Trebiano Magra, il borgo dove secondo la leggenda si nasconde il manoscritto della Divina Commedia


In viaggio nell'antico borgo di Trebiano Magra, tra meravigliose opere d'arte e suggestive leggende...

Appena entriamo nelle stradine del borgo di Trebiano Magra, veniamo accolti da un insistente miagolio: complici la tranquillità assoluta, la scarsa fama di questo paesino aggrappato al pendio di una collina, l’impossibilità di avventurarsi per i vicoli con l’auto, e il fatto che le case siano ormai quasi del tutto disabitate (è rimasto un centinaio appena d’abitanti, all’incirca), Trebiano sembra essere popolato più da gatti che da esseri umani. Ce ne sono alcuni che, probabilmente più abituati alla presenza dell’uomo, si lasciano avvicinare e, anzi, appena viste le nostre intenzioni pacifiche, si rimettono a dormire. Altri invece sono più diffidenti e scappano sopra agli antichi muri in pietra per non aver niente a che fare con noi: non si sa mai. In uno dei viottoli ce ne sono addirittura quattro tutti assieme, sdraiati a riposarsi: al nostro passaggio non si scostano di un centimetro e ci guardano come per dire “fate come volete, ma di qui noi non ci muoviamo”.

Trebiano Magra
Trebiano Magra

Siete avvertiti...
Siete avvertiti...

I sonnacchiosi gatti di Trebiano
I sonnacchiosi gatti di Trebiano

Un gattino curioso osserva due passanti
Un gattino curioso osserva due passanti

Per arrampicarsi fino a Trebiano, occorre salire da Romito Magra, che come Trebiano è una frazione del comune di Arcola (siamo sempre nella Liguria di Levante): alla rotonda dove inizia la strada che porta a Lerici, bisogna poi continuare e sulla sinistra si noterà, pochi metri più avanti, un cartello sbiadito e quasi nascosto, che indica la salita per Trebiano. Dopo poco meno di tre chilometri su una strada panoramica, tra tornanti, ulivi e splendide viste, si arriverà al borgo. Prima di entrare, vediamo sulla destra l’unica chiesa di Trebiano, dedicata a San Michele Arcangelo: ci entriamo perché all’interno sono conservate illustri testimonianze artistiche.

La pieve si presenta all’esterno con una facciata barocca piuttosto elaborata, con due volute che raccordano il frontone alla parte inferiore della facciata, e con un elegante timpano spezzato che accoglie la statua di san Michele. L’interno, su tre navate, è ricco di opere d’arte. In una cappella che si apre sulla destra, notiamo un altare al cui centro campeggia una statua lignea di san Rocco, affiancata da quella di altri due santi: il san Rocco è opera del 1524 di Domenico Gar, scultore francese molto attivo in queste zone, e si tratta di una scultura molto importante perché, allo stato attuale delle conoscenze, sembrerebbe essere la prima opera nota di questo artista. La devozione nei confronti di san Rocco è sempre stata particolarmente viva in quest’angolo di Liguria (e oltretutto, il santo è il patrono di Trebiano), e qui Domenico Gar lo rappresenta con l’insolito particolare (ma tipico di Gar) dell’angelo che gli cura la ferita sulla gamba. Nella navata opposta troviamo un’altra opera di Gar: il trittico marmoreo con la Madonna e il Bambino al centro e ai lati i santi Bernardo e Caterina d’Alessandria. Anche qui, Gar rivisita le iconografie tradizionali: Caterina, curiosamente, soggioga l’imperatore romano Massimiano, sotto il quale la santa subì il martirio. Il trittico fu commissionato per la cappella Mascardi, una delle famiglie più in vista di Sarzana, nel 1524, e fu portato a temine nel 1529. Il committente, Jacopo Mascardi, era rimasto probabilmente impressionato dalla precedente prova del san Rocco e aveva deciso di affidare a Domenico Gar la realizzazione dell’impegnativa opera in marmo. Un’opera di grande qualità, che dimostra come l’artista francese fosse aggiornato e ben inserito nel contesto della scultura toscana del sedicesimo secolo. E un’opera talmente bella, da essere poi definita l’Icona pulchra cioè, appunto, l’“icona bella”.

La pieve di San Michele
La pieve di San Michele

Spiccano poi un crocifisso quattrocentesco e un’ulteriore croce, probabilmente coeva, che nel Seicento fu “integrata” con quattro pannelli dipinti da un artista toscano, Filippo Martelli, originario della Versilia: siamo nel 1634 e oggi ciò che rimane della croce originaria si intravede dall’ovale al centro della curiosissima composizione che fu commissionata a Martelli proprio con lo scopo di preservare la croce. Interessante è inoltre un’acquasantiera in marmo, ricavata da marmi d’epoca romana, probabilmente da un antico altare votivo.

Il san Rocco (al centro) di Domenico Gar
Il san Rocco (al centro) di Domenico Gar

Terminata la visita alla chiesa, ci inoltriamo nel borgo, che oltre a essere uno dei più pittoreschi, è anche uno dei più estesi della zona. E per visitarlo partiamo dal portale d’accesso, di origini medievali. Trebiano è infatti citata per la prima volta in un documento del 963, ma le origini dell’insediamento forse sono ancora più antiche, e lo stesso toponimo dovrebbe far riferimento ai fondi di una famiglia romana, la Gens Trebia, che aveva possedimenti nella zona. Dalla porta, una strada sale e una strada scende: noi prendiamo quella che sale leggermente. È la principale del borgo e lo percorre, tra antichi portali, colorate bougainville e ancora gatti, per tutta la lunghezza, per poi arrivare, in fondo, a una scalinata che gira bruscamente nella direzione opposta e ci porta a un livello superiore. Sembra infatti che il borgo sia stato costruito su terrazze abbarbicate alla collina, tutte una sopra all’altra, e le abitazioni si dispongono ai lati di queste stradine che le attraversano in lunghezza. E ogni tanto, al centro della strada, si aprono strette scalinate che, facendosi largo tra gli edifici, ci propongono scorciatoie per accedere al livello superiore. Ogni tanto, sulla strada, si aprono piazzette o balconate che ci offrono spettacolari viste sulla piana del Magra: vediamo il corso sinuoso del fiume che sfocia poi nel mar Ligure, vediamo sulla sinistra il profilo aguzzo delle Apuane, vediamo le città del piano.

I muri in pietra degli antichi edifici di Trebiano
I muri in pietra degli antichi edifici di Trebiano

Uno dei tanti pittoreschi vicoli di Trebiano
Uno dei tanti pittoreschi vicoli di Trebiano

Lo splendido panorama sulla piana del Magra
Lo splendido panorama sulla piana del Magra

E comprendiamo quindi quale fosse l’importanza strategica di questo borgo in tempi più antichi, quando costituiva un importante presidio per controllare i traffici nella valle del Magra e gli accessi al porto di Lerici, piccolo scalo per le navi dirette a Genova. Così, anche Trebiano conobbe diversi dominatori: fu prima dei Vescovi di Luni, quindi passò sotto il controllo di Pisa e infine, nel 1254, fu acquistata dai genovesi. Il poderoso castello è forse il più vistoso testimone di quei tempi: anche se ormai è un rudere, è ancora massiccio e imponente, con i resti dei suoi torrioni, le sue possenti arcate, le sue forti mura, la sua sagoma che domina tutto l’abitato e che si distingue anche a chilometri di distanza. Purtroppo, oggi il castello è pericolante e inagibile. Incontriamo una vecchina del paese, che ci racconta di quando, decenni fa, si poteva ancora salire al castello, di quando nel paese c’era più vita e di quando le istituzioni avevano più cura per la loro memoria storica. Quando tentiamo di avvicinarci al castello, le sterpaglie incolte che lo circondano sembrano confermare la versione dell’anziana abitante. A un certo punto l’erba raggiunge l’altezza delle ginocchia, il sentiero è coperto dalla vegetazione, e iniziano a comparire cartelli e transenne che ci avvertono dei pericoli che potremmo correre a spingerci più in alto. Decidiamo dunque di non avventurarci oltre: facciamo giusto in tempo a osservare quella che forse in antico era una porzione del muro di cinta, oggi in rovina.

Le condizioni del sentiero che conduce al castello
Le condizioni del sentiero che conduce al castello

Eppure questo borgo dai ripidi viottoli avrebbe tante storie da raccontare. A partire da quella che è forse la leggenda più suggestiva che lo riguarda: la fantasia degli abitanti di Trebiano vuole infatti che in uno degli anfratti del castello sia nascosto l’originale manoscritto della Divina Commedia di Dante Alighieri, che non sarebbe mai stato trovato da tutti coloro che l’hanno cercato. E, come per ogni leggenda, un fondo di verità c’è, perché com’è noto il sommo poeta davvero soggiornò in queste terre durante il suo esilio da Firenze: come vi avevamo raccontato quando vi abbiamo parlato del Castello dei Vescovi di Luni di Castelnuovo Magra, nel 1306 Dante svolse il ruolo di procuratore del marchese Franceschino Malaspina durante le trattative della cosiddetta “Pace di Castelnuovo” che pose fine a una guerra di sette anni tra i Malaspina e i Vescovi di Luni. E a Trebiano per molto tempo abitò anche (e questa è storia) l’artista francese Helène de Beauvoir (1910 - 2001), sorella della più celebre Simone de Beauvoir (1908 - 1986), che in alcuni suoi scritti racconta la bellezza del borgo dopo aver fatto visita a Helène. E di Trebiano era originaria la famiglia di Domenico Fiasella (1589 - 1669), uno dei massimi pittori del Seicento ligure.

Oggi, Trebiano è un borgo sconosciuto ai più, animato un po’ più del solito solo in estate, quando i turisti dal nord Italia arrivano per usufruire delle loro seconde case, perché da qui il mare si raggiunge in dieci minuti d’auto, e i prezzi degli affitti sono più bassi rispetto a quelli delle cittadine balneari. E a parte un paio di bed and breakfast, nel borgo non c’è nessun tipo di struttura. Non ci sono neanche dei pannelli o dei cartelli che raccontino la storia di Trebiano al viaggiatore che si spinge a visitare l’abitato. Qualche mese fa, un giovane architetto ha proposto un progetto per far rinascere il castello, ma tutto sembra ancora fermo. Non nascondiamo che sarebbe davvero bello ed emozionante veder rifiorire questa gemma nascosta tra le colline della val di Magra.

Panorama da un balcone a Trebiano
Panorama da un balcone a Trebiano

La facciata di San Michele... ... e la statua che la orna
La facciata di San Michele... ... e la statua che la orna


Il crocifisso quattrocentescoL’opera di Filippo Martelli
Il crocifisso quattrocentesco L'opera di Filippo Martelli


Il trittico marmoreo di Domenico GarL’acquasantiera ricavata da marmi romani
Il trittico marmoreo di Domenico Gar L'acquasantiera ricavata da marmi romani


Un archivolto... ... e una scalinata nel borgo
Un archivolto... ... e una scalinata nel borgo


La strada principale del borgo... ... e un suo colorato angolo
La strada principale del borgo... ... e un suo colorato angolo


Il borgo dall'alto
Il borgo dall’alto

Scorcio nella parte alta del borgo Tipica scalinata pavimentata in cotto
Scorcio nella parte alta del borgo Tipica scalinata pavimentata in cotto


Scorcio nella parte alta del borgo Una colorata bougainville in una stradina
Vicolo da cui si vede il borgo di Pugliola Una colorata bougainville in una stradina


Una bellissima vista sul borgo, dagli ulivi della salita che conduce a Trebiano
Una bellissima vista sul borgo, dagli ulivi della salita che conduce a Trebiano


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo


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1. Barbara in data 02/09/2015, 23:28:32

Nel trittico della Pieve sono rappresentati la MAdonna, San Bernardo e Santa Caterina da Siena, non Margherita come erroneamente é scritto qui sopra.





2. Barbara in data 02/09/2015, 23:42:24

Mi correggo, Santa Caterina di Alessandria.



3. Finestre sull'Arte in data 04/09/2015, 10:21:15

È vero, grazie Barbara per la segnalazione, abbiamo corretto :-)



4. Daniele Magnetti Vernai in data 06/09/2015, 20:30:51

Peccato "veniale" (?) di Barbara: è, voce del verbo "essere". Per il resto, visita coinvolgente (!)



5. daniele in data 06/09/2015, 20:35:02

Peccato "veniale" di Barbara: è, voce del verbo "Essere". Per il resto, visita coinvolgente (!)



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