Un enorme fontanile di ceramica gialla: l'opera di Giuseppe Ducrot in Maremma


Un enorme fontanile di ceramica, lungo 15 metri e alto 4,5, arriva a Capalbio, in Maremma: è l’opera di Giuseppe Ducrot realizzata per l’edizione 2023 del festival Hypermaremma.

Nuova opera per l’edizione 2023 di Hypermaremma, il festival di arte contemporanea diffuso in Maremma. Presso la strada di Macchiatonda a Capalbio arriva infatti Fontanile, inedita opera site-specific di Giuseppe Ducrot, uno dei maggiori ceramisti contemporanei, realizzata in collaborazione con Terre di Sacra, che va ad aggiungersi alle frecce di Felice Levini installate nel Parco Archeologico di Cosa. In occasione della quinta edizione del Festival, ma con un progetto di pianificazione e progettazione pluriennale, Ducrot ha realizzato un grandioso Fontanile in ceramica lungo 15 metri e alto 4 metri e mezzo: l’opera è ospitata nella tenuta di Terre di Sacra che è stata fondata nel 1922 e che da oltre 100 anni si occupa della ristrutturazione e conservazione con l’obiettivo di proteggere e onorare il territorio maremmano, contribuendo inoltre a istituire l’Oasi del Lago di Burano, prima Riserva Naturale del WWF in Italia.

Per la realizzazione del Fontanile e della cromia gialla ormai sigla inconfondibile dell’artista, Ducrot si è affidato all’iconica Bottega Gatti di Faenza, eccellenza della maiolica in tutto il mondo che dal 1928 si distingue per un’assidua ricerca di tecniche e di linguaggi innovativi ed una produzione ricchissima di opere uniche. Nonostante la terribile inondazione che nel maggio 2023 ha colpito l’Emilia-Romagna, Bottega Gatti è riuscita a concludere la produzione delle ceramiche destinate al Fontanile con ammirevole tempestività, rimandando di una sola settimana la realizzazione dell’opera.

L’opera è il risultato di uno studio che Giuseppe Ducrot porta avanti da anni, in cui indaga soluzioni tecniche e formali che danno forma a interventi caratterizzati da contrasti cromatici in dialogo con lo spazio fisico circostante. Per la prima volta, infatti, l’artista realizza una scultura monumentale che non dipende da una relazione con il contesto architettonico, ma che “basta a sé stessa”, come lui stesso afferma, in quanto opera assoluta. Partendo dalla struttura preesistente di un abbeveratoio degli anni Trenta del secolo scorso originariamente destinato alle vacche maremmane e recentemente ristrutturato da Terre di Sacra, Ducrot reinterpreta le forme per dare vita a un’architettura a sé stante inserita nel paesaggio incontaminato che la circonda e che parla al nostro bagaglio storico culturale europeo.

“Il lavoro che Giuseppe Ducrot ha progettato per il fontanile”, scrive Massimo Mininni nel testo critico, “è una contaminazione di stili e richiami al “classico”, termine che definisce perlopiù artisti che si rifanno alla cultura artistica greco romana, ma nel caso di Ducrot assume un significato completamente diverso. Il richiamo al classico, per l’artista, definisce infatti una delle principali costanti della sua arte e della sua ricerca poetica, capace di intraprendere viaggi nel passato che ripercorrono, analizzano e studiano le diverse correnti artistiche nei molteplici periodi storici. L’artista ne prende in considerazione le forme, il modellato, i dettagli e le particolarità espressive, per poi riproporle in una fisionomia completamente nuova e innovativa che, pur mantenendo vivo il rapporto con le fonti, evidenzia una forte, penetrante e coinvolgente sperimentazione. In questo caso, per il fontanile, l’artista vede e studia il Settecento, in particolare le decorazioni scultoree che adornano i fontanili nei latifondi nobiliari del Lazio, territorio confinante con la Maremma, all’epoca terra paludosa e di malaria. Il grandioso gruppo scultoreo che Ducrot elabora ha tratti di delicatezza, di grazia e luminosità; le edicole, le volute angolari, gli ornati, i coronamenti a timpano, i pilastri, i pennacchi e i grandi vasi sono sculture ricche di contaminazioni e suggestioni. Motivi dalle linee sinuose, con una giustapposizione di allargamento e restringimento dei campi visivi: una profusione cioè di dettagli stilistici, e tutta una serie di tecniche utilizzate per meravigliare l’osservatore. Le sue sono forme modellate con tratti sfuggenti e gesti sicuri. Segni che creano un dialogo di continuità con l’ambiente circostante. Obiettivo di fondo di questo lavoro è la registrazione oggettiva della luce che colpisce il modellato, restituendoci una accentuazione della luminosità e dei suoi giochi di ombre che ci fanno cogliere l’intima essenza della materia plasmata, trasformata in passione ed energia. Ducrot ci consegna tutta la tensione di cui è capace. Le suggestioni dall’antico creano dei rimandi incrociati, mettendo in atto una strategia caratterizzata anche qui dal dialogo, dal confronto e dalla contaminazione tra i diversi periodi della storia dell’arte. Altri elementi molto importanti per Giuseppe Ducrot sono del resto la tradizione manuale e l’interazione plastica che la materia sprigiona. La sua è una manualità che riesce a coniugare in maniera esemplare sensorialità e concettualismo, istaurando un dialogo con la contemporaneità. Il progetto del fontanile è infine una narrazione suggestiva dell’arte come strumento in grado di evocare e riconoscere mondi interiori dominati dall’immaginazione e inseriti in un ambiente che è già di per sé magico”.

Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell'artista e di Hypermaremma
Giuseppe Ducrot, Fontanile (2023). Foto: Daniele Molajoli. Su concessione dell’artista e di Hypermaremma

Note sull’artista

Giuseppe Ducrot (Roma, 1966) dopo un periodo allo studio di Giovanni Colacicchi, negli anni ’90 frequenta lo studio di Vito Cipolla dove entra in contatto con la scultura, mezzo espressivo che poi esplorerà con molteplici tecniche. La sintesi di cultura, concettuale e provocazione di Ducrot è culminata con il busto di Marco Aurelio giovane del 1996 per la facciata del Museo Borghese e con l’Erma di Ninfa per Piazza Capo di Ferro, a Roma. Due anni dopo realizza due cornucopie e un vaso bacchico per lo scalone d’onore del Museo Borghese e, nel 1999, intraprende la sua prima commissione religiosa privata: un busto-reliquiario in bronzo di San Filippo Neri per la Basilica romana di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Per il Giubileo del 2000, Ducrot avvia un progetto per il Duomo di Norcia e una serie di pastelli per il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”. Il percorso artistico di Ducrot ha una svolta nel 2003, con la commissione del Comune di Cassino del monumento a San Benedetto. Nel 2005 gli viene commissionata una statua di San Giovanni Battista per la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma; nel 2006 realizza un busto commemorativo di Ettore Majorana e nel 2009 riceve la commissione della statua in marmo di S. Annibale Maria Di Francia per la basilica di S. Pietro in Vaticano. Ducrot si unisce ad altri protagonisti della scena artistica italiana contemporanea nel restauro della Cattedrale di Noto, preludio alla partecipazione alla cinquantaquattresima Biennale di Venezia. Nel 2013 papa Benedetto XVI nomina Ducrot accademico della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Nel 2015 realizza la mostra personale “Giuseppe Ducrot Scultore” al Macro Testaccio, Roma, curata da Achille Bonito Oliva, nello stesso anno ha realizzato una fontana in ceramica per l’Hotel Le Sirenuse, Positano; nel 2022 motivi architettonici e decorazioni esterne in ceramica, per l’albergo Vermelho-Melides, in Portogallo, oltre al ritratto in marmo di Luigi Rovati per la fondazione Rovati a Milano.


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