Turchia, scoperto l'opera con la prima scena narrativa della storia


In Turchia è stata scoperta la prima opera nota con intenti narrativi: da una parte la raffigurazione di un uomo che si tiene il pene, affiancato da due leopardi, dall’altra un uomo con un toro. La scoperta risale al 2021 ma è stata pubblicata soltanto ieri.

Scoperta in Turchia la più antica scena narrativa che si conosca: si tratta di un rilievo, di 11.000 anni fa, rinvenuto nel sito archeologico di Sayburç (sud-est del paese), che raffigura un uomo che si tiene il pene con la mano destra, inserito tra due leopardi che lo affiancano. Il rinvenimento della scena scolpita risale al 2021, ma la scoperta è stata pubblicata ieri sulla rivista scientifica Antiquity, edita da Cambridge University Press.

L’opera, spiega l’autrice dell’articolo di Antiquity, Eylem Özdoğan, “riflette la complessa relazione tra gli esseri umani, il mondo naturale e la vita animale che li circondava durante il passaggio a uno stile di vita sedentario”. La scena appena scoperta si presenta infatti con una integrità narrativa che la separa da altre immagini contemporanee, e costituisce la rappresentazione più dettagliata di una “storia” neolitica trovata fino ad oggi nel Vicino Oriente, avvicinandoci al popolo neolitico e al suo mondo. Gli scavi nel sito di Sayburç sono iniziati nel 2021, e il rilievo è scolpito sulla parete di un edificio a sua volta scolpito nella roccia calcarea.

Il rilievo presenta diverse figure ma soltanto quella maschile che si tiene il pene è scolpita ad altorilievo. Le sporgenze arrotondate sull’estremità superiore delle gambe sembrano rappresentare le ginocchia, come se fossero piegate in avanti. Sebbene la testa sia danneggiata, sono evidenti una faccia tonda, orecchie grandi, occhi sporgenti e labbra carnose. In particolare, è degna di nota una collana o un collare di forma triangolare. Questa figura maschile è fronteggiata su ciascun lato da due leopardi, raffigurati di profilo. Le loro bocche sono aperte, i denti visibili e le loro lunghe code sono arricciate verso il corpo. Il leopardo a ovest è raffigurato con un fallo, mentre l’altro no. Presente anche un’altra scena con una seconda figura umana, anch’essa raffigurata col fallo bene in vista, in posizione leggermente accovacciata, con la schiena rivolta alle prime tre figure. La sua mano sinistra sollevata e aperta ha sei dita, mentre la destra tiene un serpente, o un sonaglio, con la testa rivolta verso il suolo. Questa seconda figura è rappresentata vicina a un toro.

Secondo Antiquity, i rilievi di Sayburç corrispondono allo stile e ai temi del neolitico. I falli sono gli unici elementi che identificano il sesso delle figure, e l’accento è posto sugli aspetti predatori e aggressivi del mondo animale, come rappresentato dalla raffigurazione di caratteristiche pericolose, come denti e corna, che è stata peraltro osservata in altri siti dell’area. I rilievi Sayburç, tuttavia, differiscono in quanto le figure formano una narrazione, con le due singole scene che sembrano essere correlate l’una all’altra. La statura paragonabile di uomini e animali nel rilievo di Sayburç suggerisce una nuova dimensione riconosciuta nelle narrazioni delle persone del neolitico pre-ceramico. Le figure erano senza dubbio personaggi degni di descrizione, secondo quanto si legge su Antiquity. Il fatto che siano raffigurati insieme in una scena in corso, tuttavia, suggerisce che vengono raccontati uno o più eventi o storie correlati. Nelle tradizioni orali, storie, rituali e forti elementi simbolici costituivano il fondamento delle ideologie che modellavano la società oltre la spiritualità. Si pensa dunque che i rilievi possano essere riflesso di una memoria collettiva che voleva mantenere vivi i suoi valori.

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