Il problema dei volontari nei beni culturali è che si sovrappongono ai professionisti


Il volontariato nei beni culturali impoverisce l'intera economia, perché nel settore i volontari si sovrappongono ai professionisti: così, i professionisti non guadagnano, e lo Stato non incassa le relative tasse. Ma lo Stato dovrebbe scegliere: o sta coi professionisti, o con i volontari.

Da vari giorni sul web corre una vivace polemica a proposito del FAI e del volontariato nel campo dei Beni Culturali. Concentrare l’attenzione e le critiche sul FAI è fuorviante. È un ente no-profit, che non significa ente di beneficenza: perché ora dovrebbe cambiare e pagare i professionisti, se da anni viene incensato per il suo uso dei volontari? Gode di spazi sulla TV di Stato; nel 2017 ha ricevuto dal Presidente Mattarella una targa di riconoscimento all’impegno dei volontari. Stesso discorso vale per il Touring Club Italiano: gli hanno affidato persino il Palazzo del Quirinale.

Sono le istituzioni che dovrebbero invertire la rotta. Il mondo dei beni culturali si regge da anni su migliaia di associazioni culturali, enti senza fini di lucro, pro loco e simili. Questa è la forma con cui le amministrazioni risolvono le carenze di organico e la mancanza di fondi, senza guardare oltre il loro naso. Ci sono persino bandi riservati ad associazioni di volontariato. Il tutto in contrasto con le norme fiscali italiane, che non danno alle associazioni la possibilità di tanti movimenti e azioni.

“C’è spazio per tutti” e “un volontario non toglie nulla a voi”: sono due frasi scritte nei giorni scorsi dai volontari del FAI come replica alle accuse di tante guide. Non è vero. La serena coesistenza e collaborazione si verifica solo nei settori in cui i volontari svolgono ruoli ben diversi dai professionisti. In caso di terremoti i volontari si aggiungono al personale della Protezione Civile o dei Vigili del Fuoco; i medici che vanno in Africa non tolgono il posto ai colleghi in Italia; chi distribuisce pasti alla Caritas e Sant’Egidio non fa concorrenza ai ristoranti di Trastevere.

Visita con guida professionista
Visita con guida professionista

Invece nel mondo dei beni culturali i volontari si sovrappongono e si sostituiscono ai professionisti. Per ogni volontario che svolge una visita, una guida abilitata non lavora. Si dice continuamente: "Il volontariato permette di realizzare tante cose altrimenti impossibili per mancanza di fondi”. Falso. Il volontariato impoverisce l’intera economia. Per ogni persona che lavora gratis ne rimangono due senza retribuzione (il volontario e il professionista che rimane a casa), le casse dello Stato non introitano le relative tasse e non gira l’economia che uno, guadagnando, avrebbe messo in moto.

Il principale motivo per cui il FAI è ammirato sta nella sua opera per la tutela, l’apertura e la possibilità di visita di siti che altrimenti sarebbero abbandonati e chiusi. Se si limitasse a questo tipo di azioni, potremmo solo applaudirlo. Invece in moltissimi casi organizza visite guidate (pagate qualche euro dai visitatori ma svolte gratuitamente da volontari) in siti che possono essere aperti su richiesta da tutte le associazioni o che addirittura sono sempre aperti. E questo talvolta va a impedire il regolare lavoro dei professionisti: guide che avevano programmato e prenotato visite in un determinato sito e che si sono viste cancellare il lavoro perché quella data è stata interamente presa e riservata al FAI. Questo non è togliere lavoro a dei professionisti?

Gli enti che usano volontari fanno concorrenza sleale ai professionisti. Possono permettersi di non far pagare nulla o al massimo 5 euro per una visita, godendo anche di vantaggi fiscali. Se la stessa visita viene organizzata da una guida con partita IVA i costi salgono perché ha tasse e contributi da pagare. La gente quale visita sceglierà?

Se già è imperdonabile che i volontari sostituiscano i professionisti, è addirittura assurdo vedere che in molti siti pubblici si impedisce di lavorare a chi sarebbe legittimato a farlo a favore di chi per legge non potrebbe. Siamo il paese dove vengono date le esclusive agli abusivi. Gli esempi più evidenti vengono dal settore delle guide. Ci sono luoghi in cui le visite vengono affidate in esclusiva ad associazioni di volontari, ad associazioni culturali, ai volontari del Servizio Civile, ecc.: di fatto sono quasi tutte persone che non potrebbero svolgere le visite guidate.

Facciamo solo un esempio, preso a caso: il Quirinale. Dal 2016 alle guide turistiche abilitate è vietato illustrare il patrimonio (quindi è impedito l’esercizio della professione) all’interno della “Casa degli Italiani”, dove le visite guidate sono affidate in esclusiva a volontari, forniti dal Touring Club Italiano e dalle tre Università di Roma (studenti).

Non è il luogo per approfondire la questione. Chi è interessato può leggere il documento presentato da Associazione guide turistiche abilitate (AGTA) in audizione al Senato su “Volontariato e professioni nei beni culturali” (documento n. 122). Basti dire che la decisione del Quirinale offende le partite IVA già tanto fragili, umilia i professionisti che studiano e si preparano seriamente per anni, aggiornandosi continuamente (a proprie spese) in vari campi (dalle lingue allo storytelling, dal web-marketing alla impostazione della voce) e abbassa vergognosamente il livello qualitativo dell’offerta turistica e culturale italiana in un sito che dovrebbe essere l’icona della nazione. Si continua a voler confondere due concetti fondamentali e distinti della nostra Costituzione: il diritto a determinati servizi (il diritto alla Salute, per esempio) e il diritto al lavoro (retribuito).

Lo Stato ha il dovere di assicurare l’assistenza sanitaria; i cittadini vanno in ospedale per poter essere curati pagando al massimo solo il ticket. Per il cittadino la prestazione è fornita dallo Stato, ma medici, infermieri e tutto il personale vengono pagati. Perché nella sanità è considerato normale e nel settore della cultura no? Se il Quirinale, un Comune o un ente decide di offrire visite che siano gratuite per il pubblico (desiderio encomiabile), sarà quella istituzione/amministrazione a dover finanziare le visite pagando le guide. Chi lavora va comunque retribuito e deve essere un professionista abilitato.

Visita con guida professionista
Visita con guida professionista

Il Quirinale, il Senato e la Camera hanno enormi fondi a disposizione per tutte le spese degli uffici, del personale, ecc.: vorremmo sapere per quali altre mansioni sono stati chiamati a lavorare regolarmente i volontari in forma gratuita al posto dei lavoratori retribuiti. Non è che per caso si è verificato solo per le visite, al posto delle guide?

Alla base di queste decisioni che si ripercuotono sul lavoro di migliaia di persone ci sono motivazioni profonde che si intrecciano:

1) Guide, archeologi e storici dell’arte lavorano “nella bellezza”, in luoghi che costituiscono la passione di tante persone. E siccome tutti pensano che per fare una visita guidata basti leggersi qualche libro e che, alla fine, pure se si dice qualcosa di sbagliato, non muore nessuno, anzi non se ne accorge quasi nessuno, in tanti si concedono il sogno. Nessuno farebbe il commercialista gratis per passione. Chi è disoccupato o pensionato o fa un lavoro che non lo soddisfa pienamente trova invece nel volontariato nel mondo dei beni culturali un motivo di orgoglio e appagamento.

2) È radicata l’idea che il settore della cultura debba essere sinonimo di “gratuito”. Il mondo degli archeologi e degli storici dell’arte è stato per decenni esclusiva di persone abbienti; parlare di soldi non era appropriato. Nessuno si scandalizza che vengano retribuiti i medici per salvare una vita, gli avvocati o i giudici per garantire la giustizia, né i politici per governare, sebbene siano tutte attività nobilissime e necessarie all’umanità. Eppure le categorie che lavorano sul turismo (tour operator, agenzie, guide) sono ancora viste da molti in maniera negativa, quasi come degli approfittatori che speculano sul patrimonio culturale.

3) Per decenni la politica e il sistema educativo hanno instillato nella mente della popolazione l’idea che i beni culturali sono all’ultimo gradino della scala dei valori. Quasi tutti gli Italiani sono disposti a pagare 30 euro per una cena in una trattoria, ma non per una visita guidata con biglietto in un museo.

Fino a un anno fa il volontariato poteva essere catalogato come una questione di principio: in molte città costituiva già una limitazione al lavoro per tante persone, ma si poteva guardare oltre. Nel 2020, quando in alcune regioni le guide sono senza lavoro da molti mesi e non sanno neanche più se ad Aprile prossimo ricominceranno, il volontariato costituisce un serio problema, su cui non si è più disposti a sorvolare. Lo Stato deve scegliere: o con i professionisti o con i volontari. Non può continuare a chiedere le tasse e pretendere il rispetto delle leggi agli uni e poi concedere fondi, siti e premi agli altri. La relazione a tre non funziona.


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L'autrice di questo articolo: Isabella Ruggiero

Presidente AGTA - Associazione Guide Turistiche Abilitate


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1. Mariasole in data 24/09/2020, 21:13:15

La questione spiegata chiaro e tondo, bell'articolo!



2. anna in data 24/09/2020, 21:56:26

Ad eccezione del Quirinale noi volontari Touring NON facciamo visite guidate perchè non siamo guide abilitate. Teniamo aperti luoghi altrimenti chiusi e accogliamo con piacere le visite guidate da professionisti correttamente retribuiti. Ma se il mondo finisce a Roma...



3. Luca De Angelis in data 24/09/2020, 22:33:02

Analisi lucidissima che descrive impietosamente la situazione attuale. Condivido non al 100%, ma al 1000%



4. Francesco Castioni in data 24/09/2020, 23:13:01

Come guida turistica abilitata, titolare di partita iva e volontario del Fai giovani non mi trovo d'accordo con questa analisi: trovo molte differenze fra una attività esercitata in maniera del tutto sporadica come le attività del Fai (due o tre attività all'anno) e una attività continuativa di carattere professionale.

C'è una bella differenza tra studiare gli interni di un palazzo o di un particolare sito e conoscere una o più città con le sue storie, palazzi, monumenti e tradizioni.

Inoltre, e forse in questo ambito la differenza è ancora più sensibile, c'è una bella differenza tra il tenere delle visite nella propria madre lingua e spiegare le particolarità di un sistema complesso come una città con le sue comunità in una o più lingue (e soprattutto culture) differenti.

Se io domani portassi un gruppo di statunitensi a vedere Verona, dovrò spiegare loro la storia della città a partire dai Romani mentre questo è noto e patrimonio culturale comune per gli italiani che affollano ogni anno i monumenti preservati dal Fai.

Dal mio punto di vista non è "lo spiegare" il punto principale dell'essere una guida turistica. Noi siamo tali perché sappiamo ascoltare il nostro ospite, capire quali sono i suoi bisogni e desideri che lo hanno portato a prenotare una particolare visita con noi e poi offrirgli il massimo ed il migliore servizio possibile perché possa tornare nel suo Paese portando qualche "pezzo" delle meraviglie d'Italia nella sua nuova quotidianità.

Se il lavoro della guida si ferma alla capacità di spiegare un monumento, allora tanto vale consultare una qualsiasi guida cartacea (e se ne trovano di ottime!) o affidarsi a qualche ricerca su Wikipedia.



5. paolo in data 25/09/2020, 07:46:36

Sono D'accordo con te. La retorica buonista che accompagna il volontariato nel terzo settore nel suo complesso è responsabile in buona parte della disoccupazione .



6. Alberto Redaelli in data 25/09/2020, 10:57:40

Giustissimo qualcuno dovrebbe chiedere incontro ufficiale con Franceschini o esponente di livello di partito es.lega,pd o 5s per presentare quanto sopra esposto e richiedere una decisione ufficiale sulla questione professionisti vs volontari.
Cordiali saluti
A.Redaelli



7. Alessandro Berra in data 25/09/2020, 13:30:30

É doveroso, da parte sua, prendere le difese della categoria che rappresenta, ma l'articolo generalizza fino a dare una rappresentazione molto distorta del volontariato. Sembra che i volontari tolgano consapevolmente lavoro ai professionisti; sono solo, per passione e solidarietà, disponibili. Sono gli enti che, o per risparmiare (ed hanno torto; loro, non il volontariato) o per mancanza di fondi, ricorrono a mano d'opera gratuita.Non volendo riscrivere quando già scritto altrove, ricorro ad una autocitazione:
"Anni di esperienza nel volontariato culturale insegnano che il ricorso al volontariato non si presenta mai come prima soluzione, laddove davvero ci siano risorse disponibili. I volontari vengono cercati come ultimo rimedio: prima di chiudere un monumento, ridurre l’orario di una biblioteca o di un museo, effettuare un saggio archeologico a fronte di una improvvisa situazione da affrontare con urgenza, si ricorre “perfino” al volontariato. Di contro, ma nessuno sembra tenerne conto, il volontariato che venga efficacemente affiancato a professio-nisti, rende fattibili ricerche o studi dotati di fondi insufficienti; moltiplica, cioè, il valore e le opportunità per il professionista.
Un esempio, tratto dalla viva esperienza: anni fa, in uno scavo archeologico d’urgenza che stava rivelandosi troppo impegnativo e temporalmente lungo rispetto alle previsioni, furono invitate, per accelerare il lavoro, due associazioni di volontari ad affiancare i professionisti retribuiti: un archeologo, coadiuvato da tre operai. Una delle due associazioni archeologiche, dei cui dati possiamo disporre, lavorò, su quello scavo, per 4.443 ore. Verrà sollevata un’obiezione: certamente un volontario non ha l’efficienza fisica di un operaio; ma ha, possiamo convenirne, su uno scavo archeologico, una maggiore conoscenza del modo di procedere e del significato di ciò che viene fatto. Che si traduce in maggiore efficacia e minori perdite di tempo. Ricerche fatte in più di una occasione, permettono di affermare che, statisticamente, un’ora di lavoro di un volontario vale al peggio, come energie erogate, il 70% di quella di un operaio. Ridimensioniamo, quindi, le ore erogate, con questo coefficien-te del 70%: sono comunque 3.110 ore. Quegli operai costavano allo sponsor dello scavo (che era una multinazionale proprietaria del terreno, che sovvenzionava lo scavo per averlo libero e costruirci il previsto stabilimento) 32,00 euro l’ora. 3.110 ore a 32,00 euro fa quasi centomila euro. A ringraziamento e rimborso forfetario delle spese di assicurazione (obbligatoria) e di trasporto (alcuni volontari, per arrivare allo scavo e rientrarne, percorrevano 50/60 chilometri) lo sponsor erogò, all’associazione dei cui dati possiamo disporre, una donazione di 5.000,00 euro. Se si riterrà l’esempio mal congegnato, si potrà abbassare percentualmente il coefficiente d’efficienza; resterà sempre una differenza molto significativa. Quante ore di un operaio avrebbe pagato lo sponsor con quei 5.000,00 euro? Meno di un mese di lavoro. E lo scavo è durato due anni.
Il volontariato deve essere, per sua natura, libero da impegni ed obblighi; la gratuità trova il suo equilibrio in questa implicita aleatorietà. Suo compito sarà quello di rendere consapevole un bisogno, di suscitare una necessità. Se il bisogno dovrà essere regolarmente soddisfatto, se e dove verrà chiesto di assumere impegni, di accettare obblighi, dovrà esserci contropartita economica; e allora l'associazione, se lo riterrà opportuno, dovrà generare una entità con una veste diversa: una cooperativa, un'associazione di promozione sociale o altro, enti che non avranno più, come particolarità caratterizzante, la gratuità: entra l'impegno o l'obbligo; esce la libertà del volontario. E l'associazione di volontariato avrà svolto una funzione di incubatrice, un compito di preparazione a competenze ed attività professionali."
Ci sono professioni che non temono una concorrenza del volontariato; semplicemente perché hanno competenze che nessun volontario riuscirebbe a scimmiottare. E allora possiamo interrogarci: non è che il volontario è visto come concorrente laddove le competenze esibite sono scarse? Là dove si risparmia la noiosità di una audio-guida o la noia di leggersi una descrizione cartacea?
Sono vecchio, ma raramente mi è capitato di commentare una visita guidata pensando "... un'angolazione nuova! qualcosa che non sapevo né sospettavo!".
Trovo appropriate le considerazioni (solo dopo aver scritto, sono andato a leggere) di Francesco Castioni, che sembra essere professionalmente coinvolto dalla questione. Altre sono tendenziose, come di moda oggi.




8. carla Rigazzi in data 25/09/2020, 14:47:41

Grazie Isabella,
Condivido tutto l'articolo al 100%. Aggiungerei che una regolamentazione rigorosa andrebbe fatta sia per quanto riguarda le guide (sono guida di Torino e tour leader) che per gli accompagnatori. Adesso davvero non se ne può più!
Carla Rigazzi




9. Anna in data 25/09/2020, 14:50:46

Analisi completa, a mio modesto parere, che riassume la situazione attuale.
I professionisti devono essere valorizzati in quanto hanno alle spalle un bagaglio culturale (anche di titoli) che il volontario non sempre detiene.
In secondo luogo, essendo una persona (come la maggior parte dei miei colleghi) con tre titoli (Laurea Triennale, Laurea Magistrale e Scuola di Specializzazione) ci vediamo “portar via” dei posti che potrebbero essere assegnati a noi.
Il volontario svolge un ruolo sicuramente importante nel ruolo della comunicazione/divulgazione ma certe mansioni dovrebbero essere svolte da chi ha titoli idonei.
Se si da tanto valore al volontario (persona che ha scelto in modo del tutto volontario di appoggiare un ‘credo’ e che quindi non si aspetta un riconoscimento economico) si inculca nella stra grande maggioranza degli italiani/ Enti /Associazioni ecc...che Noi che ci siamo laureati e specializzati in quel settore, in questo caso Beni Culturali, dobbiamo lavorare ‘gratis’ e quindi non veniamo riconosciuti come lavoratori.



10. Roy pigeon in data 25/09/2020, 15:44:31

Analisi condivisibile su siti di maggior rilevanza, é giusto e plausibile che un professionista preparato possa svolgere il suo lavoro.
É però altrettanto esecrabile quello che accade in contesti più piccoli, dove il volontario é una specie di indispensabile paria tuttofare, che oltre ad autogestirsi, rifare guide turistiche vecchie di decenni e mantenere decorosamente i siti - spesso nell'indifferenza dei canali ufficiali - si vede preclusa ogni possibilità di sbocco lavorativo dai "professionisti" del posto, la cui preparazione in materia é offensiva verso il resto della categoria.



11. Lidia in data 25/09/2020, 18:06:42

Sono stata volontaria durante expo x chiese e monumenti in Milano.
Quanto scritto in questo articolo è palesemente falso e pretestuoso, per spingere una professione.
I volontari tengono aperti al pubblico siti culturali artistici, fanno turni il sabato e la domenica on chiese gelide senza volere nulla in cambio.
Né un euro né altri privilegi, e non si occupano MAI di organizzare gite culturali singole o di gruppo.
Danno informazioni su dove è la toilette o se si può lasciare il cappotto, i visitatori trovano informazioni storiche e artistiche minime su qualche depliant che spesso si portano dietro.
Il Fai ha alcune giornate in un anno, come le Bandiere arancioni e le giornate Fai, per la verità pochissime rispetto al calendario delle visite.
Inoltre, se volete che ciascun visitatore spenda 15 euro per visitare una chiesa o un monumento gratuito, il problema lo create voi alla gente comune.
Che si accontenta di guardare e di leggere un volantino distribuito gratuitamente dai volontari.
È proprio una polemica idiota.



12. Lella in data 25/09/2020, 18:34:04

Condivido pienamente...E' vergognoso che lo Stato sostituisca il lavoro con il volontariato.Ma dove andremo a finire di questo passo? L'Italia e' una Repubblica fondata sul lavoro.... Gratis!



13. Romana in data 26/09/2020, 06:24:52

Parole sante. Concrete. Giustegirero l'articolo a tutti.grazie



14. Daniela guida turistica in data 26/09/2020, 11:10:04

Isabella Ruggiero bravissima, articolo che va dritto al punto, preciso e chiaro come un bisturi. E il punto, che mi sembra che alcuni non hanno forse ancora afferrato, è che questa storia del volontariato è una copertura per far diventare il patrimonio culturale italiano un patrimonio privato che enti possono sfruttare a loro piacimento, imponendo le loro regole che nulla hanno a che fare con il Covid, ma che hanno a che fare solo con il loro tornaconto, con il beneplacito dello stato. È un giochetto che stanno tentando di fare da anni, a volte in sordina e a volte no. Ma il Covid gli ha dato la scusa per mettere l’acceleratore, venendo allo scoperto. E ha fatto scoppiare il bubbone. È tutto così evidente, e Isabella non potrebbe averlo detto meglio. E in tutto questo chi ne fa le spese sono le persone che hanno deciso di fare la libera professione, prendendosi tutti i rischi che questo comporta, senza tutele (noi guide, benché paghiamo fior di Inps, non abbiamo ammortizzatori sociali come chi ha un lavoro dipendente) e in balia di qualsiasi evento esterno alla nostra volontà. E invece di avere un minimo di considerazione per l’apporto che diamo all’economia di questo paese (quante volte dei turisti decidono di tornare in Italia anche perché la guida che hanno avuto li ha invogliati a tornare?) siamo totalmente ignorati nel migliore dei casi, se non addirittura osteggiati come succede nei siti dove dovremmo avere il SACROSANTO DIRITTO di lavorare. Un diritto che ci è stato dato dallo stato nel momento in cui ci hanno fatto passare un esame e ci hanno dato, non un lavoro, ma una licenza che dice che siamo autorizzati dallo stato, in merito alle competenze, a fare quel lavoro. Il diritto alla dignità del lavoro è sancito dalla costituzione. E anche l’illegalità della concorrenza sleale, il conflitto d’interessi e il monopolio. E con questo chiudo.



15. NDR in data 26/09/2020, 21:59:32

Articolo ineccepibile! Chiaro, oggettivo e puntuale!



16. Bianca in data 27/09/2020, 17:26:27

Giusta osservazione. Ottimo articolo



17. luca mozzati in data 28/09/2020, 10:57:56

D'accordo al 100%, come guida e storico dell'arte. Condivido sui miei social



18. Paolo longo in data 29/09/2020, 10:05:52

Certamente è così! L' articolo risponde a verità. I volontari possono essere impiegati in altre attività ma sono le guide abilitate che possono guidare nei monumenti e siti archeologici.



19. Rita M. in data 29/09/2020, 18:34:44

Lo Stato,nelle Accademie e nelle Università investe molti soldi per prepare dei professionisti:storici dell'arte,restauratori esperti della comunicazione ecc,ma poi non li assume...il ministro franceschini bandisce concorsi per personale di servizio( guardaroba,biglietteria ecc) ma non per esperti lasciando alle audioguide,per altro assolutamente penose,l'illustrazione dei nostri capolavori;i direttori dei musei,tutti famosi...per carità...non assumono giovani per formare gruppi di studio per promuovere iniziative atte alla valorizzazione degli stessi.Vorrei che finestre sull'Arte rivendicasse proposte per valorizzare le molte competenze dei nostri laureati



20. Mimmo in data 30/09/2020, 00:10:20

La signora Ruggiero ha tanta paura dalla povertà lei lotta contro la abilitazione di nuovi guida per non impoverire quelli già esistenti. Mai sentito un medico o avocato ha paura di nuovi collegi come fa la Ruggiero.e adesso in lotta contro i volontariati che lavorano gratis per la gente povera non per i turisti chi sono i clienti della Ruggero .ma basta con quelle stronsate



21. Maurizio in data 30/09/2020, 10:08:56

Cerchiamo di non fare di ogni erba un fascio: c’è volontariato e volontariato. La questione è troppo complessa e articolata per esporla qui, ma pensate, ad esempio alle associazioni di volontariato nel campo archeologico: hanno tolto lavoro agli archeologi professionisti (che inoltre almeno uno è sempre presente nella loro attività)? No, questi volontari hanno invece fornito lavoro agli archeologi! Chi trova i siti archeologici? Chi fa continuamente ricerca e studio sul territorio? Chi pensa al controllo e alla tutela del sito? Quali sono i comuni, soprattutto piccoli, che hanno le finanze per provvedere alla valorizzazione di questi siti? Lo Stato forse? Non sarebbe invece opportuno, almeno in questo campo, avere una collaborazione (ma che sia veramente tale) tra le università, le sovrintendenze e le associazioni di volontariato? Prima di giudicare e partire per la tangente è bene conoscere a fondo l’argomento, e, per quanto riguarda i beni culturali, cerchiamo di capire cosa questi rappresentano per la comunità. Chi scrive ha lavorato, come professione, nei beni culturali per 43 anni, ma ha anche svolto, e continua a svolgere, l’attività di volontario in questo campo.



22. Elisa in data 01/10/2020, 06:25:43

Qualche piccola nozione di economia
I volontari il FAI la CARITAS etc... possono lavorare gratis, fare cioè i volontari, perché "hanno la pancia piena " hanno chi li finanzia.
Gli altri quelli che subiscono la concorrenza dei " Volontari" che sarebbe meglio chiamare "DIVERSAMENTE RETRIBUITI" non hanno altra forma di sostentamento che il loro lavoro che deve subire la concorrenza dei DIVERSAMENTE RETRIBUITI molti dei quali si sono persino arricchiti "aiutando gratis" i poveri leggi ad esempio il Vaticano.
E...se lo stato pensasse di sostituire insegnanti parlamentari e tutta la funzione pubblica con volontari?
La scelta deve essere fatta a priori : o si lavora tutti gratis o tutti devono essere retribuiti.
Il volontario al massimo lo si fa x un amico o il vicino di casa
Il volontariato istituzionalizzato È UNA TRUFFA DIVRSAMENTE REMUNERATA, una piaga sociale mascherata da benefattrice




23. Guido in data 04/10/2020, 11:21:00

Complimenti: Bell'articolo. Assolutamente d'accordo.



24. Alessandro Berra in data 08/10/2020, 22:01:19

L'articolo della Ruggero prende le parti della categoria delle guide; giusto, c'è poco da commentare. É tendenzioso, partigiano, ma soprattutto malinformato. O preferisce affermare tesi che dimostrano poca informazione.
Lasciare i commenti senza chiose e considerazioni, come se tutto fosse stato detto, è cattivo giornalismo. E lo dico ai "direttori".
Qualcuno, commentando, dice cose giuste: "21.Maurizio" mostra di conoscere almeno il settore del volontariato archeologico: appassionati che conoscono il territorio e segnalano le loro "scoperte" di cui i professionisti menano, poi, vanto. O vogliamo confondere volontari con tombaroli?
"22.Elisa" avrà, forse, qualche piccola nozione di economia (lo afferma), ma non conosce il volontariato; forse ha presenti solo le false guide che raccontano quel che hanno letto e si fanno pagare. Ma sembra ignorare che i volontari devono, per legge, essere coperti da assicurazione; e se la pagano. E nessuno li retribuisce; né potrebbe farlo, se sono "volontari". Allora: smettiamola di confondere volontari, false guide, tombaroli, facendo di ogni erba un fascio!
É come affermare che le guide sono persone che ripetono (spesso malamente) quanto contenuto nelle guide rosse del Touring, ma dotate di una laurea e di un patentino. Poche sono quelle che vale la pena ascoltare! Ma non per questo oserei affermare che esauriscono la categoria!







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