Il problema dei volontari nei beni culturali è che si sovrappongono ai professionisti


Il volontariato nei beni culturali impoverisce l'intera economia, perché nel settore i volontari si sovrappongono ai professionisti: così, i professionisti non guadagnano, e lo Stato non incassa le relative tasse. Ma lo Stato dovrebbe scegliere: o sta coi professionisti, o con i volontari.

Da vari giorni sul web corre una vivace polemica a proposito del FAI e del volontariato nel campo dei Beni Culturali. Concentrare l’attenzione e le critiche sul FAI è fuorviante. È un ente no-profit, che non significa ente di beneficenza: perché ora dovrebbe cambiare e pagare i professionisti, se da anni viene incensato per il suo uso dei volontari? Gode di spazi sulla TV di Stato; nel 2017 ha ricevuto dal Presidente Mattarella una targa di riconoscimento all’impegno dei volontari. Stesso discorso vale per il Touring Club Italiano: gli hanno affidato persino il Palazzo del Quirinale.

Sono le istituzioni che dovrebbero invertire la rotta. Il mondo dei beni culturali si regge da anni su migliaia di associazioni culturali, enti senza fini di lucro, pro loco e simili. Questa è la forma con cui le amministrazioni risolvono le carenze di organico e la mancanza di fondi, senza guardare oltre il loro naso. Ci sono persino bandi riservati ad associazioni di volontariato. Il tutto in contrasto con le norme fiscali italiane, che non danno alle associazioni la possibilità di tanti movimenti e azioni.

“C’è spazio per tutti” e “un volontario non toglie nulla a voi”: sono due frasi scritte nei giorni scorsi dai volontari del FAI come replica alle accuse di tante guide. Non è vero. La serena coesistenza e collaborazione si verifica solo nei settori in cui i volontari svolgono ruoli ben diversi dai professionisti. In caso di terremoti i volontari si aggiungono al personale della Protezione Civile o dei Vigili del Fuoco; i medici che vanno in Africa non tolgono il posto ai colleghi in Italia; chi distribuisce pasti alla Caritas e Sant’Egidio non fa concorrenza ai ristoranti di Trastevere.

Visita con guida professionista
Visita con guida professionista

Invece nel mondo dei beni culturali i volontari si sovrappongono e si sostituiscono ai professionisti. Per ogni volontario che svolge una visita, una guida abilitata non lavora. Si dice continuamente: "Il volontariato permette di realizzare tante cose altrimenti impossibili per mancanza di fondi”. Falso. Il volontariato impoverisce l’intera economia. Per ogni persona che lavora gratis ne rimangono due senza retribuzione (il volontario e il professionista che rimane a casa), le casse dello Stato non introitano le relative tasse e non gira l’economia che uno, guadagnando, avrebbe messo in moto.

Il principale motivo per cui il FAI è ammirato sta nella sua opera per la tutela, l’apertura e la possibilità di visita di siti che altrimenti sarebbero abbandonati e chiusi. Se si limitasse a questo tipo di azioni, potremmo solo applaudirlo. Invece in moltissimi casi organizza visite guidate (pagate qualche euro dai visitatori ma svolte gratuitamente da volontari) in siti che possono essere aperti su richiesta da tutte le associazioni o che addirittura sono sempre aperti. E questo talvolta va a impedire il regolare lavoro dei professionisti: guide che avevano programmato e prenotato visite in un determinato sito e che si sono viste cancellare il lavoro perché quella data è stata interamente presa e riservata al FAI. Questo non è togliere lavoro a dei professionisti?

Gli enti che usano volontari fanno concorrenza sleale ai professionisti. Possono permettersi di non far pagare nulla o al massimo 5 euro per una visita, godendo anche di vantaggi fiscali. Se la stessa visita viene organizzata da una guida con partita IVA i costi salgono perché ha tasse e contributi da pagare. La gente quale visita sceglierà?

Se già è imperdonabile che i volontari sostituiscano i professionisti, è addirittura assurdo vedere che in molti siti pubblici si impedisce di lavorare a chi sarebbe legittimato a farlo a favore di chi per legge non potrebbe. Siamo il paese dove vengono date le esclusive agli abusivi. Gli esempi più evidenti vengono dal settore delle guide. Ci sono luoghi in cui le visite vengono affidate in esclusiva ad associazioni di volontari, ad associazioni culturali, ai volontari del Servizio Civile, ecc.: di fatto sono quasi tutte persone che non potrebbero svolgere le visite guidate.

Facciamo solo un esempio, preso a caso: il Quirinale. Dal 2016 alle guide turistiche abilitate è vietato illustrare il patrimonio (quindi è impedito l’esercizio della professione) all’interno della “Casa degli Italiani”, dove le visite guidate sono affidate in esclusiva a volontari, forniti dal Touring Club Italiano e dalle tre Università di Roma (studenti).

Non è il luogo per approfondire la questione. Chi è interessato può leggere il documento presentato da Associazione guide turistiche abilitate (AGTA) in audizione al Senato su “Volontariato e professioni nei beni culturali” (documento n. 122). Basti dire che la decisione del Quirinale offende le partite IVA già tanto fragili, umilia i professionisti che studiano e si preparano seriamente per anni, aggiornandosi continuamente (a proprie spese) in vari campi (dalle lingue allo storytelling, dal web-marketing alla impostazione della voce) e abbassa vergognosamente il livello qualitativo dell’offerta turistica e culturale italiana in un sito che dovrebbe essere l’icona della nazione. Si continua a voler confondere due concetti fondamentali e distinti della nostra Costituzione: il diritto a determinati servizi (il diritto alla Salute, per esempio) e il diritto al lavoro (retribuito).

Lo Stato ha il dovere di assicurare l’assistenza sanitaria; i cittadini vanno in ospedale per poter essere curati pagando al massimo solo il ticket. Per il cittadino la prestazione è fornita dallo Stato, ma medici, infermieri e tutto il personale vengono pagati. Perché nella sanità è considerato normale e nel settore della cultura no? Se il Quirinale, un Comune o un ente decide di offrire visite che siano gratuite per il pubblico (desiderio encomiabile), sarà quella istituzione/amministrazione a dover finanziare le visite pagando le guide. Chi lavora va comunque retribuito e deve essere un professionista abilitato.

Visita con guida professionista
Visita con guida professionista

Il Quirinale, il Senato e la Camera hanno enormi fondi a disposizione per tutte le spese degli uffici, del personale, ecc.: vorremmo sapere per quali altre mansioni sono stati chiamati a lavorare regolarmente i volontari in forma gratuita al posto dei lavoratori retribuiti. Non è che per caso si è verificato solo per le visite, al posto delle guide?

Alla base di queste decisioni che si ripercuotono sul lavoro di migliaia di persone ci sono motivazioni profonde che si intrecciano:

1) Guide, archeologi e storici dell’arte lavorano “nella bellezza”, in luoghi che costituiscono la passione di tante persone. E siccome tutti pensano che per fare una visita guidata basti leggersi qualche libro e che, alla fine, pure se si dice qualcosa di sbagliato, non muore nessuno, anzi non se ne accorge quasi nessuno, in tanti si concedono il sogno. Nessuno farebbe il commercialista gratis per passione. Chi è disoccupato o pensionato o fa un lavoro che non lo soddisfa pienamente trova invece nel volontariato nel mondo dei beni culturali un motivo di orgoglio e appagamento.

2) È radicata l’idea che il settore della cultura debba essere sinonimo di “gratuito”. Il mondo degli archeologi e degli storici dell’arte è stato per decenni esclusiva di persone abbienti; parlare di soldi non era appropriato. Nessuno si scandalizza che vengano retribuiti i medici per salvare una vita, gli avvocati o i giudici per garantire la giustizia, né i politici per governare, sebbene siano tutte attività nobilissime e necessarie all’umanità. Eppure le categorie che lavorano sul turismo (tour operator, agenzie, guide) sono ancora viste da molti in maniera negativa, quasi come degli approfittatori che speculano sul patrimonio culturale.

3) Per decenni la politica e il sistema educativo hanno instillato nella mente della popolazione l’idea che i beni culturali sono all’ultimo gradino della scala dei valori. Quasi tutti gli Italiani sono disposti a pagare 30 euro per una cena in una trattoria, ma non per una visita guidata con biglietto in un museo.

Fino a un anno fa il volontariato poteva essere catalogato come una questione di principio: in molte città costituiva già una limitazione al lavoro per tante persone, ma si poteva guardare oltre. Nel 2020, quando in alcune regioni le guide sono senza lavoro da molti mesi e non sanno neanche più se ad Aprile prossimo ricominceranno, il volontariato costituisce un serio problema, su cui non si è più disposti a sorvolare. Lo Stato deve scegliere: o con i professionisti o con i volontari. Non può continuare a chiedere le tasse e pretendere il rispetto delle leggi agli uni e poi concedere fondi, siti e premi agli altri. La relazione a tre non funziona.


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L'autrice di questo articolo: Isabella Ruggiero

Presidente AGTA - Associazione Guide Turistiche Abilitate


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