Trieste, il Castello di Miramare. L'affascinante storia di un sogno


La storia del Castello di Miramare, uno dei monumenti più famosi di Trieste e dell'Italia, ha elementi decisamente affascinanti. E il Castello stesso è uno scrigno d'arte e di storia. Lo “visitiamo” in questo articolo

“O Miramare, a le tue bianche torri / attediate per lo ciel piovorno / fosche con volo di sinistri augelli / vengon le nubi. / O Miramare, contro i tuoi graniti / grige dal torvo pelago salendo / con un rimbrotto d’anime crucciose / battono l’onde. / Meste ne l’ombra de le nubi a’ golfi / stanno guardando le città turrite, / Muggia e Pirano ed Egida e Parenzo / gemme del mare; / e tutte il mare spinge le mugghianti / collere a questo bastion di scogli / onde t’affacci a le due viste d’Adria, / rocca d’Absburgo; [...]”: così versificò il celebre poeta Giosuè Carducci (Valdicastello di Pietrasanta, 1835 – Bologna, 1907) dopo aver visitato il Castello di Miramare a Trieste nel luglio 1878. Questi decantanti versi sono parte del componimento Miramar scritto tra il 1878 e il 1889 e pubblicato nel Libro I delle Odi Barbare. Carducci ebbe modo di visitare la città di Trieste dal 7 all’11 luglio 1878 in compagnia di Giuseppe Caprin (Trieste, 1843 – 1904), scrittore e giornalista triestino: entrò nei musei cittadini, salì fino al Colle di San Giusto, da dove poté godere di un bellissimo panorama su tutta la città e si spostò fino a Miramare, luogo straordinario che gli ispirò quei primi versi dedicati.

Rimase estremamente affascinato da quelle “bianche torri” che si ergevano sul promontorio, a picco sul mare nei pressi della baia di Grignano; meravigliato da quel bianco castello affacciato sul mare costruito su quel “bastion di scogli” contro cui s’infrangevano potentemente le onde. E, visitando l’imponente dimora, ebbe la possibilità di conoscere gli ambienti di quella “rocca d’Absburgo”, che era stata abitata proprio dall’arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo-Lorena e da sua moglie Carlotta del Belgio. Qui la coppia, unita in matrimonio per vero amore, trascorse i suoi anni più felici, tra le passeggiate in riva al mare o nel parco del castello, la pittura, una delle passioni di Carlotta, la quale si divertiva a rappresentare sulla tela molte di quelle suggestive vedute di cui poteva godere nella realtà da quel promontorio, e le piacevoli attività come la musica e la lettura che i due innamorati condividevano. Un locus amoenus fatto costruire da Massimiliano a seguito di un periodo complicato e deludente della propria esistenza: nel 1857 gli venne affidato il suo primo incarico politico importante; venne infatti nominato viceré del territorio Lombardo-Veneto. Tuttavia, appena pochi giorni prima dell’inizio della guerra contro i piemontesi, suo fratello, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, gli revocò la nomina. La decisione fu determinata dal fatto che Massimiliano era visto come un sovrano troppo moderno: estraneo ai piani dell’impero austriaco condotti da Francesco Giuseppe, l’arciduca decise di ritirarsi dalla politica e si stabilì con sua moglie a Miramare.

Trieste, vista sul Castello di Miramare
Trieste, vista sul Castello di Miramare. Ph. Credit Marco Milani


Il Castello di Miramare. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG
Il Castello di Miramare. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG


Il Castello di Miramare dall'Adriatico. Ph. Credit Massimo Crivellari
Il Castello di Miramare dall’Adriatico. Ph. Credit Massimo Crivellari


Il Castello di Miramare verso l'ingresso. Ph. Credit Finestre sull'Arte
Il Castello di Miramare verso l’ingresso. Ph. Credit Finestre sull’Arte


Il Parco di Miramare
Il Parco di Miramare


Il Parco di Miranare al tramonto. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG
Il Parco di Miranare al tramonto. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG

Tuttavia nel 1863 gli venne offerto di divenire imperatore del Messico e lui, preso dalla voglia di riscatto politico e personale, accettò la nomina, senza avere gran contezza della condizione delicata in cui versava il paese. Il 10 aprile 1864 un gruppo di delegati messicani giunse al Castello di Miramare per consegnargli personalmente la corona e appena quattro giorni dopo, il 14 aprile, Massimiliano partì per il Messico per rendere concreto il suo incarico politico, la nuova possibilità di riscatto. Questo glorificante momento è tra l’altro immortalato in uno dei dipinti tuttora custoditi nel bianco castello asburgico: nel 1866 il pittore Cesare Dell’Acqua raffigurò la Partenza di Massimiliano e Carlotta per il Messico; si nota infatti una grande folla in festa giunta a Miramare (il profilo del Castello è visibile sulla sinistra della scena) per salutare la nobile coppia che si trova già sulla lancia che li porterà sulla fregata Novara, visibile sullo sfondo a destra. I due sono rivolti verso la folla e, tra le tante bandiere austriache che le persone fanno sventolare, si erge alta sulla lancia la bandiera messicana.

In una situazione, come già affermato, alquanto complicata, Massimiliano non fu ben considerato e accettato: i liberali repubblicani aborrivano la monarchia e perdipiù una monarchia dove a comandare era uno straniero, gli esponenti conservatori lo detestavano perché era un regnante che si avvicinava maggiormente alle tendenze liberali; inoltre anche la situazione con Stati Uniti e Francia non era delle migliori: i primi desideravano il ritorno al potere di Benito Juárez, che nel frattempo stava architettando la riappropriazione del suo ruolo precedente, mentre la Francia di Napoleone III decise di ritirarsi vista la minaccia di un attacco degli Stati Uniti nei suoi confronti. In conclusione l’imperatore del Messico venne lasciato solo contro un intero paese che lo voleva vedere morto e che raggiunse il suo obiettivo: Massimiliano venne catturato e condannato a morte e il 19 giugno 1867 venne fucilato a Querétaro. La moglie Carlotta tornò a Miramare poco prima che le truppe francesi si ritirarono, ma ormai anche la sua vita era finita perché venne rinchiusa nel Castelletto del Parco di Miramare per segni di squilibrio e ancora in preda alla follia ritornò in Belgio su decisione della cognata Maria Enrichetta d’Asburgo-Lorena, dove trascorse la sua (non) esistenza nel castello di Bouchout, nelle vicinanze di Bruxelles.

Il tragico destino dei due innamorati è in Miramar di Carducci così evocato: “Addio, castello pe’ felici giorni / nido d’amore costruito in vano! Altra su gli ermi oceani rapisce / aura gli sposi”. E ancora: “Ahi! Mal tu sali sopra il mare nostro, / figlio d’Absburgo, la fatal Novara. […] Tra boschi immani d’agavi non mai / mobili ad aura di benigno vento, / sta ne la sua piramide, vampante / livide fiamme / per la tenebra tropicale, il dio / Huitzilopotli, che il tuo sangue fiuta, / e navigando il pelago co’ l guardo / ulula – Vieni”. Ancora oggi il Castello di Miramare ricorda il triste destino di Massimiliano e Carlotta: un incantevole luogo di amore e spensieratezza, immerso in un paesaggio solcato dalle acque del mare, che divenne solo alcuni anni più tardi simbolo di una felicità infranta. Attraverso le sale del Museo Storico si respira infatti una storia che ha in sé due poli opposti: amore e morte, la tragicità della vita.

Santiago Rebull, Ritratto di Massimiliano come imperatore del Messico (1865; olio su tela; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare)
Santiago Rebull, Ritratto di Massimiliano come imperatore del Messico (1865; olio su tela; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare) © Archivio Miramare


Tiburcio Sánchez de la Barquera, Ritratto di Carlotta del Belgio in mantiglia (1866; olio su tela, 103,5 x 93 cm; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare)
Tiburcio Sánchez de la Barquera, Ritratto di Carlotta del Belgio in mantiglia (1866; olio su tela, 103,5 x 93 cm; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare) © Archivio Miramare


Carlotta del Belgio, Yacht Phantasie (ante 1860; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare)
Carlotta del Belgio, Yacht Phantasie (ante 1860; olio su tela; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare). Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG


Cesare Dell’Acqua, Partenza di Massimiliano e Carlotta per il Messico (1866; olio su tela; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare)
Cesare Dell’Acqua, Partenza di Massimiliano e Carlotta per il Messico (1866; olio su tela; Trieste, Museo Storico del castello di Miramare) © Archivio Miramare

Massimiliano fece costruire difatti il Castello come dimora per lui e sua moglie Carlotta proprio in questo punto del promontorio di Miramar perché ne rimase affascinato durante una sua visita nel 1855: pensò ai castelli che si affacciano sulle coste dell’oceano Atlantico, a picco sul mare, e volle perciò costruirne uno proprio sulla punta del promontorio (impagabile era di certo la vista sul mare aperto di cui si poteva godere sia dall’interno che dall’esterno dell’edificio, e indubbiamente questo aspetto, mentre si percorrono le sale del Castello, è testato da tutti i visitatori). L’arciduca acquistò dunque alcuni lotti di terreno in questo luogo e l’anno dopo, l’1 marzo 1856, venne posata la prima pietra della residenza. Quale momento migliore per la giovane coppia di trasferirsi se non in occasione del Natale? Si sistemarono al pianoterra alla Vigilia del Natale del 1860: in quella data infatti gli esterni erano completati, mentre all’interno era completo solo il pianoterra e il primo piano era ancora in allestimento. Il progetto per la costruzione dell’elegante dimora venne realizzato dall’ingegnere austriaco Carl Junker (Bassa Austria, 1827 – Vienna, 1882), che volle mescolare nello stesso edificio spunti dal gotico, dal medievale e dal rinascimentale: uno stile definito eclettico, come si confaceva alla moda di quel periodo. Inoltre, si volle creare un’armonia tra la struttura del castello e la natura circostante: all’azzurro del mare, si aggiunse il verde del parco tutt’intorno, ricco di essenze e di profumi mediterranei.

Gli interni vennero invece realizzati dagli artigiani Franz e Julius Hofmann: più intimi gli appartamenti privati collocati al pianoterra, più sontuosi gli arredi del primo piano, destinato a luogo di rappresentanza, dove venivano accolti gli ospiti illustri: qui infatti non mancavano gli stemmi e le tappezzerie con i simboli imperiali. Oggi i visitatori hanno la possibilità di percorrere tutte le oltre venti stanze di cui si compone il castello, dal pianoterra al primo piano: meritano una particolare menzione le Sale di Massimiliano, tra cui la camera da letto, e la sala di studio nella quale i visitatori hanno la sensazione di non trovarsi sulla terraferma, bensì su una nave che solca i mari (l’arredo infatti è simile a quello di una cabina di nave), e la Sala del Trono. Sono ancora visibili gli arredi originali delle sale di rappresentanza e degli appartamenti privati, i dipinti appesi alle pareti, tra cui le vedute eseguite dalla mano della stessa Carlotta, i ritratti dei due protagonisti, gli oggetti preziosi.

Nella stessa ode di Carducci, si legge: “Lascian le sale con accesa speme / istoriate di trionfi e incise / di sapienza. Dante e Goethe al sire / parlano in vano / da le animose tavole: una sfinge / l’attrae con vista mobile su l’onde: / ei cede, e lascia aperto a mezzo il libro del romanziero”. Nell’ambiente adibito a studio di Massimiliano, somigliante come detto alla cabina della contrammiraglia Novara, la stessa nave che lo condusse in Messico, il poeta ricordava i ritratti di Dante e di Goethe appesi e ancora aperta sul tavolo un’antica edizione di romanze castigliane rara e stampata nei Paesi Bassi. Si ricordava inoltre molte sentenze latine incise nella sala maggiore, tra cui questa che recitava: “Si fortuna iuvat caveto tolti /Saepe sub dulci melle venena latent / Non ad astra mollis e terris via / Vivitur ingenio, caetera mortis erunt”.

La sala del trono. Ph. Credit Fabrice Gallina
La sala del trono. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG


La camera da letto. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG
La camera da letto. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG


Il salotto cinese. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG
Il salotto cinese. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG


Castello di Miramare, la sfinge. Ph. Credit Massimo Crivellari
Castello di Miramare, la sfinge. Ph. Credit Massimo Crivellari


Il colonnato esterno. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG
Il colonnato esterno. Ph. Credit Fabrice Gallina – archivio PromoTurismoFVG

Il percorso museale è stato arricchito nel 2005 da un percorso grafico guidato che permette ai visitatori di conoscere in modo più approfondito la storia del Castello, la genealogia degli Asburgo, le opere d’arte custodite in ogni stanza. Il pianoterra ospita inoltre la Sala Progetti per Miramare, dove è possibile ripercorrere il progetto che portò Carl Junker all’ideazione dell’edificio e i disegni per gli interni di Franz e Julius Hofmann. Dal 1931 al 1937 risiedette nel Castello di Miramare il duca Amedeo di Savoia-Aosta: egli fece riammodernare il primo piano secondo il gusto dell’epoca: le decorazioni più ridondanti vennero eliminate e gli arredi vennero realizzati in stile razionalista, per cui l’estetica si legava alla massima praticità. Gli appartamenti privati del duca sono oggi visibili nell’ala sinistra del primo piano.

Tuttavia, dopo il 1867 sono testimoniati qui vari soggiorni della famiglia Asburgo: tra il 1869 e il 1896 l’imperatrice Elisabetta d’Austria, meglio conosciuta come Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, soggiornò a Miramare ben quattordici volte. Gli ultimi esponenti della famiglia Asburgo a soggiornare nella residenza triestina furono gli imperatori Carlo e Zita. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, gli arredi e le opere d’arte del Castello furono trasferiti a Vienna: l’Austria li restituirà tra il 1925 e il 1926, poiché a conclusione del conflitto mondiale tutto il complesso di Miramare passò all’Italia. Dopo i lavori di restauro, il 24 marzo 1929 venne inaugurato il museo del Castello, ma fu ben presto chiuso, quando il duca Amedeo di Savoia-Aosta vi si trasferì nel 1931. Ma la storia dell’edificio non si conclude qui: nel 1943, durante l’occupazione tedesca di Trieste, l’arredo venne temporaneamente tolto e custodito in diversi edifici di Trieste per ospitare una scuola per ufficiali nazisti; dal 1945 al 1954 vi si insediarono nell’ordine prima le truppe neozelandesi, poi quelle inglesi e successivamente quelle americane. Bisognerà attendere il 2 giugno 1955 per vedere inaugurato il Museo Storico del Castello di Miramare, affidato alla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia: da documentazioni e foto d’epoca è stato possibile ricostruire esattamente le decorazioni in legno dei vari ambienti e ricollocare arredi, tappezzerie, oggetti e quadri.

Come già accennato, Carl Junker si occupò anche della progettazione del grande parco circostante (22 ettari di superficie) e, grazie anche al contributo del giardiniere Josef Laube, che si dedicò completamente alla scelta delle piante, venne creato un luogo estremamente suggestivo e profumato con una ricca varietà di essenze, di fiori, di arbusti e di piante, molte delle quali di origini extraeuropee. E per realizzare un giardino romantico all’inglese non mancarono sentieri, laghetti, gazebi; un’area del parco venne inoltre adibita a giardino all’italiana con le sue tipiche forme regolari e geometriche. All’interno del Parco, Massimiliano fece costruire anche il cosiddetto Castelletto, che esternamente è di aspetto simile al castello, ma di dimensioni molto più ridotte. È qui che i giovani sposi dimorarono ogni tanto tra il 1859 e il 1860 ed è qui che Carlotta venne sorvegliata dai medici al suo rientro dal Messico, poiché iniziava a presentare i primi segni di squilibrio mentale. Anche dal Castelletto si gode di un ottimo panorama: sullo sfondo il porticciolo di Grignano e nel verde circostante alberi e una fontana nell’area antistante le serre.

La particolarità della zona esterna al Castello è data inoltre dalla presenza di un piccolo molo su cui passeggiare vicino all’acqua del mare; nella parte estrema del molo si trova una sfinge in granito rosa risalente al II secolo a.C.; si tratta di un reperto della collezione egizia appartenuta a Massimiliano. Leggende narrano di una maledizione della sfinge egizia che attende l’arciduca Massimiliano, colpevole di averla strappata dalla sua terra. È certamente vero che egli, una volta lasciato il molo del porticciolo del Castello, non vi fece più ritorno. “Vedi la sfinge tramutar sembiante / a te d’avanti perfida arretrando!” la descrisse con questi versi Carducci.

Oggi il Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare sono uno dei luoghi più visitati di Trieste e d’Italia. Ogni lunedì, dall’1 aprile al 30 dicembre 2019, il Castello propone l’iniziativa La magia di Miramare: i visitatori possono partecipare alla visita guidata organizzata da PromoTurismoFVG (al costo di 18 euro e gratis se si possiede la FVGcard, della durata di due ore circa, con prenotazione obbligatoria) per scoprire e percorrere direttamente la storia e gli ambienti del Castello, nonché il Parco, e per conoscere i luoghi della triste storia d’amore tra il “puro, forte e bello Massimiliano” e la sua dolce Carlotta.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono caporedattrice di Finestre sull'Arte.

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1. victor in data 05/04/2019, 05:07:02

Curioso e esauriente



2. yorick in data 19/04/2019, 02:04:07

Scriveva Carducci nell'Ode Barbara 'Miramar' ...."A lui dal volto placida raggiava/ la maschia possa dell'Impero". Il che non è cosa da poco per un nazionalista. Francesco Giuseppe, esautorando il fratello Massimiliano dalla carica di Vicerè del Lombardo-Veneto fece una delle sue tante onorevoli e oneste sciocchezze . Cavour temeva Massimiliano e la sua capacità di ingraziarsi la popolazione e i ceti dirigenti per cui il suo allontanamento venne considerato dal Conte come una sua inopinata personale vittoria.Il Comando dell'Armata austriaca nelle mani di Giulay fu l'errore esiziale che condusse alla perdita della Lombardia ; senza quel caprone, il risultato sarebbe stato certamente diverso o per lo meno non così grave; o attaccando il Piemonte prima che lo schieramento francese fosse completato ( attraverso il trasferimento via mare da Tolone o dal passaggio dei Passi alpini che conducono al Piemonte) oppure con una resistenza dove secondo i piani predisposti dal feldmaresciallo Marenzi (triestino, famiglia di origine lombarda) ogni casolare, ogni albero, ogni fosso erano già predisposti come nuclei d'arresto. Ma non vi fu solo la richiesta di una maggior autonomia per il Lombardo Veneto. Massimiliano, assieme a un gruppo di suoi sodali stava predisponendo una Confederazione dei Paesi italiani da affiancare all'Impero alle dipendenze della Dinastia, in una situazione simile a quella dell'Ungheria che avrebbe ripreso la propria completa autonomia con l'Ausgleich (Il Compromesso) del 1867. L'accettazione delle sirene francesi fu la fine di Massimiliano. Finita la guerra di secessione americana, gli USA ripresero in mano la questione dei confini secondo la dottrina di Monroe e fecero di tutto per sbarazzarsi dei francesi e di Massimiliano. Con i francesi fu facile; raggiunsero un accordo che rimangiava le promesse fatta a suo tempo all'Absburgo, per cui Massimilano venne abbandonato al suo destino . Si sarebbe forse potuto salvare; attese due suoi generali e venne catturato. Nella rada di Vera Cruz vi era una flotta di navi militari tra cui una nave austriaca per riportare in Patria -vivo - l'Imperatore del Messico e Arciduca d'Austria. Ma solamente nel 1867, la salma di Ferdinad Max lasciò il Messico su una nave comandata dall'Ammiraglio Tegetthoff , il vincitore a Lissa, e Trieste rese per prima gli onori al suo illustre e amato concittadino . Strano destino quello di Trieste; per prima, prima ancora di Vienna, rese l'omaggio funebre a due che avrebbero potuto essere i modernizzatori dell'Impero ; dapprima a Massimiliano e poi a Francesco Ferdinando che a Trieste ebbe, assieme alla sua consorte - la contessa Chotek - uniti nella vita e nella morte , quelle degne onorenze che non ebbe a Vienna sia perchè l'Imperatore era stato sempre assolutamente contrario a quel matrimonio, sia per la sottile e fredda ( forse perfida) organizzazione del Principe di Montenuovo. Correva un detto a Trieste : "....Massimiliano..non ti fidare....torna al Castello di Miramare!".







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