L'arte, una possibilità di sviluppo contro i rigurgiti sovranisti e razzisti del presente. Intervista ad Anna Daneri


L'arte è una possibilità di elaborazione critica e di sviluppo contro i rigurgiti sovranisti e razzisti del presente. Lo afferma, nell'intervista, Anna Daneri, curatrice indipendente a capo, per il secondo anno consecutivo, della sezione Back to the Future di Artissima.

Torna anche per il 2018 la sezione “Back to the future” di Artissima, la grande fiera d’arte contemporanea (qui tutte le info sull’edizione di quest’anno, la numero 25), di cui Finestre sull’Arte è in-kind media partner per il secondo anno consecutivo. “Back to the future” è la sezione dedicata alla riscoperta dei pionieri dell’arte contemporanea, per sottolineare l’importanza dei nomi che hanno avuto un ruolo fondamentale sulle pratiche contemporanee. Per il 2018, la sezione, che arriva alla nona edizione, si concentra sul periodo 1980-1994, il quindicennio che ha preceduto la nascita di Artissima: la fiera diventa dunque anche occasione di ricerca sull’arte contemporanea, e il padiglione che ospita “Back to the future” include un percorso di sicuro interesse. “Back to the future”, per il secondo anno, è curata da Anna Daneri, curatrice indipendente, fondatrice e curatrice del centro Peep-Hole di Milano, oltre che collaboratrice di riviste come Mousse e Domus, e docente di Fenomenologia dell’Arte Contemporanea all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. In passato ha lavorato in Italia e all’estero presso importanti istituti internazionali e curando mostre in ambiti di assoluto rilievo (su tutti, la Biennale di Venezia). L’abbiamo raggiunta (e la ringraziamo della disponibilità) per farci raccontare la sezione “Back to the future” di quest’anno e per alcune considerazioni sull’arte contemporanea e sulle sue potenzialità. L’intervista è a cura di Federico Giannini e Ilaria Baratta.

Anna Daneri. Ph. Credit Erik Gandini
Anna Daneri. Ph. Credit Erik Gandini

FsA. Anna Daneri, alla guida della sezione “Back to the future” per il secondo anno consecutivo. La selezione dello scorso anno è stata particolarmente apprezzata. Che sensazioni avete avuto?
AD. Grande entusiasmo e soddisfazione! Insieme a Zasha Colah, Dora García e Chus Martínez avevamo cercato di dare luce a figure marginali, in prevalenza donne, del panorama artistico degli anni ottanta. È stato emozionante poter dialogare in pubblico con alcune di loro: Rasheed Araeen, Marion Baruch, Judy Blum Reddy, Anna Valeria Borsari, Jacqueline de Jong, Vivienne Koorland, Corrado Levi e lavorare con Amalia Del Ponte, Elisa Montessori, Nathalie Du Pasquier, Esther Ferrer, Beverly Pepper, Sergio Lombardo, Jorge Ferré, Nicola Ponzio, Joachim Schmid, Diet Sayler, Roberto Turnbull e con l’estate di Vera Isler-Leiner e Santi Alleruzzo. E quasi magico avere in visita proprio il giorno dell’assegnazione del Premio Sardi per l’Arte Back to the Future il vincitore Jean Dupuy e Marilena Preda Sânc, l’artista che ha ricevuto la menzione della giuria, composta tra gli altri da Francesco Manacorda, “inventore” di Back to the Future e Eva Fabbris, coordinatrice della sezione prima di me. Infine, è stato molto interessante poter assistere alla performance di Philip Corner e vedere ricostruite alcune mostre storiche di Luciano Bartolini, Àngels Ribé o Jan Vercruysse, che purtroppo è mancato proprio quest’anno, come un’altra delle artiste invitate, Mariane Eigenheer. L’edizione 2018 è idealmente dedicata a loro.

“Back to the future” per il 2018 si concentra sul quindicennio 1980-1994, il quindicennio che ha preceduto la nascita della fiera. Come potremmo riassumere le tendenze artistiche di quell’epoca, in Italia e all’estero, anche in riferimento a quel particolare contesto storico?
I quindici anni precedenti la nascita di Artissima sono stati anni cruciali e controversi sia per i mutamenti economici e sociopolitici internazionali, che per gli sviluppi artistici da essi generati. Difficile, se non impossibile, isolare in un panorama così complesso delle tendenze specifiche. La caduta del muro di Berlino è un simbolo potente di un allargamento di confini e di linguaggi che hanno assunto proprio in quegli anni proporzioni inedite, con le forme di globalizzazione economica e culturale che li hanno contraddistinti. Proprio nel 1989 si tenne a Parigi Magiciens de la terre, a cura di Jean Huber Martin, la prima grande rassegna di arte contemporanea in un museo occidentale che si aprisse a un confronto, non privo di criticità, con artisti provenienti dai cosiddetti paesi in via di sviluppo. Il transculturalismo e, come per osmosi, la multidisciplinarietà hanno segnato per sempre un’epoca…

E qual è invece l’eredità che oggi ancora ci lascia quel periodo storico?
Se guardiamo al rigurgito presente di movimenti sovranisti di stampo populista e razzista diffusi nel mondo, si potrebbe parlare di un radicale ribaltamento di orizzonti. L’arte per fortuna rappresenta ancora una possibilità di elaborazione critica e di sviluppo del pensiero e della società contemporanea, sempre più necessari considerando la crisi ambientale, politica ed economica globalmente in atto.

La sezione “Back to the future” è probabilmente quella che, nell’ambito di Artissima, incarna di più la ricerca nel campo dell’arte contemporanea. Secondo Lei, in Italia quanta attenzione c’è per gli studi sull’arte contemporanea? Si dovrebbe fare di più?
L’Italia purtroppo ha sofferto e soffre sempre di più di un’arretratezza nel campo degli studi dell’arte contemporanea. Bisognerebbe partire dalle scuole dell’obbligo e attivare degli insegnamenti di studi visuali, necessari per comprendere criticamente il mondo e implementare, invece che smantellare, i corsi di storia dell’arte a tutti i livelli, integrandoli con lo studio degli artisti contemporanei. Siamo il paese che ha la concentrazione più alta di opere d’arte al mondo e non abbiamo la capacità di comprenderle. Gli artisti da noi non sono riconosciuti socialmente e spesso devono inventarsi altri modi di sussistenza per poter continuare a lavorare. La ricerca artistica non dovrebbe essere secondaria a quella scientifica, ma anche quella in Italia sembra non interessare molto…

È possibile avere qualche anticipazione su quello che troveremo in “Back to the future” quest’anno?
“Back to the Future” offrirà ai visitatori un viaggio nel tempo “mirato”, rievocando lo spirito e le sperimentazioni artistiche che hanno caratterizzato gli esordi di Artissima. Insieme agli altri curatori, Cristiano Raimondi (responsabile per lo sviluppo e i progetti internazionali, Nouveau Musée National de Monaco), Gabriela Rangel (direttrice dell’Americas Society, New York) e Pietro Rigolo (archivista Collezioni Speciali, The Getty Research Institute, Los Angeles) abbiamo cercato di creare un percorso tra pratiche artistiche lontane geograficamente, accomunate da un forte grado sperimentale attraverso i media più diversi. Accanto a pionieri della ricerca video come Gary Hill, dell’arte femminista come Margaret Harrison, dell’arte pubblica come Tania Mouraud, dei processi artistici partecipati come Allen Ruppersberg e della mail art come Ruth Wolf-Rehfeldt, saranno presenti artisti che hanno fatto della trasversalità degli ambiti di interesse il fulcro della propria ricerca, come nel caso della musica per Rolf Julius, dell’architettura per Alexander Brodsky e Eduardo Rubén, del design per Cesare Leonardi, della poesia per Jorge Eielson, dell’antropologia per Claudio Costa e dell’artigianato per Teresa Lanceta. Le indagini di stampo concettuale di Ignasi Abballí, Marie Orensanz e Algirdas Šeškus si affiancheranno per contrasto alle pratiche religiose di Mestre Didi, così come la relazione con oggetti quotidiani assumerà declinazioni molto differenti nelle sculture di Erik Dietman e in quelle di B. Wurtz. Sarà poi possibile ascoltare le testimonianze di alcuni dei protagonisti della sezione inseriti nel programma di incontri curato da Paola Nicolin, tra cui Guido Guidi, Fausta Squatriti e Hamish Fulton, che coinvolgerà anche il pubblico in una performance di cammino condiviso.

Di seguito, una selezione di immagini di opere che il pubblico troverà esposte nella sezione “Back to the future” di Artissima 2018.

Marie Orensanz, Expansion (1989; libro di marmo greco, 33,5 x 33,5 x 3,5 cm). Courtesy Marie Orensanz. Ph. Credit Jean-Louis Losi
Marie Orensanz, Expansion (1989; libro di marmo greco, 33,5 x 33,5 x 3,5 cm). Courtesy Marie Orensanz. Ph. Credit Jean-Louis Losi. Presentata da Sicardi | Ayers | Bacino Gallery.


Erik Dietman, Hommage à Gauguin (1981; tecnica mista, 92 x 73 cm). Courtesy of the Galerie Papillon
Erik Dietman, Hommage à Gauguin (1981; tecnica mista, 92 x 73 cm). Courtesy of the Galerie Papillon. Presentata da Galerie Papillon.


Hamish Fulton, Twilight Horizons Dolomites (1993). Courtesy Michela Rizzo
Hamish Fulton, Twilight Horizons Dolomites (1993). Courtesy Michela Rizzo. Presentata da Galleria Michela Rizzo.


Jorge Eielson, Quipus 64 A (1984; iuta su tavola, 90 x 160 x 18 cm). Courtesy Il Chiostro arte contemporanea
Jorge Eielson, Quipus 64 A (1984; iuta su tavola, 90 x 160 x 18 cm). Courtesy Il Chiostro arte contemporanea. Presentata da Il Chiostro arte contemporanea.


Tania Mouraud, Frise I: revealedexposeddisclosed (1990; acrilico su legno e cartone, 38 x 510 x 14,5 cm). Courtesy l'artista e Eastwards Prospectus Gallery, Bucarest. Ph. Credit Philippe Bernard
Tania Mouraud, Frise I: revealedexposeddisclosed (1990; acrilico su legno e cartone, 38 x 510 x 14,5 cm). Courtesy l’artista e Eastwards Prospectus Gallery, Bucarest. Ph. Credit Philippe Bernard. Presentata da Eastwards Prospectus Gallery.


Margaret Harrison, Anonymous Was a Woman (1977/1992). Courtesy l'artista e ADN Galeria. Ph. Credit ©Elssie Ansareo Exposición de AZ Zentroa Bilbao
Margaret Harrison, Anonymous Was a Woman (1977/1992). Courtesy l’artista e ADN Galería. Ph. Credit ©Elssie Ansareo Exposición de AZ Zentroa Bilbao. Presentata da ADN Galería.



Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

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