Musei e digitale: non bastano i social. L'esperienza del Museo del Duomo di Vercelli


Il Covid-19 ha messo tutti i musei davanti alla sfida del digitale. Ma una presenza sui social non è sufficiente. Occorre sapersi trasformare. Ecco l'esperienza del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli.

La sfida del digitale per i musei italiani rappresenta un vero e proprio confronto che non possiamo più esimerci dall’affrontare. L’emergenza sanitaria Covid-19 ci ha messo di fronte ad un problema ben conosciuto ma mai esaminato del tutto. Come molti esperti del settore hanno sottolineato nei mesi scorsi, non basta essere presenti sui social per dichiarare la propria attitudine alle nuove forme di comunicazione. Infatti, la mera presenza porta a chiari errori di valutazione che sfociano poi in video fai da te o in altre forme comunicative poco appetibili. La propensione al digitale va prima di tutto compresa e solo successivamente sviluppata, tenendo conto delle proprie competenze, spesso trasversali, e delle proprie risorse finanziarie e strumentali.

La Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare di Vercelli ha intrapreso da alcuni anni un percorso di trasformazione, confluito nel piano strategico 2019-2022, per cui l’ente ha iniziato a rapportarsi alla sfera digitale con progetti dedicati nei diversi ambiti di competenza. A monte vi è stata una riflessione sulle forme comunicative utilizzate e un’autovalutazione delle proprie capacità. Un costante monitoraggio dei pubblici, attraverso questionari di gradimento e analisi insight dei propri canali di comunicazione, è stato il punto di partenza per riflessioni specifiche e investimenti in termini di formazione del personale e consulenza.

Da queste considerazioni, ad esempio, è nato un progetto di gamification con realtà aumentata dal titolo Hwaet! The Vercelli Book Saga, in collaborazione con l’Istituto di Tecnologie Didattiche del CNR di Palermo e la società Bepart di Milano. La necessità di utilizzare nuovi linguaggi, attrarre e raggiungere nuovi pubblici è stata alla base del videogioco che inizialmente avrebbe dovuto essere fruito esclusivamente negli spazi museali, ma che, a seguito del lockdown, è stato ripensato e ampliato con una versione online scaricabile dagli app store, disponibile dal prossimo autunno. Va sottolineato che il progetto non avrebbe potuto nascere senza gli investimenti di due fondazioni bancarie che operano sul territorio, quali Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Una sala del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli
Una sala del Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli

L’apporto finanziario di fondazioni bancarie, quali Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli e Compagnia di San Paolo, è alla base anche di una più ampia metamorfosi che l’ente sta affrontando in questi ultimi anni a livello interno e in stretta sinergia con gli altri musei del territorio, appartenenti al sistema museale MUVV - Musei di Vercelli e Varallo. Un ambizioso progetto di rete che vede coinvolti non solo i musei, ma anche una serie di consulenti e formatori con i quali è stato intrapreso un percorso formativo teso a migliorare e consolidare gli strumenti digitali nei diversi ambiti di competenza delle realtà museali: valorizzazione, didattica, ricerca, diagnostica e digitalizzazione.

Riuscire ad essere digitali, a creare prodotti di valore, è una sfida che i musei italiani devono intraprendere. Per farlo è necessaria una chiara consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, superabili grazie al dialogo e alla collaborazione con altri settori produttivi. Solo così si potrà davvero restare connessi con il pubblico, in maniera efficace.

Questo contributo è stato pubblicato originariamente sul n. 7 della nostra rivista cartacea Finestre sull’Arte on paper. Clicca qui per abbonarti.


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Timoty Leonardi

L'autore di questo articolo: Timoty Leonardi

Direttore della Fondazione Museo del Tesoro del Duomo e Archivio Capitolare di Vercelli.
Docente a contratto del corso di Museologia del contemporaneo presso l’Accademia di Belle Arti Europea dei Media di Novara.
Co-fondatore dell’associazione culturale AMALIA (Archivi Manoscritti Libri Antichi) che opera nell’ambito della consulenza, conservazione, organizzazione di eventi e progetti culturali.
Dal 2010 Project manager ed executive editor del progetto Legature antiche e di pregio in Piemonte, promosso da Regione Piemonte e dal Centro Studi Piemontesi.
Membro del Consiglio direttivo della Società Storica Vercellese e del Comitato scientifico del progetto Ius Illuminatum della NOVA School of Social Sciences and Humanities di Lisbona.


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