Bozza del Recovery Plan, aumentano in modo significativo i fondi per cultura e istruzione


Il Governo rilascia la nuova bozza del Recovery Plan: aumentano significativamente i fondi per la cultura, quasi triplicati, e quelli dell'istruzione, ma anche quelli per la sanità, raddoppiati.

Aumentano in maniera molto significativa le risorse che l’Italia destina alla cultura, ma anche all’istruzione e alla sanità, nella nuova bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “Next Generation Italia” (PNRR), ovvero il cosiddetto “Recovery Plan” per allocare i fondi Next Generation EU (il cosiddetto “Recovery Fund”). La bozza è stata largamente rivisitata in seguito alle pressioni di Italia Viva, non soddisfatta del piano diffuso lo scorso 7 dicembre. A un mese esatto di distanza, aumenta anche il valore del piano: si tratta di 222 miliardi, contro i 196 della bozza precedente: il governo lo ha infatti integrato con le risorse del Fondo sviluppo e coesione per il Sud e con altri fondi europei. Il fondo dunque è così ripartito: 196 miliardi previsti dal Recovery Fund, 13 miliardi derivanti dai fondi ReactEu e 1,2 miliardi dal Just Transition Fund. Si giunge alla somma di 222 miliardi grazie, appunto, ai fondi coesione per il Mezzogiorno.

Il PNRR, si legge nella bozza, “rappresenta una straordinaria e irripetibile occasione di rilancio degli investimenti nel nostro Paese. Gli investimenti pubblici previsti dalle linee di intervento e dai progetti del PNRR sono di fondamentale importanza nel determinare un effetto positivo permanente sulla crescita, aumentando il capitale pubblico e stimolando anche maggiori investimenti privati. Rispetto all’incentivazione degli investimenti privati, generano un effetto moltiplicativo sulla produzione e l’occupazione assai più favorevole, superiore a due negli scenari migliori. Per questo motivo, l’ultima revisione della bozza di PNRR ha puntato ad accrescere le risorse nette per gli investimenti. Impiegando le risorse dei fondi nazionali di coesione FSC 2021-2027 non ancora programmate, è stato possibile incrementare gli investimenti in misura superiore a 20 miliardi per nuovi progetti in importanti campi che comprendono, ad esempio, la rete ferroviaria veloce, la portualità, il trasporto locale sostenibile, la banda larga e il 5G, il ciclo integrale dei rifiuti, l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno”.

Sono stati significativamente rivisti i fondi per la cultura e l’istruzione, ma anche quelli per la sanità e le infrastrutture. Quelli per la cultura sono stati quasi triplicati, passando dai 3,1 miliardi della prima bozza agli 8 del nuovo documento, mentre l’istruzione passa da 19,2 a 27,9 miliardi, e la sanità raddoppia passando da 9 a 19,7 miliardi. Aumento anche per le infrastrutture e la mobilità sostenibile (da 27,7 a 32) e per l’inclusione e la coesione (da 17,1 a 27,9), mentre calano i fondi per la rivoluzione verde e la transizione ecologica (da 74,3 a 68,9) e quelli per la missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” di cui fa parte, appunto, anche la cultura (da 48,7 a 45,9).

Quanto alla cultura, si legge nella bozza del PNRR che la relativa componente del piano è stata “significativamente rafforzata”, poiché mira “ad incrementare il livello di attrattività del sistema turistico e culturale del Paese attraverso la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione ed il potenziamento delle strutture ricettive attraverso investimenti in infrastrutture e servizi turistici strategici”. In quest’ultimo caso, prosegue il documento, “si prevede la creazione di un fondo di fondi, con un fondo operativo di 500 milioni (facendo leva sui fondi PNRR per coinvolgere capitali europei - BEI/InvestEU - e privati per aumentare la portata dell’intervento su infrastrutture di ricettività e dei servizi turistici. Oltre all’incremento delle risorse destinate a progetti dei comuni per investimenti su luoghi identitari sul proprio territorio, e allo stanziamento di risorse aggiuntive per interventi sul patrimonio artistico-culturale di Roma in occasione del Giubileo, è stato inserito un progetto Cultura 4.0 con l’obiettivo di promuovere l’integrazione tra scuola, università, impresa e luoghi della cultura attraverso l’interazione tra le imprese creative ed artigianali con attività di formazione specialistica turistica, archeologica e di restauro. Il disegno degli interventi punterà a valorizzare in particolare la dimensione femminile, generazionale e territoriale del cluster, disegnando gli interventi in modo da destinare una quota significativa di risorse alle regioni del Mezzogiorno e agli ambiti di attività caratterizzati da un’incidenza relativamente elevata di professionalità femminile e giovanile”.

Rafforzamento significativo anche per il diritto allo studio (da 10,1 miliardi a 15,4, a cui si aggiungono 1,35 miliardi del fondo ReactEu). “Le linee portanti sul contrasto ai divari territoriali”, si legge nella bozza del PNRR, “sono costituite da un forte investimento su asili nido, scuole di infanzia e sezioni primavera, potenziato per colmare il divario nei confronti dei paesi europei più avanzati, in particolare nel Mezzogiorno, insieme a interventi sulle scuole con maggiore incidenza di abbandono ed esiti educativi deboli, e finanziamenti per alloggi per studenti. Per il potenziamento della didattica si prevedono interventi per la didattica digitale integrata, le competenze STEM e il multilinguismo, con un focus specifico alla formazione delle donne. È stato inserito un progetto da un miliardo per l’estensione del tempo pieno nelle scuole. Parallelamente si investirà, con maggiori risorse, nelle infrastrutture (cablaggio, laboratori, aule didattiche). Infine, si intende favorire una maggiore integrazione tra scuole superiori e università e il rafforzamento dell’istruzione professionalizzante rivolta al mondo del lavoro, una riforma e un investimento molto importanti per le nuove generazioni. Si tratta di una componente particolarmente significativa non solo per la dimensione generazionale del PNRR, ma anche per quelle di genere e territoriale. Appare opportuno a tal fine sviluppare ulteriormente gli investimenti e i progetti operativi all’interno di precise linee di riforma”.

Aumentano di un miliardo e mezzo di euro le risorse per la componente “Dalla ricerca all’impresa”, che passa da 9,1 a 10,7 miliardi: questa componente, si legge nella bozza, “guarda alla ricerca di base, applicata e al trasferimento tecnologico. Mira a rafforzare il sistema della ricerca lungo le diverse fasi della maturità tecnologica e a innalzare il potenziale di crescita del sistema economico, agendo in maniera sistemica sulla leva degli investimenti in R&S, tenendo conto dei divari territoriali e della tipicità delle imprese. Una prima direttrice di intervento, significativamente potenziata, è rivolta al rafforzamento della filiera di R&S nel sistema della ricerca e nel sistema economico, attraverso il potenziamento delle grandi infrastrutture di ricerca, i partenariati allargati per lo sviluppo di progetti di ricerca orientati alle sfide strategiche di innovazione che il Paese ha davanti a sé. In particolare, sono stati introdotti interventi per due miliardi volti al finanziamento del fondo programma nazionale della ricerca, dei nuovi PRIN, e del fondo per l’edilizia e le infrastrutture di ricerca, in particolare nel Mezzogiorno. Una seconda direttrice si focalizza sul potenziamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando – con partnership ed investimenti pubblici e privati – l’innovazione attraverso l’uso sistemico dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo. Sono contemplati, in quest’ambito, investimenti per il potenziamento di strutture di ricerca e la creazione di “reti nazionali” di R&S su alcune tecnologie abilitanti (Key Enabling Technologies), la creazione di ”ecosistemi dell’innovazione” attorno a “sistemi territoriali” di R&S. L’ultima direttrice prevede interventi di sostegno all’innovazione nelle PMI attraverso dottorati innovativi e green".

Di seguito la ripartizione di tutti gli interventi previsti dalla nuova bozza:

1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (45,9 miliardi)
- Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA (11,3 miliardi)
- Digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo (25,8 miliardi, più 800 milioni di ReactEu)
- Turismo e cultura (8 miliardi)

2. Rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi)
- Agricoltura sostenibile ed economia circolare (5,2 miliardi, più 300 milioni di ReactEu)
- Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile (17,5 miliardi, più 680 milioni di ReactEu)
- Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (30,4 miliardi, più 230 milioni di ReactEu)
- Tutela del territorio e della risorsa idrica (14,3 miliardi, più 200 milioni di ReactEu)

3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile (32 miliardi)
- Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0 (28,3 miliardi)
- Intermodalità e logistica integrata (3,7 miliardi)

4. Istruzione e ricerca (27,9 miliardi)
- Potenziamento delle competenze e diritto allo studio (15,4 miliardi, più 1,35 miliardi di ReactEu)
- Dalla ricerca all’impresa (10,7 miliardi, più 500 milioni di ReactEu)

5. Inclusione e coesione (27,6 miliardi)
- Politiche per il lavoro (6,7 miliardi, più 6 milioni di ReactEu)
- Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore (10,5 miliardi, più 380 milioni di ReactEu)
- Interventi speciali di coesione territoriale (4,2 miliardi)

6. Salute (19,7 miliardi)
- Assistenza di prossimità e telemedicina (7,5 miliardi, più 400 milioni di ReactEu)
- Innovazione dell’assistenza sanitaria (10,5 miliardi, più 1,3 miliardi di ReactEu)

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