Due dipinti attribuiti ad Artemisia Gentileschi risorgono dall'esplosione di Beirut del 2020


Potrebbero essere di Artemisia Gentileschi due dipinti conservati in Libano e tornati all’attenzione degli studiosi dopo l’esplosione di Beirut del 2020. Danneggiati, sono adesso al centro delle discussioni sulla loro attribuzione. 

Potrebbero essere di Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 - Napoli, dopo il 1654) due dipinti che sono stati pesantemente danneggiati durante l’esplosione di Beirut del 4 agosto 2020, che ha provocato 207 morti e circa 7.000 feriti, e ha devastato una buona parte della capitale del Libano. Ne è convinto lo storico dell’arte libanese Gregory Buckhakjian, che conosce molto bene il luogo dove i due dipinti erano conservati, ovvero Sursock Palace, una sontuosa residenza del XIX secolo nei pressi del porto. Nei giorni successivi all’esplosione, Buckhakjian ha offerto il suo aiuto durante l’emergenza e ha avuto modo di conoscere da vicino le opere conservate a Sursock Palace, tra cui i due dipinti attribuiti ad Artemisia.

Buckhakjian ha discusso la sua tesi di dottorato, all’Università della Sorbona (nel 1993), proprio sulla collezione di Sursock Palace. Le opere arrivarono in Libano nel 1920, con il nucleo collezionistico di Alfred Sursock, che aveva sposato la napoletana Maria Teresa Serra di Cassano: la raccolta comprendeva opere di diversi artisti napoletani del Seicento, come Luca Giordano e Andrea Vaccaro. Buckhakjian ebbe per la prima volta l’idea di un’attribuzione ad Artemisia in quell’occasione: tuttavia, all’epoca, ha raccontato alla rivista Hyperallergic, “si trattava ancora del lavoro di uno studente. Quando discussi la mia tesi, i miei insegnanti mi dissero che era molto convincente e che avrei dovuto continuare la mia ricerca e pubblicarla. Ma non lo feci, perché all’epoca, dopo che tornai a Beirut, ero completamente sconvolto da quello che stava accadendo in città e mi dimenticai di Artemisia [era da poco finita la guerra civile libanese, ndr]. Le mie priorità riguardavano la città, la ricostruzione, eccetera”.

Le indagini sono dunque finite in un cassetto fino allo scorso anno, quando i dipinti sono tornati alla sua attenzione: le opere sono un Ercole e Onfale, che secondo Buckhakjian risale ai primi anni Trenta del Seicento, e una Maddalena penitente del 1640 circa. Lo storico dell’arte libanese ha messo in comparazione le opere di Beirut con altri dipinti noti del catalogo della pittrice, soffermandosi sia sui dettagli (panneggi, gioielli, connotati) sia sulle composizioni, e riscontrando diverse analogie. Una delle due opere, la Maddalena penitente, è stata concessa in prestito per la mostra Le signore dell’arte a Milano (Palazzo Reale), e l’attribuzione era stata confermata da Riccardo Lattuada, specialista di Artemisia Gentileschi. Altre conferme sono arrivate dalla studiosa Sheila Barker, secondo cui alcuni elementi (come il tipo di gioielli, i tipi facciali, i tessuti) rimandano ai modi tipici di Artemisia.

I due dipinti sono ancora inediti: è tuttavia molto probabile che a breve Buckhakjian pubblicherà qualche studio in merito, così come è sicuro che le due opere andranno in restauro dati i danni che hanno subito durante l’esplosione (anche l’opera esposta a Palazzo Reale presenta ancora i segni subiti durante l’esplosione).

Nella foto: la Maddalena penitente

Due dipinti attribuiti ad Artemisia Gentileschi risorgono dall'esplosione di Beirut del 2020
Due dipinti attribuiti ad Artemisia Gentileschi risorgono dall'esplosione di Beirut del 2020


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