Musei Piemonte, un piano di interventi per valorizzare opere inedite dei depositi


Un articolato piano di interventi coinvolge opere custodite nei depositi di Palazzo Carignano, Villa della Regina, Castello di Agliè e Castello di Racconigi. 

Un programma di conservazione e di valorizzazione è dedicato al patrimonio nascosto dei depositi dei musei del Piemonte: rientra nel progetto Sleeping Beauty ed è promosso e finanziato dalla Direzione Generale Musei del MiBACT. Nel 2020 la Direzione Generale Musei ha assegnato l’importo complessivo di 40mila euro per elaborare un articolato piano di interventi che coinvolge opere custodite nei depositi di Palazzo Carignano, Villa della Regina, Castello di Agliè e Castello di Racconigi. 

Oltre 180 pezzi, a cui si aggiungono album di fotografie con quasi 700 immagini, che compongono un corpus interessante e significativo, eterogeneo per materiali, tecniche esecutive, datazione e ambito di provenienza geografica, e rappresentativo della multiforme realtà che caratterizza il patrimonio gestito dalla Direzione regionale Musei. 

Elaborati ed eseguiti sotto la direzione dello staff che opera nel Laboratorio di restauro di Palazzo Carignano, gli interventi conservativi sono giunti a conclusione e attualmente sono in fase di studio le attività per far conoscere l’unicità e la bellezza di queste opere, inedite per il pubblico, ma in gran parte poco note anche agli addetti ai lavori. Compatibilmente con l’evolversi del quadro epidemiologico, nelle sedi museali sono previsti incontri, mostre, visite tematiche e occasioni di approfondimento, in parallelo a conferenze in streaming. 

Per quanto riguarda Palazzo Carignano, sono state sottoposte a restauro, nell’ambito dell’iniziativa, due porzioni di boiserie: una, dipinta da Giovanni Battista Crosato, raffigura Apollo e Clizia tratti dal IV libro dalle Metamorfosi di Ovidio, l’altra presenta putti che giocano realizzati a monocromo da autore ignoto. Entrambi i pannelli decoravano, molto probabilmente, le sale del piano nobile dell’Appartamento di Mezzogiorno dei Principi di Carignano e furono donati dal re di Sardegna Carlo Emanuele III come dote per le nozze, celebrate nel 1740, tra il principe di Carignano Luigi Vittorio e Cristina Enrichetta d’Assia-Rheinfels-Rotenburg, sorella di Polissena, seconda moglie del sovrano scomparsa qualche anno prima.

A Villa della Regina, protagonista è stato il restauro di una tela di grande formato, databile all’ultimo quarto del Seicento. Il soggetto è quello delle Quattro Stagioni, rappresentate attraverso figure allegoriche, distinte da simboli come i fiori per la primavera, le spighe per l’estate, i rami secchi per l’inverno e i racemi d’uva per l’autunno, su cui si erge la personificazione del tempo, un personaggio maschile barbuto e alato che impugna una falce. Attribuito a Giovanni Battista Brambilla, allievo di Charles Dauphin attivo per la corte sabauda nella seconda metà del Seicento, il dipinto è documentato nel 1845 al centro del soffitto di una sala del secondo piano di Villa della Regina, ma ne rimane ignota la collocazione originaria.

Al Castello di Agliè è stata focalizzata l’attenzione sui papiers peints, splendide tappezzerie in carta risalenti agli anni in cui soggiornarono nella residenza Carlo Felice (1824-1831) e la consorte Maria Cristina di Borbone-Napoli (1824-1849). Oltre agli esempi che si possono ancora ammirare in diversi ambienti, nei depositi si conservano molti rotoli di pannelli e bordure della stessa epoca, accanto ad alcuni di datazione più tarda, per un totale complessivo di 1.860 metri lineari di materiale che offre ben 177 moduli decorativi differenti. Nell’ambito dell’iniziativa è stato possibile svolgere la manutenzione conservativa, con operazioni di pulitura e consolidamento, e il condizionamento delle carte dipinte, nonché prevederne migliori condizioni di conservazione e realizzare una schedatura tecnica.

Infine, per quanto riguarda il Castello di Racconigi, sono stati individuati due nuclei di opere: un intervento si è concentrato su armi e manufatti etnografici dell’Armeria, un ambiente di deposito al piano terreno dell’ala di levante che custodisce circa 450 pezzi legati ai viaggi e alle visite diplomatiche a cui presero parte gli ultimi due re d’Italia, Vittorio Emanuele III e Umberto II. Sono stati selezionati e restaurati un’armatura di manifattura ottomana e cinque armi, una di ambito europeo, precisamente svedese, e quattro di matrice extra-europea, africana e turco-ottomana, aggiungendo così un ulteriore tassello a un più ampio programma per il riordino della raccolta finalizzato a includerne le meraviglie nel percorso di visita. Un altro intervento si è invece concentrato sul vastissimo fondo di fotografie storiche presente nel Castello con oltre 18.000 scatti. Operazioni di condizionamento e manutenzione conservativa hanno riguardato dieci album, per un insieme di 696 fotografie relative ai soggiorni che Umberto II ebbe modo di trascorrere in Nord Europa, Africa e Sudamerica tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. D’altronde quello per la fotografia fu un interesse particolarmente sentito in famiglia e coltivato soprattutto dalla madre, la regina Elena, appassionata fotografa che usava stampare personalmente i propri scatti, tanto da aver fatto allestire un apposito gabinetto per lo sviluppo delle riprese al secondo piano ammezzato del Castello.

Nell’immagine, il Castello di Agliè. Ph.Credit 

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