I Musei Civici di Bologna diventano dog-friendly: dog-sitting e percorsi tematici dedicati ai cani


I Musei Civici di Bologna sono i primi in Italia a diventare dog-friendly. Pensati anche percorsi tematici dedicati ai cani nelle collezioni delle nove sedi museali.

Grazie all’accordo tra Istituzione Bologna Musei e Bauadvisor, portale di comunicazione e servizi dedicato al mondo dei cani e dei loro proprietari pensato per vivere tutti i giorni 24 ore su 24 insieme, da oggi i Musei Civici di Bologna diventano pet-friendly.  

Il servizio di dog-sitting Dogs & Museum, ideato da Bauadvisor, permetterà ai proprietari di cani di godersi pienamente la visita ai musei, affidando a un dog sitter professionista la cura dei propri amici a quattro zampe per l’intera durata della permanenza nella sede museale. Il servizio è disponibile su prenotazione attraverso il portale www.bauadvisor.it e l’app Bauadvisor.  A prenotazione effettuata, gli esperti del team Bauadvisor accoglieranno il visitatore davanti all’ingresso del museo indicato e prenderanno temporaneamente in consegna il cane per poi farlo passeggiare e divertire nelle aree verdi vicine al museo. 

L’Istituzione Bologna Musei è il primo sistema museale italiano ad adottare questo servizio dog-friendly. L’iniziativa risponde all’esigenza diffusa tra i proprietari dei cani, al fine di favorire l’accessibilità del patrimonio museale a più ampie fasce di pubblico. 

L’accordo tra Istituzione Musei Bologna e Bauadvisor non si ferma tuttavia al dog-sitting: sono infatti stati sviluppati i primi percorsi tematici che propongono una nuova chiave per scoprire il patrimonio museale civico attraverso la raffigurazione di questo animale, molto rappresentato nella storia dell’arte. Studiati per illustrare la storia del rapporto tra l’uomo e il suo più fedele amico nel corso dei secoli, dall’antichità fino all’epoca moderna, questi nuovi itinerari di visita propongono una narrazione ricca e articolata, tra archeologia, pittura e scultura, lungo le collezioni di nove musei: Museo Civico Archeologico, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico Medievale, Museo Davia Bargellini, Museo internazionale e biblioteca della musica, Museo civico del Risorgimento, Museo del Patrimonio Industriale, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi. 

Le opere selezionate per i percorsi di visita dog-friendly saranno facilmente riconoscibili grazie alla presenza di vari supporti di comunicazione contrassegnati dall’icona di un cane ideata e disegnata da Maria Elena Canè, restauratrice del Museo Civico Archeologico.

Di seguito i nuovi percorsi di visita dog-friendly nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei. 

Museo Civico Archeologico | via dell’Archiginnasio 2
È stato creato un articolato percorso dedicato al cane dal titolo Una antica amicizia. Seguendo il filo conduttore della presenza canina raffigurata sui reperti archeologici, è possibile avventurarsi attraverso le collezioni e godere di una visita interamente incentrata sul ruolo che i nostri amici a quattro zampe ebbero nelle società greca, etrusca e romana. Il tutto con la guida del volumetto prodotto dal museo Una antica amicizia, disponibile gratuitamente per tutti i visitatori che ne faranno richiesta in biglietteria. Attraverso un percorso articolato in venti punti, che a partire dal Lapidario giunge alle collezioni greca e romana, alla gipsoteca e soprattutto al grande salone decimo dove si sviluppa la storia di Bologna Etrusca, si incontreranno terrecotte figurate, sculture, vasellame e strumenti di bronzo, monete, medaglie e ceramiche attiche e magnogreche. Protagonista di vicende mitologiche accanto a dei ed eroi, il cane in culture diverse risulta associato anche all’oltretomba, assumendo la funzione di guardiano del regno ultraterreno e di guida delle anime dei defunti.

Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore 6
Dai tempi remoti si è soliti associare il cane all’idea di fedeltà. Per questa ragione spesso nei ritratti di donne sposate, realizzati nel Cinque e Seicento, si notano cani di piccola taglia, soprattutto il Papillon (o Spaniel nano continentale). Si certificava così che le stesse qualità del cane si potevano ritrovare anche nella padrona. I cani sono spesso presenti nei miti antichi. Tra i dipinti del museo è raffigurato un border collie ai piedi del giovane pastore Paride, mentre Diana, dea della caccia, è accompagnata da un elegantissimo levriero. Il cane Tago è invece realmente esistito: la scultura in terracotta che raffigura il Weimaraner (o Bracco di Weimar), visibile nell’ultima sala dell’Ala Rusconi del museo, è infatti un monumento alla memoria che il marchese Tommaso de’ Buoi fece realizzare dopo l’improvvisa e accidentale morte del proprio animale, allo scopo di celebrarne il valore e la fedeltà. Alla vista del padrone di ritorno da un lungo viaggio, Tago non riuscì a trattenere la felicità e gli si lanciò incontro da una finestra del secondo piano del palazzo di residenza, rimanendone ucciso. Per oltre due secoli da quel davanzale è rimasta affacciata questa statua con il ritratto del cane in attesa di rivedere il proprio padrone.

Museo Civico Medievale | via Manzoni 4
Nella formella quattrocentesca un giovane elegantemente abbigliato si arresta durante il passatempo aristocratico della caccia per fare l’elemosina a un vecchio indigente; un falco sul braccio e due cani svelano l’impegno appena interrotto. Il rilievo sembra restituire una scena di vita cortese, ma nasconde un contenuto allegorico di valore morale e religioso. L’antico come paradigma è invece il filo conduttore che accomuna alcuni piccoli bronzi della collezione del Museo Civico Medievale. Dalla statuaria antica pare infatti derivare il bronzo con il giovane cacciatore, Meleagro o forse Adone, che è ispirato all’invenzione del celebre marmo conservato presso il Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani, copia romana da un originale greco del IV secolo a.C.): nonostante la posizione “a riposo”, il padrone e il suo fedele compagno di caccia, affiancati, danno vita a un effetto dinamico nella fluida e studiata contrapposizione dei moti. Più attento al dato di un naturalismo tratto dal vivo, il cane accosciato che si gratta. La realtà nei suoi aspetti meno celebrativi suggerisce temi anche per gli scultori specialisti nel genere delle figure di animali, che nel mondo oltremontano si dimostrano lontani da letture filtrate attraverso la lente del mito e dell’allegoria.

Museo Davia Bargellini | Strada Maggiore 44
Il mito antico è frequente fonte di ispirazione nella scelta di soggetti in cui il cane compare come compagno di avventure. È il caso del cacciatore Endimione, perso nel suo sonno senza fine, ma fedelmente vegliato dal proprio cane, accucciato ai suoi piedi e forse intimorito davanti alla comparsa di Diana, nel rilievo in terracotta di Giuseppe Maria Mazza (1695 circa). La stessa rievocazione arcadica offre lo spunto per il dipinto di Marcantonio Franceschini (1712), in cui Adone, ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia, è accompagnato da uno snello bracco, affettuosamente appoggiato con le zampe alle sue ginocchia.
Con le pitture di Luigi Crespi l’ambientazione conduce fuori dal mito, nella vita reale: vestito di tutto punto, con il fucile a tracolla, nuova arma da fuoco che ha soppiantato le antiche frecce, un cacciatore viene festosamente salutato dal suo segugio, mentre esibisce orgogliosamente la preda catturata, una lepre. È un carlino invece il secondo protagonista del “doppio ritratto”, che restituisce l’atmosfera di un salotto del Secolo dei Lumi: accanto al “viso aperto e intelligente” della dama, l’altrettanto vivace espressione del suo cagnolino completa la briosa mondanità che doveva animare le occasioni sociali della “civiltà della conversazione”.

Museo internazionale e biblioteca della musica | Strada Maggiore 34
Il periodo barocco pose una grande attenzione alla capacità di imitare nel modo più fedele possibile i fenomeni del mondo. E uno degli esperimenti preferiti era proprio l’imitazione in musica dei versi degli animali. Ne dà una prova il monaco bolognese Adriano Banchieri nel frontespizio del trattatello La nobiltà dell’Asino di Attabalippa dal Perù, in cui vengono messe alla berlina le pretenziose compagnie e le accademie che all’epoca regolavano le attività degli artisti. Nelle due raffigurazioni di Giovanni Luca Confort e di Marin Mersenne, l’Apollo citaredo è tipicamente attorniato da un circolo di prede e predatori ritratti uno accanto all’altro in pacifica convivenza, poiché ammansiti dallo strumento suonato dal dio. Il Libro primo d’intavolatura di lauto del veneziano Johannes Hieronymus Kapsperger è aperto su una composizione che presenta l’immagine di un cane che rincorre una lepre: è la rappresentazione grafica del brano musicale che presenta l’artifizio contrappuntistico denominato “caccia”, in cui per tutto il pezzo una voce (simboleggiata dal cane) “caccia” (ovvero insegue) l’altra (la lepre).

Museo civico del Risorgimento | Piazza Carducci 5
Nella collezione del Museo civico del Risorgimento sono esposte quattro opere che presentano la figura di un cane, all’interno dei diversi contesti di relazione con il mondo degli umani (L’avventura della caccia, Il piacere della compagnia, La fedeltà della guardia e Il mondo militare). 

Museo del Patrimonio Industriale | via della Beverara 123
A partire dal XIII secolo, si ha notizia in Italia di un cane detto bolognese, amato particolarmente dalla nobiltà femminile per le sue spiccate doti di affezione e compagnia. Nel Cinquecento le grandi famiglie italiane come i De Medici, i Gonzaga, gli Este allevano cani bolognesi per i propri familiari ma anche a scopo diplomatico: il piccolo cane diventa un biglietto da visita, un prezioso “prodotto” da donare alle corti di tutta Europa in occasione di trattati e di contratti matrimoniali. Infatti, fino agli inizi dell’Ottocento, i viaggiatori stranieri, di passaggio a Bologna durante il Grand Tour, indicano l’allevamento dei cagnolini bolognesi come importante voce di esportazione, seconda solo alla vendita di veli e tessuti di seta e di mortadelle.

MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | via Don Minzoni 14
I visitatori con cani, prima o dopo la visita al MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, potranno passeggiare nel Giardino del Cavaticcio sul retro del museo e osservare insieme l’opera Scudo con fontana (1987/1993) di Mimmo Paladino. Nella scultura collocata all’interno della grande vasca che richiama il canale del Cavaticcio, una composta figura maschile dai tratti essenziali si affianca, aderendovi, a un grande disco provvisto di una testa animale, verosimilmente un canide, forse un lupo o un cane, dalla cui bocca sgorga uno zampillo dell’acqua sulla quale la scultura sembra galleggiare. 

Museo Morandi | via Don Minzoni 14
Proprio nei pressi di Casa Morandi si svolse un episodio che coinvolse Morandi e il suo cane, indicativo della personalità dell’artista. Lo racconta Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al Comune di Bologna: “Morandi dava del lei a tutti, anche al suo cane. L’ho sentito dirgli, sotto i portici della Fondazza, ’Lei stia attento a non andare tra le gambe dei passanti’”.

Immagine: Luigi Crespi, Ritratto di gentildonna (1755 circa; olio su tela; Bologna, Museo Davia Bargellini)

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I Musei Civici di Bologna diventano dog-friendly: dog-sitting e percorsi tematici dedicati ai cani


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