Repatriation... di provincia: Monza chiede a Milano di restituire un gruppo scultoreo del '300


Un gruppo di cittadini di Monza e due parlamentari leghisti stanno chiedendo a Milano di restituire a Monza un gruppo scultoreo del ’300 che si trovava anticamente nella città brianzola.

Monza chiama Milano e chiede al capoluogo regionale di restituire un’opera proveniente dalla città brianzola oggi conservata al Castello Sforzesco: la singolare richiesta è stata avanzata con una petizione su Change.org promossa da un cittadino monzese appassionato di storia, Ettore Radice, e sostenuta da diverse associazioni culturali del territorio (tra cui Mnemosyne, La Casa della Poesia, Italia Nostra, Amici dei Musei, Pro Monza e Università Popolare Upm). Si tratta di un tabernacolo trecentesco raffigurante la Madonna della Misericordia affiancata dai santi Giovanni Battista (compatrono di Monza) e Ambrogio (patrono di Milano, a cui Monza era assoggettata all’epoca della realizzazione del gruppo scultoreo).

“La nostra città, nei momenti più difficili della sua Storia”, spiega il testo della petizione, “confidava nell’aiuto della Vergine, rivolgendole suppliche per sostenere i monzesi nel superare le avversità. La rappresentazione più importante di questa devozione è nella Madonna trecentesca (denominata da alcune fonti Madonna della Misericordia) dal manto stendente che era posta sopra la volta di Porta Milano o Porta Nuova (attuale largo Mazzini), sotto il castello visconteo, ingresso principale della città, da dove iniziava la strada per Milano”. Il tabernacolo, prosegue la petizione, “di proprietà dello Stato e in deposito a Milano, meriterebbe una collocazione maggiormente favorevole alla sua valorizzazione nella città d’origine, in quanto esso rappresenta un simbolo religioso ma anche civile, prima ancora che storico e artistico”. I cittadini propongono anche la collocazione dell’opera: la sede dei Musei Civici di Monza di Casa degli Umiliati. La petizione è rivolta al ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, e al sindaco di Monza, Dario Allevi.

Alcuni giorni fa, inoltre, ai cittadini si è aggiunto un deputato brianzolo della Lega, Massimiliano Capitanio, che ha rivolto un’interrogazione parlamentare al ministro dei beni culturali Dario Franceschini, assieme alla collega trevigiana Angela Colmellere, per chiedere al titolare del Collegio Romano se sia possibile attivarsi, in concorso con gli enti territoriali interessati, per fare in modo che Milano restituisca a Monza la Madonna della Misericordia.

“Con l’avvento alla Signoria di Azzone Visconti, signore di Milano dal 1329 al 1339”, spiega Capitanio, “si decise la ricostruzione delle mura della città di Monza che erano state erette per la prima volta nell’alto medioevo; la cinta difensiva viscontea, iniziata nel 1333 e terminata nel 1385, si estendeva per oltre due chilometri ed era dotata di numerose torri di difesa e di porte costruite in pietra e laterizio come dei piccoli fortilizi, con merlature ghibelline, saracinesche e ponti levatoi. La porta principale, quella detta ‘Nuova’, in direzione di Milano, era ornata sulla sommità da un imponente altorilievo che raffigura la Madonna della Misericordia, effige di Maria stendente il manto a protezione della città, in cui la Vergine è al centro e tiene a sua destra gli uomini e a sua sinistra le donne”.

L’opera, continua Capitanio, “ha sempre avuto per la cittadinanza un profondo valore religioso, in quanto è a quella Madonna che la città si è rivolta per chiederne l’intercessione durante guerre e carestie fino al 1839, quando la cinta muraria fu demolita e l’opera d’arte trasferita a Milano, provincia cui Monza era stata annessa”. La Madonna della Misericordia, come detto, era in antico affiancata dalle statue di san Giovanni Battista e di sant’Ambrogio, e costituiva un tabernacolo votivo molto venerato dalla popolazione. L’intero gruppo oggi è al Castello Sforzesco, custodito nel Museo delle Arti Decorative: in particolare si trova in un’anticamera della Sala della Balla che ospita il gruppo dei dodici arazzi dei Mesi, realizzati su disegno del Bramantino attorno al 1509.

“Appare evidente”, sostiene Capitanio, “che l’altorilievo in questione, simbolo della Monza medievale e oggetto di enorme devozione per la cittadinanza monzese, rivesta invece assai poca importanza nell’ambito delle collezioni del polo museale milanese, che, a giudizio dell’interrogante, non ne ha mai valorizzato la presenza con un’adeguata esposizione; la città di Monza ha chiesto di rientrare in possesso della Madonna della Misericordia e delle statue che l’affiancano e, soprattutto in questi mesi di emergenza sanitaria in cui il Papa ha affidato l’Italia e il mondo alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza, torna a chiedere di riportare a casa il prezioso tabernacolo”.

“Ad oggi”, fa sapere il deputato leghista, “le richieste avanzate dal Museo civico di Monza e dal comune stesso ai Musei civici di Milano, a quanto consta agli interroganti, sono rimaste prive di qualsivoglia riscontro; l’ubicazione dell’intero gruppo scultoreo in una apposita sala del Museo civico di Monza, presso la Casa degli umiliati, arricchirebbe non solo il patrimonio artistico ma anche quello culturale immateriale della città assicurando così maggior tutela all’altorilievo”. Di qui la richiesta di far tornare l’opera in città. La richiesta, peraltro, non è nuova: lo stesso Radice aveva già provato, nel 2004, a far rientrare il gruppo scultoreo in città. La sua richiesta, sottoposta al consiglio comunale, fu votata all’unanimità, ma non ebbe seguito. Sarà adesso la volta buona per far tornare a Monza la Madonna della Misericordia?

Nell’immagine l’opera di cui viene chiesto il ritorno.

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