area del tempio di Giove Olimpio. Si prevede di portare a rileggere correttamente l’intera area sacra del santuario, il percorso che conduceva all’altare di Giove, e di musealizzare numerosi reperti della decorazione architettonica. In particolare sarà inoltre riassemblata la trabeazione (architrave, fregio e cornice) sorretta dai telamoni (in origine erano trentotto) e musealizzate le parti dell’enorme statua, che verrà sostenuta in piedi grazie a una sottile lastra in acciaio corten con mensole di pochi millimetri: un supporto antisismico, di ultimissima generazione. 

Non ci si riferisce alla copia distesa tra i resti del tempio di Giove Olimpio, ma a un altro talamone originale, le cui parti sono state ritrovate e ricomposte su rilievo di Heinz-Jurgen Beste dell’Istituto Archeologico di Roma, che a sua volta ha lavorato sui disegni di Pirro Marconi, l’archeologo che scavò alla Valle dei Templi di Agrigento negli anni Venti.

L’area del tempio di Giove Olimpio tornerà dunque a risplendere. L’Olympieion venne eretto nell’antica Akràgas dopo la vittoria di Terone sui Cartaginesi, nella battaglia di Himera del 480 a.C.. Il monumentale tempio dorico in blocchi di calcarenite fu una novità per il tempo, per le diverse soluzioni architettoniche impiegate, con semicolonne scanalate alte quasi venti metri. 

I telamoni, che raggiungevano un’altezza di quasi otto metri, si erigevano a circa undici metri d’altezza rispetto al pavimento, appoggiati su mensole e con il busto ancorato alla muratura. Si cerca oggi di ridisegnare la mappa dell’Olympieion, crollato dopo un terremoto nel 1401, e del tutto devastato nel Settecento quando gran parte dei suoi blocchi di calcare vennero impiegati per costruire il molo di Porto Empedocle. In attesa dell’avvio dei quattro cantieri, è stata completata la mappatura esatta del tempio (anche tramite drone che restituisce una visione completa dell’area) e dei suoi più importanti elementi architettonici.

“L’area merita di essere recuperata e valorizzata” ha dichiarato il direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, “il pubblico presto la potrà visitare nella sua interezza: saranno chiusi gli accessi secondari e si potrà seguire un unico percorso di visita che dall’Olympieion condurrà ai resti dell’altare, liberato dai massi crollati durante gli scavi negli anni Venti, così da far riguadagnare la percezione del collegamento tra altare e tempio”.

Ph.Credit 

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