Il Museo Ginori di Sesto Fiorentino si presenta. Avrà una governance inclusiva


Governance inclusiva, nuova identità visiva, un sito web con podcast in attesa dell’apertura, e un giardino tra poco restituito alla città: il Museo Ginori di Sesto Fiorentino si è presentato stamani.

Il Museo Ginori di Sesto Fiorentino si è presentato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Ministero della Cultura alla presenza del ministro, Dario Franceschini, del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, del Sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi e del Presidente della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, Tomaso Montanari. Durante la presentazione del museo ai giornalisti si è fatto il punto sui primi passi del nuovo istituto che vedrà una governance inclusiva pensata per valorizzare il ruolo delle associazioni e del territorio, un nuovo logo ideato per raccontare storia, presente e futuro del museo, un sito internet che nasce da un importante investimento sulla digitalizzazione e l’innovazione, e un giardino finalmente restituito alla comunità locale.

Lo storico museo, forte di tre secoli di storia e dal 1965 avente sede in un edificio appositamente progettato, è chiuso dal 2013 e rischiava l’abbandono, se non fosse stato per l’acquisto, nell’autunno del 2017, dell’istituto da parte dello Stato, a seguito di un forte movimento civile, con tanti cittadini che ne hanno chiesto il salvataggio: il ministero aveva infatti investito all’epoca 700mila euro con l’obiettivo di rilanciarlo. Così, nel 2018 è stato siglato l’accordo di valorizzazione tra Stato, Regione Toscana e Comune di Sesto Fiorentino che, il 19 dicembre 2019, ha portato alla costituzione della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, con lo scopo di conservare, catalogare, studiare, comunicare ed esporre uno straordinario patrimonio artistico, storico, sociale ed economico e di rendere la sua ricchissima collezione di manufatti ceramici un bene davvero comune, accessibile e inclusivo, che eserciti un ruolo attivo nel dibattito sul presente e sappia aprire nuove prospettive per il futuro. Il Consiglio di Amministrazione, presieduto da Tomaso Montanari, è composto da Stefano Casciu, Nicoletta Maraschio, Gianni Pozzi e Maurizio Toccafondi. Il direttore è Andrea Di Lorenzo. Lo affiancano nello staff le conservatrici Oliva Rucellai e Rita Balleri.

Nato insieme alla Manifattura di Doccia e all’interno degli edifici destinati alla produzione, il Museo Ginori è stato per quasi trecento anni un museo d’impresa, pensato dal fondatore, il marchese Carlo Ginori, come il contenitore privilegiato della bellezza che la sua fabbrica era in grado di creare. Il Museo custodisce tre secoli di storia del gusto e del collezionismo, rappresentando un unicum a livello internazionale grazie alla ricchezza e alla continuità storica del suo patrimonio, che racconta la storia artistica, sociale ed economica della più antica manifattura di porcellana ancora attiva in Italia. La sua collezione è notificata come complesso di eccezionale interesse storicoartistico e archivistico dal 1962. Comprende circa ottomila oggetti in porcellana e maiolica databili dal 1737 al 1990, un’importante raccolta di modelli scultorei in cera, terracotta, gesso e piombo dal XVIII al XX secolo, lastre in metallo incise e pietre litografiche per la stampa dei decori, un archivio di documenti cartacei e disegni (trecento dei quali appartenenti al fondo Gio Ponti), una biblioteca storica, una biblioteca specialistica e una fototeca. La raccolta include rari manufatti del primo periodo della manifattura, ma anche prodotti seriali di illustri nomi del design industriale italiano, oggetti di lusso e di uso quotidiano, che testimoniano l’evolversi degli stili artistici, del costume, della scienza, delle tecniche produttive e dell’imprenditoria dal Settecento ai giorni nostri. Tra i capolavori, una rarissima raccolta di sculture in cera, calchi di opere dei maggiori maestri fiorentini del Settecento; la Venere de’ Medici, l’Arrotino e l’Amore e Psiche in porcellana bianca (repliche in scala al vero dei celebri marmi degli Uffizi); le eclettiche maioliche per le Esposizioni Universali; e le ceramiche Art Déco di Gio Ponti, direttore artistico di Richard-Ginori dal 1923 al 1930. Dal 1965 il Museo ha sede in un edificio progettato dall’architetto Pier Niccolò Berardi, di proprietà demaniale e affidato alla Direzione Regionale Musei della Toscana, che necessita di importanti lavori di risanamento dopo gli anni di abbandono seguiti al fallimento dell’azienda Richard-Ginori.

Il nuovo Museo Ginori: governance inclusiva, nuova identità visiva, sito web, giardino

Il primo dei punti che sono stati presentati stamani è la nuova governance inclusiva del museo. Con un’innovazione che non ha precedenti in Italia, accanto al Comitato Scientifico (di cui fanno parte Mauro Campus, Flavio Fergonzi, Cristiano Giometti, Cristina Maritano e Diana Toccafondi), la Fondazione si è dotata anche di un Comitato Sociale, composto da tutti i soggetti popolari che ne condividono la missione e desiderano contribuire al suo perseguimento esercitando una funzione consultiva e di supporto. Gratuita e libera, la partecipazione al Comitato Sociale prescinde dalla contribuzione ai fondi di dotazione o gestione ed è regolata da convenzioni, secondo le regole della Magna Charta del volontariato per i beni culturali. Con questa forma di solidarietà orizzontale la Fondazione intende valorizzare l’apporto intellettuale e propositivo del mondo dell’associazionismo, accrescere la capacità di dialogo con il territorio e offrire alla comunità nuove occasioni di crescita culturale e civile.

Per quanto riguarda l’identità visiva, il Museo Ginori ha presentato il nuovo logo, disegnato da Muttnik, studio grafico di Firenze. Il nuovo logo è il risultato di un lavoro di sintesi della sua storia, della sua tradizione artistica e artigianale e del legame inscindibile che lo unisce alla fabbrica e al territorio. Il suo design riprende la sagoma dell’edificio razionalista che lo ospita e quella della cisterna dell’acqua del retrostante stabilimento produttivo Ginori. La stella stilizzata che lo sormonta è tratta da quelle presenti nello stemma della famiglia Ginori, ampiamente utilizzate anche come marca della manifattura. I caratteri tipografici stencil richiamano la decorazione “a stampino”, caratteristica della prima fase di attività della Manifattura di Doccia. L’impiego di maschere pre-sagomate consentiva anche alle maestranze meno esperte di decorare le preziose porcellane. Accanto al blu e all’oro, ricorrenti nei motivi decorativi, i colori che caratterizzano l’identità visiva del Museo Ginori includono anche il rosso, che rimanda alle lotte del movimento operaio che tanta parte hanno avuto nella storia della Manifattura.

È inoltre attivo da oggi il sito web. Il Museo Ginori è infatti ancora chiuso al pubblico, ma ha già tante storie da raccontare. Per ascoltarle, da oggi è online il primo nucleo del sito museoginori.org che a breve renderà accessibile a tutti il ricchissimo patrimonio artistico e documentale delle collezioni. Lanciare un sito a museo chiuso è stato ritenuto utile per promuovere un’altra idea di museo, portando in primo piano quello che comunemente rimane nascosto, ovvero il suo essere un centro di ricerca e di produzione culturale e una comunità impegnata a sviluppare un dialogo critico sul passato, sul presente e sul futuro. Nasce da questa visione l’idea di mettere al centro della landing page temporanea un podcast, che racconta a parole il senso di un museo che al momento non si può vedere, ma è vivo e pronto a condividere conoscenza. Disegnato e sviluppato da Cantiere Creativo, il sito sarà aperto, inclusivo e accessibile, con una particolare attenzione alle esigenze degli utenti ipovedenti e non udenti. La sua tecnologia si basa su Dato CMS, un prodotto italiano già sperimentato con successo dagli Uffizi e dal Ministro dell’Innovazione e della Trasformazione Digitale. Pur essendo una fondazione di diritto privato, la Fondazione Ginori ha scelto di investire sulla creazione di una soluzione che rispetti pienamente gli standard richiesti alle pubbliche amministrazioni dal Codice dell’Amministrazione Digitale e di mettere a disposizione gratuitamente le soluzioni tecnologiche e di design che ha commissionato e di cui detiene i diritti, in modo che siano riusabili anche da altri soggetti pubblici.

Infine, il giardino è stato restituito alla città: in attesa di riaprire le sue porte al pubblico al termine dei lavori di ristrutturazione e riallestimento, a partire dalla terza settimana di maggio il Museo Ginori spalancherà i cancelli del suo giardino, un grande spazio verde, finalmente di nuovo aperto alla comunità di Sesto Fiorentino.

Le dichiarazioni

“Ho intenzione di proporre le risorse necessarie per completare il Museo Ginori entro la fine della legislatura, dando così certezza del finanziamento per coprire tutti i lavori previsti”, ha dichiarato il ministro della cultura Dario Franceschini. “Per fare questo sarà molto importante la collaborazione tra i vari livelli istituzionali e la Fondazione. Quella del Museo Ginori è una bella storia che, sono certo, sarà anche di grande successo. Intorno a questa collezione c’è stata una mobilitazione popolare vera e spontanea che ha indotto il Ministero della cultura a varare il recupero dei luoghi per il Museo e alla nascita della Fondazione”.

“Il patrimonio del Museo Ginori”, ha spiegato il presidente della fondazione Tomaso Montanari, “tiene insieme alcuni apici della storia dell’arte italiana con la storia del movimento operaio. Mentre il Ministero della Cultura continua l’impegnativo recupero dell’edificio, la Fondazione inizia a svolgere il suo compito: raccontare questo insieme, che ha pochi paragoni al mondo. Per questo si è dotata di uno staff che le ha consentito di inventariare la collezione e ha affidato ad alcuni fra i migliori professionisti la creazione del logo e dell’immagine coordinata del Museo, e la realizzazione di un sito bello, accessibile e sostenibile. È il debutto in pubblico di una Fondazione che vuole tenere insieme in ogni passo la produzione e redistribuzione della conoscenza con la più ampia partecipazione delle cittadine e dei cittadini. Il Comitato sociale, vera innovazione nel panorama delle fondazioni culturali, permetterà di articolare in concreto questa missione”.

“Dopo l’acquisto del 2017 e la costituzione della Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia nel 2019, vivo questo ulteriore passo con molta emozione”, ha dichiarato Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana. “La salvaguardia e la valorizzazione di una collezione eccezionale e unica come questa, che possiede una storia costellata di figure importantissime sul piano dell’arte, dell’artigianato e della produzione industriale, rappresenta un fatto storico prima di tutto. Ma è anche un atto culturale di profonda civiltà: i manufatti Ginori sono diventati arte e come tali sono eterni, vivi e contemporanei purché lasciati in grado di raccontare. Quello che sarà fatto grazie al nuovo progetto e all’attività presentati oggi è una grande operazione con la quale la Toscana avrà un’altra occasione per parlare al mondo”.

“Per la nostra città”, spiega Lorenzo Falchi, Sindaco di Sesto Fiorentino, “la Ginori e il suo museo rappresentano un luogo di identità, di storia, il crocevia di tante generazioni di sestesi, di artisti che con le loro mani hanno creato opere uniche e di straordinaria bellezza. Con la nascita della Fondazione, insieme al Ministero della Cultura e alla Regione Toscana, abbiamo messo al sicuro questo inestimabile patrimonio, legandolo al nostro territorio e avviando un percorso di rinascita che oggi segna una tappa fondamentale”.

Nella foto, l’edificio del Museo Ginori

Il Museo Ginori di Sesto Fiorentino si presenta. Avrà una governance inclusiva
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