Ai Weiwei: “ci stiamo dimenticando dei diritti umani. E il clima è come negli anni Trenta”


In un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The Guardian a firma di Kate Connolly, Ai Weiwei è intervenuto sul tema dei diritti umani: l’artista cinese è stato infatti invitato da alcune associazioni per le arti e altre per i diritti umani a disegnare una bandiera per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani (che fu adottato il 10 dicembre 1948). Maggiori info sul progetto si possono trovare sul sito http://flytheflag.org.uk. Ai Weiwei ha disegnato una grande bandiera azzurra con l’impronta bianca di un piede umano. “È l’impronta”, ha spiegato nell’intervista, “di alcuni bambini, donne e giovani del popolo Rohingya che, a piedi nudi, erano stati costretti dall’esercito del Myanmar a lasciare le loro terre e a rifugiarsi in Bangladesh. Ovviamente è molto difficile disegnare qualcosa per illustrare un concetto astratto e impegnativo. Ma pensavo che un’impronta simboleggiasse chiunque sia stato costretto a fuggire, in Africa, in Afghanistan, in Bangladesh. Non c’è niente di più umano dell’impronta di un piede”.

Ai Weiwei sostiene, nell’intervista, che la comprensione dei diritti umani vada erodendosi. “Sempre meno persone parlano dei diritti umani dalla fine della guerra fredda. E vedono sempre più i diritti umani in una maniera negativa. Le persone, in Inghilterra e ovunque nelle zone del mondo in cui si sta meglio, non riescono a capire che il modo in cui vivono può colpire il modo in cui vive qualcun altro nel mondo”. E fa un esempio pratico: “gli iPhone sono fatti in Cina perché questo paese si è unito al gioco del capitalismo e lo sa giocare molto bene. Ma coloro che costruiscono i telefoni non godono dei diritti fondamentali e sonos chiavi moderni che finiscono per gettarsi dalle finestre della fabbrica. Chi compra i telefoni dovrebbe avere un maggior senso di responsabilità e coinvolgimento”.

L’artista ha vissuto per diverso tempo a Berlino ed è intervenuto anche sulla situazione in Germania, in particolare sul rapporto coi migranti. “I tedeschi dicono che dovrei essere grato a loro perché sono un rifugiato e loro hanno pagato per la mia vita. Questo è il clima in Germania oggi, e ci sono cartelli per le strade che dicono: ‘Possiamo fare noi i nostri bambini, non ci servono gli stranieri’. E il clima è questo in gran parte dell’Europa, Regno Unito incluso. È molto spaventoso perché questo momento in qualche modo riflette gli anni Trenta”.

Nella foto, Ai Weiwei con la nuova opera, la bandiera per i diritti umani. Ph. Credit Camilla Greenwell

Ai Weiwei: “ci stiamo dimenticando dei diritti umani. E il clima è come negli anni Trenta”
Ai Weiwei: “ci stiamo dimenticando dei diritti umani. E il clima è come negli anni Trenta”


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER