Un archetipo della sedia: la poltroncina Luisa di Franco Albini


È una delle sedie più famose della storia del design italiano: la sedia 832 Luisa di Franco Albini, progettata nel 1939 e poi modificata fino al 1955, è un classico nonché un archetipo della sedia. E ancora oggi è in produzione.

Il suo numero identificativo è 832. Per tutti però è un oggetto di design familiare: è la sedia Luisa progettata da uno dei più importanti designer e architetti italiani del Novecento, Franco Albini (Robbiate, 1905 – Milano, 1977). Si potrebbe dire che la sedia Luisa (per esteso, la “sedia 832 Luisa”), ha avuto diverse vite, perché diverse sono state le sue edizioni, ovvero cinque in tutto: alla prima del 1939 sono infatti seguite altre edizioni nel 1942, nel 1949, nel 1950 e nel 1954, e infine nel 2008 la quinta edizione è stata nuovamente messa in produzione dalla Cassina SpA che ha rilevato l’ultima versione, che negli anni Cinquanta era prodotta dalla falegnameria Poggi di Pavia (e che vinse peraltro il Compasso d’Oro nel 1955). Soltanto nell’ultima edizione, peraltro, la sedia ha preso il nome di “Luisa”, che era l’assistente di Albini all’epoca, nonché moglie del suo collaboratore Gino Colombini.

La sedia Luisa è una delle opere più note di Franco Albini, in grado di distinguersi per il suo design elegante, semplice ed essenziale, che si fa notare per le sue linee geometriche, squadrate, pulite, costruite con solidi regolari e rettilinei, tipiche degli oggetti e degli edifici di Albini. Scopo dell’architetto era infatti quello di creare una sorta di archetipo della sedia, sottolineando, tramite la contrapposizione tra volumi e colori, la differenza tra la struttura e la seduta (e per evidenziare ulteriormente questo aspetto, si noterà che i volumi sono spezzati: lo schienale infatti non è unito alla seduta). Si tratta dunque di una semplicità apparente, come ha sottolineato la studiosa Silvana Annicchiarico: “La purezza formale che si evince dalla discontinuità delle parti è espressione di un’attenzione privilegiata concessa agli incastri e ai punti di connessione. I giunti, realizzati con l’ausilio di viti o a incastro, fissano i rapporti geometrici tra i componenti, e determinano le sezioni del legno che aumentano in vista degli attacchi, laddove c’è maggior sforzo da sopportare”. Luisa è stata inoltre progettata con forme che potessero adattarsi a vari ambienti della casa. Una delle caratteristiche distintive della sedia Luisa è infatti la sua versatilità. Grazie al suo design geometrico e alla sua costruzione robusta, può essere utilizzata in diverse situazioni, dalle sale da pranzo alle sale riunioni, dai caffè ai ristoranti. In ultimo, in fase di progettazione si tenne anche conto della possibilità di produrre facilmente la sedia in serie.

La sedia Luisa ambientata. Foto: Cassina
La sedia Luisa ambientata. Foto: Cassina
La sedia Luisa prodotta oggi da Cassina
La sedia Luisa prodotta oggi da Cassina. Foto: Cassina

Per quanto riguarda la struttura, Albini volle distinguere in maniera netta il telaio e la seduta: il telaio è in legno (con tre varianti: frassino naturale, frassino tinto nero e noce Canaletto), mentre sedile e schienale hanno struttura in acciaio con cinghie elastiche e imbottitura in poliuretano espanso, schiumato a freddo e rivestito di tessuto o pelle di diversi colori (dal grigio al rosso, dal verde al blu passando per il bianco, toni quasi sempre accesi e squillanti in opposizione dunque ai colori del telaio).

“La poltroncina Luisa”, spiega Cassina, “nasce da un percorso di ricerca durato quindici anni, incentrato sulla creazione di un archetipo che potesse identificare gli elementi essenziali della sedia e i suoi possibili utilizzi all’interno della casa. Un modello ideale, in cui Franco Albini esprime la poetica di ‘sostanza nella forma’ aumentando lo spessore dei singoli elementi in legno nei punti di giunzione tra le parti. Dopo svariati interventi di perfezionamento, l’ultima versione definitiva, presentata nel 1955, valse all’autore il premio Compasso D’Oro ADI. La struttura rappresenta una sintesi formale in cui seduta e schienale sono costituiti da due piani geometrici sospesi su una sottile struttura in legno con fianchi a cavalletto. Luisa è un oggetto senza tempo, fatto di tecnica e materia pura”.

Quattro sedie Luisa del 1955. Foto: Cambi Aste
Quattro sedie Luisa del 1955. Foto: Cambi Aste
La sedia Luisa progettata nel 1955 per Poggi
La sedia Luisa progettata nel 1955 per Poggi
Il progetto della Sedia Luisa. Foto: Fondazione Franco Albini
Il progetto della Sedia Luisa. Foto: Fondazione Franco Albini

La prima edizione della sedia, che prevedeva supporti sia nella parte anteriore che in quella esteriore, era stata prodotta (in legno curvo incollato) per l’arredamento di Villa Pestarini, costruita a Milano nel 1938, uno dei più interessanti edifici del razionalismo italiano. La seconda venne prodotta dall’azienda Saffa, la terza da AR.AR., mentre la quarta era disegnata per la Knoll. Fu proprio alla fine degli anni Quaranta che Albini si concentrò sui punti di giuntura per irrobustirli facendo diventare dunque la sedia ancor più essenziale rispetto a quand’era stata progettata. L’ultima versione della sedia include infatti soltanto quattro viti poiché è quasi tutta fatta a incastri che costituiscono dunque l’elemento più importante dello schema a cavalletto che dà forma alla sedia Luisa, coi fianchi uniti tra loro da traverse (quella posteriore sostiene lo schienale che, libero, consente un movimento a bilanciere). La quinta edizione, come anticipato, garantì ad Albini il Compasso d’Oro: “La Giuria, di fronte alla ragguardevole produzione presentata quest’anno nel campo delle sedie e delle poltrone”, si legge nella motivazione, “ha riconosciuto al termine della discussione l’interesse ed il livello della problematica suscitata dalla sedia disegnata dall’arch. Albini, sia per la soluzione elementare del raccordo gambe - bracciolo - schienale, che per, l’organicità formale degli innesti del materiale, che per gli incastri visibili, che per i problemi produttivi collegati alla intera concezione della struttura. Con l’assegnazione del premio ‘La Rinascente Compasso d’oro 1955’ oltre ad affermare l’ingegnosità e la proprietà concettuale delle soluzioni tecniche estetiche intrinseche all’oggetto presentato, e oltre a segnalare la costanza e l’impegno che il designer da anni va ponendo nel modificare e rivedere continuamente il proprio operato, si vuole altresì proporre ai produttori italiani ed al pubblico i problemi che la sedia di Albini suscita”.

Il lavoro di Franco Albini è stato tra i più riconosciuti nel mondo del design e dell’architettura per la sua attenzione ai dettagli, alla funzionalità e all’estetica. La sedia Luisa, che è entrata a far parte di importanti collezioni come quella del MoMA di New York o del Museo del Design della Triennale di Milano, è un esempio emblematico della sua capacità di creare pezzi di design che uniscono forma e funzione in modo elegante. Ed è ormai un grande classico del design italiano che continua a essere apprezzato e utilizzato in tutto il mondo.


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