Viaggio nei laboratori di Factum, dove si creano sorprendenti facsimili dei capolavori dell'arte


Factum Arte è un atelier dove si creano sorprendenti facsimili ad altissima fedeltà dei capolavori della storia dell’arte. Dai laboratori di Factum, situati a Madrid, escono copie che raggiungono tutto il mondo. Un viaggio esclusivo dentro a Factum.

Da Factum Arte, a Madrid, si respira un’atmosfera unica, affascinante e sorprendente. Non è un museo né una galleria d’arte: è un luogo dove storia, antichità e bellezza dialogano con le tecnologie digitali di ultimissima generazione. Bozzetti di frammenti classici, di busti rinascimentali e statue barocche, calchi di opere plastiche d’ogni epoca, provenienza e dimensione; bassorilievi, geroglifici e sarcofagi convivono con riproduzioni di antiche mappe, repliche di tele di Monet e di Caravaggio, ma anche con fotografie contemporanee e prove d’autore di Marina Abramovic. Tutto ciò è riunito in maniera apparentemente casuale, un po’ disordinata e anche polverosa, in un enorme capannone che, un tempo, ospitava un’impresa di componenti elettriche e che, oggi, almeno dall’esterno, sembra semiabbandonato.

Un laboratorio di idee e di ricerca

Ci troviamo nel quartiere periferico di San Blas, a una decina di chilometri da Puerta del Sol. Factum (come lo chiama chi ci lavora) è un enorme opificio, un laboratorio di idee dove si incrociano professionalità diverse, tra arte e tecnologia, scienza e manifattura, artigianato e ricerca high tech. Il tutto immerso tra i rumori stridenti di una officina meccanica e i battiti continui di un cantiere edile.

Qui si fabbricano le opere d’arte del presente e si studiano, ma talora anche riproducono, i capolavori del passato. È proprio qui, per esempio, che sono stati creati e assemblati i frammenti del Colosso di Costantino I (o meglio, le copie dei frammenti) per ricostruire la leggendaria statua romana presentata nella mostra Recycling Beauty, alla Fondazione Prada di Milano nel 2022; lo stesso Colosso che oggi può essere ammirato nel Giardino di Villa Caffarelli, a Roma. È qui che, per restare nell’ambito dell’Italia, è stata creata la copia delle Nozze di Cana di Veronese, l’enorme tela del Louvre che, in origine, fu dipinta per il refettorio del monastero di San Giorgio Maggiore, a Venezia, dove, per l’appunto, nel 2006 è stato ricollocato il facsimile realizzato a Madrid. Proviene da quest’incredibile fucina, infine, anche la replica 2.0 della Natività di Caravaggio, opera trafugata dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo nel 1969 e mai ritrovata. La grande tela è stata ricostruita sulla base di vecchie immagini e dal 2015 collocata sull’altare al posto dell’originale.

Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Adam Lowe
Adam Lowe

Un parco giochi per artisti contemporanei

“Factum Arte è un vero e proprio parco giochi per artisti contemporanei”, ci spiega Giulia Fornaciari, giovane italiana che da qualche anno si occupa della comunicazione di Factum Arte e di Factum Foundation, la fondazione “gemella”, che ha sede sempre a Madrid. “Questo è il luogo perfetto dove grandi artisti come Marina Abramovic, Marc Quinn e Shezad Dawood, solo per citarne alcuni, possono sviluppare in totale libertà le loro idee creative, in dialogo con il know how di Factum e con l’aiuto delle più avanzate tecnologie digitali”.

Factum Arte nasce nel 2001, per iniziativa di Adam Lowe, artista britannico innamorato della Spagna, insieme agli amici spagnoli Manuel Franquelo, ingegnere ed esponente del fotorealismo pittorico, e Nando Guereta, esperto in tecnologie. È un’impresa pensata per offrire agli artisti contemporanei soluzioni tecniche e operative alle loro esigenze creative, senza rinunciare alla sapienza antica e alla manualità tradizionale. Si tratta di un vero e proprio workshop permanente, in grado di gestire l’intero processo creativo: dalla fase concettuale fino alla produzione fisica di un’opera d’arte (o di una serie), che qui viene trattata con la stessa cura di un oggetto di design contemporaneo.

Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
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Factum Arte
Factum Arte

Un approccio interdisciplinare

L’approccio è sia teorico che pratico, ma soprattutto è interdisciplinare. A Madrid, infatti, Lowe ha riunito in questi anni una sessantina di eccellenti professionisti internazionali dai talenti diversi: alcuni provenienti dal mondo delle Belle Arti, come pittori, scultori e restauratori; altri di formazione più tecnica, come architetti, ingegneri e informatici, che si dedicano all’I+D, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. “Factum unisce le competenze tecnologiche e digitali all’esperienza di carattere artigianale, due aspetti fondamentali della creatività e complementari tra loro”, spiega Juan Carlos Andrés Arias, direttore del workshop, da ventidue anni impiegato nell’azienda di San Blas. Di recente, Arias ha realizzato una copia del San Sebastiano di Bernini del Museo Thyssen (deposito di una collezione privata), utilizzando una tecnica antica come il calco all’italiana, lo stesso usato da Michelangelo, con una resina di recente produzione. “Bernini è straordinario perché disegna con il marmo”, aggiunge Juan Carlos, “ma alla vista e al tatto la nostra scultura in materiale sintetico sembra identica all’originale”.

Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte

La tecnologia al servizio dei beni culturali

Factum adotta la stessa filosofia (ossia un approccio high tech mai invasivo) nello studio per la conservazione del patrimonio artistico e culturale internazionale. “Adam Lowe è ossessionato dalla mappatura della superficie materica degli oggetti”, ci spiega Giulia Fornaciari, “che considera una parte fondamentale della storia di un dipinto, di una statua, di un bassorilievo, ma anche di un tessuto e persino di un albero… ”. Nel 2009 nasce infatti Factum Foundation for Digital Technology in Preservation, proprio in seguito alla richiesta da parte del governo egiziano di scannerizzare l’interno della tomba di Tutankhamon, nella valle dei Templi in Egitto, con i suoi straordinari dipinti a rilievo e geroglifici murali. “Se è possibile scansionare in 3D, in alta risoluzione, un oggetto, un’opera d’arte, un monumento”, prosegue Giulia, “è possibile anche farne una copia identica”. Factum realizza proprio in quegli anni il facsimile della tomba di Tutankhamon, collocandolo poi un padiglione apposito, nella stessa Valle dei Templi, per evitare che la massa dei turisti comprometta la conservazione della tomba originale. “Il concetto di alta definizione”, conclude Giulia, “è diverso però da quello comunemente inteso: per noi significa acquisire la maggior quantità di dati possibili, che permettono di replicare un oggetto in scala 1:1”.

Factum Foundation studia, dunque, le opere d’arte del passato con le tecnologie del presente e, talora (per esigenze diverse e su richiesta precisa dei legittimi proprietari o gestori del patrimonio culturale) crea facsimili identici agli originali nel momento attuale, ossia con i segni del tempo, le imperfezioni e gli interventi di restauro del passato. I materiali impiegati, invece, sono diversi: meno pregiati, talora anche artificiali e molto più resistenti; tutti però tecnicamente indistinguibili al tatto e alla vista, con una cura assoluta dei minimi dettagli e una resa delle sfumature anche impercettibili di colore.

Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte
Factum Arte

Scanner e tecnologie digitali non invasive

“Factum Foundation”, sottolinea Carlos Bayod Lucini, direttore di digitalizzazione e progetti, “si occupa del patrimonio storico, culturale e artistico sotto il profilo della documentazione non invasiva. Sviluppa, cioè, le tecnologie necessarie per scansionare le opere, attraverso scanner 3D di altissima definizione, molti dei quali non presenti sul mercato, ma direttamente progettati qui a San Blas”.

Da Factum gli scanner sono autentiche star e hanno tutti, curiosamente, nomi di donna. Veronica è una sorta di navicella spaziale dalla forma sferica, che permette di scannerizzare il busto di una persona in soli tre secondi, con un metodo unico al mondo. Non a caso, nel 2016 questo curioso apparecchio è stato oggetto di una mostra interattiva alla Royal Academy di Londra, per esplorare tutte le potenzialità del ritratto in 3D, con l’uso della fotogrammetria. Lucida è invece il nome di uno strumento portatile in grado di scannerizzare le superfici degli oggetti in 3D, ma solo in bianco e nero. La rivoluzione arriva, invece, con Selene, lo scanner di nuova generazione concepito e testato proprio nel reparto di I+D interno a Factum: permette di scannerizzare e riprodurre superfici in tre dimensioni anche a colori, grazie a una fotometria stereo, con quattro fotocamere che lavorano in contemporanea.

La prima a sperimentare l’efficacia di Selene è stata la Biblioteca Bodleiana di Oxford, che grazie a questo tipo di indagine ha scoperto in un volume del IX secolo tracce di un commento scritto a mano da Eadburg, una donna, forse una monaca. Tutti questi scanner sono in grado di documentare in altissima qualità la superficie di un quadro, con i rilievi, le crepe, i depositi di sporco e persino le gocce di pittura, riproducendo la tridimensionalità di un oggetto considerato in maniera convenzionale “piatto”.

Nell’azienda spagnola esistono poi vere e proprie sale macchine che contengono enormi stampanti, che a loro volta permettono di ricreare superfici tridimensionali simili in tutto e per tutto alla tela di un dipinto. Nascono così repliche perfette nella fattura, che non sono assolutamente dei falsi, ma dei facsimili, ossia delle copie contemporanee, dichiarate tali senza volontà di inganno.

Lo scanner Veronica
Lo scanner Veronica
Lo scanner Lucida
Lo scanner Lucida
Il sistema Selene
Il sistema Selene

Un archivio di dati per le generazioni future

Adam Lowe, fondatore e anima di Factum, è un artista britannico colto e appassionato, che ha ben chiare le potenzialità e gli obiettivi della fondazione che dirige da ormai più di vent’anni. “Siamo nel terzo millennio e nessun museo al mondo è ancora in grado di documentare in maniera sistematica le superfici delle proprie opere”, spiega. “Si parla tanto di digitalizzazione, ma ci si limita alla presenza online di archivi di immagini accessibili e scaricabili, spesso anche gratuitamente, sulle pagine web istituzionali”.

Lowe insiste sulla straordinaria opportunità che le tecnologie digitali sviluppate in seno a Factum offrono alle istituzioni pubbliche e private, per avanzare nello studio, nella tutela e nella conservazione del patrimonio mondiale per le generazioni future. “Prima gli esperti guardavano le opere d’arte e i monumenti solo con i propri occhi, senza nessun tipo di intermediazione. Oggi diversi metodi diagnostici permettono di analizzare una tela o una tavola, un bassorilievo, una scultura, persino un tessuto, un libro o un manoscritto come veri e propri oggetti. Dagli anni Novanta, i raggi X e gli infrarossi sono ormai adottati ovunque, nei musei e nei laboratori di restauro, ma nessuno ancora scansiona, documenta e conserva i dati relativi alla superficie di un’opera. Il primo museo a installare con questo scopo uno dei nostri scanner 3D è stata la National Gallery di Londra!”.

Factum Arte
Factum Arte
Facsimile di Rubens eseguito per una mostra a Mantova, Palazzo Te
Facsimile di Rubens eseguito per una mostra a Mantova, Palazzo Te

Facsimile, copia fedele a un’opera del passato

Il concetto di facsimile, ossia di riproduzione identica, realizzata nel presente, di un oggetto creato nel passato, non ha però alcuna accezione di falsità. Anzi. “Tutto il nostro lavoro è focalizzato nel rivelare la verità di un’opera d’arte”, prosegue con enfasi Adam Lowe. “Non creiamo falsi, ma copie dichiarate, senza alcuna volontà di inganno. Bisogna separare il concetto di originalità da quello di autenticità: anche un facsimile, una replica identica all’originale, può contenere quell’aura in grado di trasmettere la forza espressiva o la bellezza estetica di un capolavoro”.

La questione delicata, dal punto vista teorico e soprattutto etico, riguarda però il possesso dei dati registrati e la gestione dei diritti di immagine delle opere riprodotte. “Dal punto di vista etico, il problema non sussiste”, conclude Giulia Fornaciari, “perché Factum non è proprietaria dei dati che acquisisce attraverso le scannerizzazioni, che appartengono solo ai custodi e ai proprietari delle opere”.

Le tecnologie di Factum non servono solo per ragioni di recupero, di riproduzione o di tutela di un bene storico o artistico perduto o in condizione di precarietà materiale. Interessante è, infatti, il caso di studio della tavola gotica del Museum Catharijneconvent di Utrecht, opera di un anonimo Maestro della Lamentazione: una Crocifissione che oggi appare dipinta su fondo blu, elemento decorativo di moda nel XVIII secolo. A un’attenta analisi, si nota che i quattro angeli ai lati del crocifisso a malapena risaltano sul fondo, così come il rosso delle gocce del sangue che spilla dal corpo di Gesù. Ciò significa che la tavola, risalente al XIV secolo, probabilmente aveva uno sfondo originale diverso, forse dorato. La maniera migliore per studiare e confrontare le due supposte versioni è perciò creare una copia identica, ma con lo sfondo in oro.

Adam Lowe conclude ribadendo la sua convinzione del valore scientifico di Factum Foundation e dell’importanza della formazione di giovani studiosi che sappiano utilizzare al meglio le tecnologie applicate al patrimonio del passato. “Il futuro dipende da come le persone, le istituzioni e i governi valuteranno il nostro lavoro tecnico, in un’ottica di studio e di preservazione. Come fondazione, dipendiamo dalla raccolta di denaro pubblico e privato. Cerchiamo per questo anche di documentare tutti i progetti realizzati della Factum Foundation (un’attività che è andata intensificandosi in maniera esponenziale dal 2019 a oggi) pubblicando volumi consultabili anche nel nostro sito web”.


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