Perché il Comune di Roma apre Monte Testaccio ai volontari e non ai professionisti?


A proposito del caso di Monte Testaccio a Roma: le guide da mesi chiedono che il Comune apra il sito affinché i professionisti vi possano lavorare. Ma per ora è stato aperto solo in via straordinaria ai volontari del FAI.

Durante lo scorso fine-settimana, in cui si celebravano le Giornate Europee del Patrimonio 2020, a Roma due iniziative attiravanol’attenzione: sabato 26 l’apertura del Monte Testaccio e domenica 27 quella dei Giardini Segreti di Villa Borghese (rimandata ad altra data a causa del maltempo). Nel caso del Monte Testaccio, però, l’apertura concessa dalla Sovrintendenza Capitolina non era inserita nelle iniziative per le Giornate Europee. Entrambi i siti, del Comune, sono stati concessi al FAI per una intera giornata, con visite guidate condotte dai loro volontari. Per entrambi il FAI ha riscosso in anticipo una “donazione” da ogni visitatore, un contributo obbligatorio al momento della prenotazione.

Il Testaccio è uno dei tanti siti comunali che, prima dello scoppio del COVID-19, potevano essere visitati su richiesta, ma che da marzo sono completamente chiusi. Per gran parte di questi il divieto di accesso è giusto e comprensibile, sulla base delle norme sanitarie: si tratta di sotterranei, con scarso ricambio di aria. Il “Monte dei Cocci”, un intero colle, avrebbe invece potuto essere riaperto alle visite già da parecchio, ma ancora tre giorni fa le associazioni culturali si sono sentite rispondere che non era possibile.

L’apertura di questi due siti in via esclusiva ha quindi suscitato varie polemiche, perché rifiutata a tutte le associazioni anche solo per un’ora. I funzionari del Comune si potrebbero difendere replicando che il FAI aveva chiesto le aperture in via straordinaria. Ecco, vorremmo chiarire che lo avevamo fatto anche noi e per una motivazione a nostro avviso anche più importante.

Il 3 giugno scorso si è svolta una video-conferenza tra il Comune di Roma, rappresentato dal Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Bergamo e dall’Assessore al Turismo Cafarotti, e tre associazioni di categoria di guide e accompagnatori turistici: AGTA rappresentata da me, GTI e Agilo. In quell’occasione abbiamo chiesto al Comune alcune misure di sostegno per le guide, in gravissima crisi lavorativa. Tra le tante proposte da noi avanzate, ce ne era una per favorire la ripresa dell’attività, a costo zero per il Comune: sono stata proprio io a chiedere l’apertura con procedure prioritarie dei siti in genere chiusi al pubblico, in modo da svolgere per vari mesi visite guidate con aperture speciali che avrebbero potuto attirare residenti e turisti. Il Vice Sindaco ci ha risposto che non era facile, ma che ci avrebbero pensato, che ne avrebbe parlato con Zetema, ecc. Mi ero personalmente offerta di collaborare (gratuitamente) in tutte le fasi. Il Monte Testaccio e i Giardini Segreti sono due dei siti che nello specifico avremmo chiesto.

L’8 giugno si è svolto un altro incontro da remoto: l’audizione convocata dalla Commissione Turismo, a cui era presente anche la dottoressa Marini Clarelli, che è a capo della Sovrintendenza Capitolina. Delle tante proposte fatte in ben due riunioni, nulla è stato concesso.

Visitatori al Monte Testaccio durante le Giornate Europee del Patrimonio 2020
Visitatori al Monte Testaccio durante le Giornate Europee del Patrimonio 2020

A Roma circa 3.000 guide turistiche sono senza lavoro dallo scorso marzo al prossimo aprile: un anno senza stipendio, senza cassa integrazione, senza nulla di nulla. Le guide più fortunate stanno facendo 2-4 visite guidate a settimana. Tutte queste persone, più le altre migliaia del resto d’Italia, si stanno riversando in altri settori, dalla scuola a qualsiasi concorso possibile.

Eppurei dirigenti comunali ritengono più giusto collaborare con chi “non guadagna sui monumenti e lo fa per “passione”, invece che con i professionisti. Esattamente il contrario di quello che una amministrazione pubblica dovrebbe fare.

Non è compito del Comune farsi carico della disoccupazione, però le strategie messe in atto dagli Assessorati al Turismo e alla Cultura dovrebbero mirare a implementare l’economia locale. Nel decidere con chi collaborare bisognerebbe stare più attenti: perché non è favorendo un ente “no-profit” che si può pensare di essere nel giusto e inattaccabili.

Negli ultimi anni il Comune di Roma ha pagato parte degli stipendi con la tassa di soggiorno dei milioni di turisti condotti dalle guide, non dai volontari. I bar e i ristoranti del centro storico erano aperti grazie ai tanto odiati turisti. E le società che sceglievano Roma per convegni e congressi non lo facevano in considerazione della miriade di piccole mostre insignificanti e ripetitive che roteano ovunque.

Ci chiediamo se è normale, per l’apertura speciale di Monte Testaccio:

- Che il Comune preferisca un ente da cui non ricava niente. Noi avremmo lasciato al Comune di Roma gli introiti dei biglietti, come di regola.

- Che non siano stati dati i biglietti del Comune (i gratuiti, visto che il Comune non ha incassato nulla, ma che di regola vengono comunque staccati).

- Che il controllo della temperatura sia stato demandato a dei privati: ci risulta che nei monumenti pubblici, anche comunali, il controllo della temperatura spetti al personale incaricato. Interessante che i volontari del FAI abbiano godutodi tale eccezione.

- Che siano state ammesse anche 75 persone a turno, mentre nell’era pre-Covid il limite era30: sabato c’erano in contemporanea 5 gruppi di 10-15 persone ciascuno, in 5 punti diversi, ma tutti all’interno dell’area archeologica. L’unico strano caso a Roma in cui le regole del distanziamento hanno portato a un raddoppio invece che al dimezzamento dei numeri.

- Che non siano state rispettate le norme di entrata scaglionata(ogni 20 minuti minimo) previste in questi monumenti.

Sabato l’impressione era che il Comune avesse demandato completamente la gestione del sito a un ente privato.

Tali osservazioni potranno sembrare senza senso solo a chi non lavora nel turismo a Roma. Qui di turisti ce ne sono pochissimi, ma se ad alcuni di loro viene in mente di concedersi una visita guidata in un museo comunale, le regole e le limitazioni sono talmente tante che è meglio dissuaderli e portarli al Colosseo o al Vaticano.

Ecco, a Roma, dopo il virus e la crisi economica, stiamo morendo di regole. Verso il FAI, però, la Sovrintendenza Capitolina è stata disponibile e flessibile: ai volontari sono stati aperti luoghi chiusi ed è stato permesso loro di svolgere le visite senza intoppi. Chiediamo che questo buon senso si applichi a tutti, anche a chi nei monumenti vorrebbe lavorare per vivere. E che si dia conto, prima e dopo, dell’uso dei monumenti comunali. Ci hanno raccontato che il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione: o noi abbiamo un’edizione superata, oppure è meglio che i rappresentanti e i funzionari di Roma Capitale rileggano qualche articolo.


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L'autrice di questo articolo: Isabella Ruggiero

Presidente AGTA - Associazione Guide Turistiche Abilitate


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