Tutti i colori di Vignola: il tour #tracceinluce


Il reportage del tour #tracceinluce, che ci ha portato alla scoperta di Vignola, della sua Rocca e dei suoi dintorni.

Un’antica Torre che riapre dopo un attento restauro, affreschi quattrocenteschi che rivivono sotto forma di videoproiezione sulle pareti della Rocca di Vignola, una mostra che documenta anni di studi divulgandoli al grande pubblico, idilliaci paesaggi tra cipressi e castelli, borghi dove il tempo sembra essersi fermato, una robusta ma gustosissima cucina: questi sono tutti gli ingredienti di #tracceinluce, il tour che, questo fine settimana, ha portato un gruppo di blogger e giornalisti d’arte e viaggi, tra i più seguiti del paese, alla scoperta di Vignola e dei suoi dintorni. Il tutto nell’ambito del progetto Tracce in luce, la mostra che intende presentare al pubblico gli studi che hanno consentito il restauro della Torre del Pennello e la rievocazione degli affreschi che decoravano gli esterni della Rocca. Questa volta Finestre sull’Arte è al cinquanta per cento: alla volta dell’Emilia parto solo io, Federico, e Ilaria rimane alla base... !

Rocca di Vignola
La Rocca di Vignola

Arrivo a Vignola puntuale, dopo un viaggio tranquillo: raggiungo il gruppo e insieme approfittiamo di una sosta al Caffé Terzi, che propone un ricco menù di caffé declinato in numerose (e gustose) varianti, per un allegro scambio di convenevoli e per la presentazione del programma della giornata. Un programma che inizia proprio dal centro di Vignola: la prima tappa è l’Acetaia Comunale, ospitata nella settecentesca Villa Tosi-Bellucci, opera di un architetto locale, Giuseppe Maria Soli, ed edificata nel corso degli anni Dieci dell’Ottocento. Questo edificio, che riflette il gusto neoclassico dell’epoca, nel 1915 fu ceduto dalla famiglia Tosi-Bellucci al Comune di Vignola, che nel 1998 l’ha resa sede della prima acetaia di cui un Comune si sia mai dotato: il fine dell’istituzione è quello di preservare, tramandare e diffondere la cultura dell’aceto balsamico tradizionale. Alcune batterie, ovvero gli insiemi delle botti in cui l’aceto viene invecchiato, diffondono nelle sale il profumo forte di questo tesoro gastronomico che caratterizza Modena e la sua provincia.

Villa Tosi-Bellucci, sede dell'Acetaia Comunale di Vignola
Villa Tosi-Bellucci, sede dell’Acetaia Comunale di Vignola


Una batteria
Una batteria


Il risultato finale: una boccetta di aceto balsamico tradizionale di Modena DOP
Il risultato finale: una boccetta di aceto balsamico tradizionale di Modena DOP

La degustazione dell’aceto balsamico tradizionale stimola l’appetito e dopo un pranzo a base di tortelli, gramigna con salsiccia e soprattutto tigelle farcite con salumi tipici, marmellate e salse varie, riprendiamo la via di Vignola per una visita in anteprima esclusiva alla Torre del Pennello appena riaperta dopo il restauro. Edificata agli inizi del Quattrocento nel contesto dell’ampliamento della Rocca di Vignola ordinato dal feudatario locale, Uguccione Contrari, la Torre si eleva per trentadue metri e mezzo e si chiama così perché sulla sua sommità si staglia una garitta, la piccola costruzione che serviva per gli avvistamenti: siccome la garitta è detta anche “pennello”, è facile comprendere da dove derivi la denominazione della Torre. Il piano merlato, anticamente adibito a ospitare le guardie della Rocca, nell’Ottocento diventò l’appartamento del custode delle carceri che furono allestite nella fortezza. La vita del custode non doveva essere facile, ma di sicuro ancor meno facile era la vita dei prigionieri: al piano inferiore, possiamo visitare la cosiddetta “prigione del Cimino”, detta così in quanto nel 1809 vi fu recluso il brigante Cimino, autore dei curiosi graffiti che vediamo sui muri, recuperati durante il restauro: è una sorta di riassunto della sua vita, che si conclude con la macabra visione di quella che sarà la sua fine. Prima di scendere, un ultimo giro sui camminamenti di ronda per qualche foto al meraviglioso panorama che si gode dalla Torre.

Tigelle e salumi!
Tigelle e salumi!


La Torre del Pennello
La Torre del Pennello


Panorama su Vignola dalla Torre del Pennello
Panorama su Vignola dalla Torre del Pennello


Una delle sale dell'abitazione del custode
Una delle sale dell’abitazione del custode


Un inquietante graffito del brigante Cimino
Un inquietante graffito del brigante Cimino


Scritte quattrocentesche sopravvissute su una delle pareti della Torre
Scritte quattrocentesche sopravvissute su una delle pareti della Torre

La piazza Contrari, su cui sorge la Rocca, comincia a gremirsi di persone, perché nel tardo pomeriggio, prima dell’inaugurazione della mostra e della Torre, è previsto un incontro-dibattito con Philippe Daverio, Valerio Massimo Manfredi, Marco Carminati, Natalia Gurgone (la curatrice del progetto Tracce in luce) e l’architetto Carla Di Francesco del Ministero. Prima dell’incontro però occorre fermarsi un attimo alla pasticceria Gollini, che produce la celebre Torta Barozzi, delizia di cioccolata la cui ricetta è segretamente conservata dai discendenti di Eugenio Gollini, colui che inventò questo dolce sul finire dell’Ottocento. Dopo la golosa sosta, torniamo in piazza Contrari per partecipare alla conferenza. Si toccano temi importanti, tutti incentrati sul restauro. Per Carla Di Francesco, la disciplina del restauro è in continua evoluzione, e va di pari passo con la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica. Per Natalia Gurgone, un progetto di restauro dovrebbe coniugare serietà scientifica e divulgazione, nel pieno rispetto degli edifici. Philippe Daverio nota che, malgrado la ricezione e la trasmissione del passato siano entrate in crisi, e con esse anche il parere degli esperti, è difficile domandarsi fin dove può spingersi un restauro, ma è fantastico se un restauro riesce a rievocare la storia in tutti i suoi passaggi. La conclusione del dibattito spetta a Valerio Massimo Manfredi che osserva come il nostro paese sia ricco di meraviglie che vanno amate e rispettate: una chiusura un po’ manieristica, ma che fa comunque grande presa sul pubblico. È quindi ora dell’inaugurazione ufficiale: dopo il saluto delle autorità, con un bell’omaggio a Khaled Asaad, si procede finalmente al taglio del nastro. Le visite alla mostra possono iniziare!

Piazza Contrari inizia a riempirsi...
Piazza Contrari inizia a riempirsi...


La Torta Barozzi
La Torta Barozzi


Il dibattito con, da sinistra, Marco Carminati, Natalia Gurgone, Philippe Daverio, Valerio Massimo Manfredi, Carla Di Francesco
Il dibattito con, da sinistra, Marco Carminati, Natalia Gurgone, Philippe Daverio, Valerio Massimo Manfredi, Carla Di Francesco


Il taglio del nastro con Valerio Massimo Manfredi e le autorità
Il taglio del nastro con Valerio Massimo Manfredi e le autorità

Cala la sera, ed entriamo nelle sale della Rocca proprio per visitare la mostra. Alla base del progetto, un obiettivo preciso: “salvare la memoria di uno splendido scenario colorato, e della raffinata cultura che l’ha ideato”. Sala dopo sala, osserviamo le immagini in alta definizione dei lacerti degli affreschi quattrocenteschi, le fotografie della campagna di documentazione, gli acquerelli degli artisti che hanno fatto rivivere anche in pittura le decorazioni esterne della Rocca, le accurate descrizioni dei singoli elementi architettonici della torre, e i progetti per lo spettacolo in programma per la serata inaugurale: le videoproiezioni degli affreschi quattrocenteschi sulle pareti della Rocca. Centinaia di persone, in piazza Contrari, assistono in silenzio, affascinate, allo spettacolo che riporta tutti indietro di seicento anni.

Tracce in luce, la mostra: un acquerello ci fa vedere com'era la Rocca nel Quattrocento
Tracce in luce, la mostra: un acquerello ci fa vedere com’era la Rocca nel Quattrocento


Tracce in luce, la mostra: immagini della campagna fotografica sui lacerti degli affreschi quattrocenteschi
Tracce in luce, la mostra: immagini della campagna fotografica sui lacerti degli affreschi quattrocenteschi


Gli antichi affreschi rivivono di notte, in uno spettacolo di videoproiezioni
Gli antichi affreschi rivivono di notte, in uno spettacolo di videoproiezioni

La mattina successiva lasciamo il nostro alloggio, il B&B Ca’ dei Sogni a Levizzano Rangone, e si riparte per Vignola, per un’approfondita visita alla Rocca in compagnia di Achille Lodovisi, direttore del Centro di Documentazione della Fondazione Rocca di Vignola. Dietro a ogni affresco si nasconde un simbolo, dietro a ogni parete una storia. Affascinante è quella della Cappella Contrari, dove si conserva un ciclo pittorico del XV secolo in ottimo stato di conservazione: ve la racconteremo in un post dedicato. Tra allegorie matrimoniali, imprese di leoni e ghepardi, stemmi di signori e di dame, caricature nascoste, raffinate arguzie degli artisti e sogni rinascimentali, si rivela la grande competenza di Achille Ludovisi, guida raffinata e coinvolgente che conosce ogni più recondito angolo della Rocca di Vignola. Impossibile dar conto di tutto in un post riassuntivo, perché della Rocca potremmo parlare per ore e ore. Lasciamo, per ora, che le immagini sostituiscano le parole, ma state tranquilli: come detto, torneremo a parlarvi della Rocca!

L'impresa del pardo
L’impresa del pardo


Lo stemma dei Contrari
Lo stemma dei Contrari


Bizzarre caricature nascoste nella marmorizzazione
Bizzarre caricature nascoste nella marmorizzazione


La volta della cappella
La volta della cappella

Prima di pranzo ci aspetta una visita a uno dei simboli di Vignola: Palazzo Contrari-Boncompagni. Celeberrimo, perché qui si conserva una delle più spettacolari opere di Jacopo Barozzi, detto il Vignola (1507 - 1573), uno dei più moderni architetti del Cinquecento: la famosa scala elicoidale. Un tripudio di illusionismo, una realizzazione ardita, una scala che consente a chi è in alto di vedere bene chi entra nel palazzo, e a chi è in basso di osservare il vortice delle decorazioni che si sviluppa verso il soffitto. Il progetto di Jacopo Barozzi, che ha comunque riguardato non solo la scala, ma l’intero palazzo, è così caratterizzante da aver fatto nascere la denominazione di Palazzo Barozzi per indicare l’edificio, costruito negli anni Sessanta del Cinquecento. Achille Lodovisi ci accompagna anche nel seminterrato del palazzo, dove è possibile vedere la struttura su cui poggia la scala, oltre alle antiche cucine e ai pozzi che servivano il palazzo: questi ambienti, dopo un restauro, sono oggi diventati sale per conferenze.

La scala elicoidale di Jacopo Barozzi
La scala elicoidale di Jacopo Barozzi

Arriva ora di pranzo (e che pranzo!): l’Osteria della Luna propone le sue specialità slow food annaffiate da abbondanti vini locali. Un’esplosione di sapori ancora molto decisi e forti: probabilmente non è possibile trovare piatti delicati nella cucina locale, ma dopo tanta cultura ci vogliono dei buoni ricostituenti... ! Dopo un finale con l’immancabile torta Barozzi, si parte alla volta dell’ultima tappa del tour: Castelvetro. L’antico borgo è famoso per la sua piazza con la scacchiera, sulla quale ogni due anni si tiene una dama vivente. Ma di qui è passata anche la grande cultura: nell’antico Palazzo Rangoni, oggi inagibile per via dei danni del sisma del 2012, soggiornò Torquato Tasso, mentre la chiesa parrocchiale, edificata nel Novecento in stile neogotico, accoglie pregevoli tele, tra le quali una Madonna delle Grazie di Francesco Bianchi Ferrari, noto soprattutto per essere stato maestro del Correggio. Il nostro #tracceinluce si conclude proprio qua, nella piazza della scacchiera di Castelvetro: il tempo per un’ultima foto, a mo’ di pedine viventi, e poi si rientra. Doveroso il ringraziamento allo staff di Noetica e della Fondazione Rocca di Vignola che con competenza e, soprattutto, una grandissima passione, ha curato il tour nei minimi dettagli facendoci scoprire un altro meraviglioso angolo del nostro paese. E noi vi diamo qualche buon motivo per andarci al più presto: la mostra Tracce in luce è in corso fino al 18 ottobre, ed è a ingresso gratuito, mentre dureranno fino al 12 settembre gli eventi della manifestazione Tutti i colori del Pennello, organizzata in occasione della riapertura della Torre. Tutti i giorni dibattiti, incontri, presentazioni, e la sera le proiezioni degli affreschi quattrocenteschi. Trovate tutte le info sul sito della Rocca. Che dite, val la pena andare a Vignola? Conoscete già la nostra risposta... !

Gustoso set di primi
Gustoso set di primi


Castelvetro, la piazza della scacchiera e la Torre dell'Orologio
Castelvetro, la piazza della scacchiera e la Torre dell’Orologio


Castelvetro, la Torre delle Prigioni e Palazzo Rinaldi
Castelvetro, la Torre delle Prigioni e Palazzo Rinaldi


La chiesa parrocchiale di Castelvetro
La chiesa parrocchiale di Castelvetro


Foto finale
Foto finale sulla scacchiera di Castelvetro. Il nostro Federico, in camicia azzurra, ricopre per l’occasione il ruolo di alfiere... ! Gli altri: da sinistra, in posizione di cavallo, Annalisa Lo Monaco (Vanilla Magazine), Sergio Momesso (alfiere, Storie dell’Arte), Claudio Musso (re, Artribune), Monica Nardella (regina, Turista di Mestiere), Federico, Jacopo Falanga (cavallo, Zingarate). I pedoni: Silvia Trigilio (Il Giornale del Cibo), Alessandro Bertini (Girovagate), Iole Lasalandra (Noetica), Monja Albani (Fondazione Rocca di Vignola), Simona Bonciani (Noetica).


Finestre sull'arte
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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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