Il Bargello per Dante: l'Albero della vita di Pacino di Buonaguida in mostra


Per "Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante" sarà in prestito ai Musei del Bargello l’Albero della Vita di Pacino di Buonaguida.

In occasione delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della scomparsa di Dante Alighieri, l’Albero della vita di Pacino di Buonaguida andrà in prestito ai Musei del Bargello dalle collezioni della Galleria dell’Accademia di Firenze per la mostra Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante. La rassegna sarà visitabile al pubblico dal 23 marzo 2021 e darà il via a una collaborazione tra le due istituzioni fiorentine per altri eventi futuri. 

L’Albero della vita è una tavola a tempera e oro attribuita a Pacino di Buonaguida, datata intorno al 1310-1315. È molto significativa perché traduce per immagini, in modo dettagliato, i temi del Lignum vitae, trattato scritto da san Bonaventura da Bagnoreggio, nel 1274. Al centro si trova il Cristo crocifisso a un albero con dodici rami, ad ognuno sono appesi quattro medaglioni con episodi della vita di Gesù; l’ultimo, in alto a destra, ne ha solo tre perché la scena finale è rappresentata nella sommità cuspidata del dipinto, dove il Redentore e la Vergine in trono sovrastano la schiera di santi, angeli e beati. In basso sono le storie della Genesi, mentre, sul registro appena superiore, a sinistra, le storie di Mosè e san Francesco, e, a destra, quelle di santa Chiara e san Giovanni Evangelista. L’albero si erge sopra una roccia, al cui interno c’è una caverna nella quale si scorge un francescano con un libro aperto in mano: si tratta probabilmente dell’autore del testo, san Bonaventura. Come ha sottolineato, a suo tempo, la studiosa Maria Ciardi Duprè Dal Poggetto, sarebbe una delle raffigurazioni più antiche dei temi teologici-filosofici della corrente spirituale dell’ordine.

L’opera originariamente si trovava nel Monastero delle Clarisse di Monticelli, da qui passò nella comunità di via dei Malcontenti a Firenze, dove le suore francescane si traferirono nel 1531 dalla sede fuori Porta Romana. Vi rimase fino alle soppressioni napoleoniche del 1808 e successivamente fu portata a Montedomini, dove fu trovata nell’ottobre del 1849. Nel 1850 risulta già presente nel Salone delle Esposizione della Galleria dell’Accademia.

L’attribuzione a Pacino si deve allo storico dell’arte tedesco Henry Thode, nel 1885. Pacino è un pittore e miniaturista attivo a Firenze nella prima metà del Trecento, ma le notizie su di lui sono molto scarse. L’impegno di Pacino fu massimo, in particolare, nella produzione di codici miniati della Divina Commedia di Dante, al punto da riuscire ad allestire con l’aiuto della bottega ben venticinque copie del poema, di livello discreto e significative per la fortuna del testo. Nell’Albero della vita e nei suoi numerosi episodi narrativi si nota questa sua vena miniaturistica. La tavola testimonia inoltre l’attenzione dell’artista verso Giotto, ma anche verso le tendenze paragiottesche della pittura fiorentina dei primi anni del Trecento. Il Crocifisso sembra ispirarsi al Crocifisso nella Chiesa di San Felice in Piazza a Firenze, realizzato da Giotto appena dopo il ritorno da Padova.

"L’Albero della vita è un dipinto che, a causa della complessità strutturale della tavola e per salvaguardare l’integrità della sua conservazione, è di difficile movimentazione" dichiara Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze. “I lavori che stanno impegnando da mesi il museo hanno fatto sì che l’opera dovesse essere necessariamente spostata. Questo ha permesso di programmare i lavori in modo da tale da concederne il prestito ai Musei del Bargello. Un segnale concreto di una cooperazione proficua con il direttore D’Agostino con la quale stiamo mettendo in cantiere altri progetti che vedranno presto la luce”.

"I curatori della mostra e io siamo molto grati al direttore Hollberg perché il Lignum vitae rappresenta un’aggiunta di grande portata alla mostra Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante" spiega Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello. "L’esposizione della tavola consentirà di cogliere il dialogo tra la pittura su fondo oro e la miniatura oltre a svelare il senso delle soluzioni compositive che Pacino adottò in seguito su scala monumentale, diventando uno dei primissimi illustratori a Firenze della Commedia. Siamo felici inoltre di aver instaurato un rapporto di sinergia con Cecilie Hollberg, che ci consente di esporre al Museo del Bargello quest’opera sottraendola al periodo che sarebbe inevitabilmente stato in deposito, visti i lavori improcrastinabili alla Galleria dell’Accademia". 

Nell’immagine, Pacino di Buonaguida, Albero della vita, dettaglio.

Il Bargello per Dante: l'Albero della vita di Pacino di Buonaguida in mostra
Il Bargello per Dante: l'Albero della vita di Pacino di Buonaguida in mostra


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Novecento     Cinquecento     Ottocento     Quattrocento     Firenze     Barocco     Toscana     Roma