Ancora sulle iniziative di Ladispoli per celebrare Caravaggio


Due nuovi contributi per la discussione sui modi coi quali Ladispoli intende celebrare Caravaggio per il suo presunto ultimo approdo a Palo Laziale, che si trova nel territorio del comune del litorale romano.

Riceviamo e pubblichiamo dall’assessore alla Cultura, Turismo e Sport del Comune di Ladispoli, Marco Milani, una risposta all’articolo di Michele Cuppone dello scorso 13 agosto (Speculazioni da Caravaggiomania: Ladispoli sfida Porto Ercole sulla morte del pittore) sulle iniziative che la città sta promuovendo per celebrare Caravaggio. Pubblichiamo in calce anche la replica di Michele Cuppone.

Gent.mi Direttori, sono il Dott. Milani, Assessore alla Cultura, Turismo e Sport del Comune di Ladispoli e scrivo dopo aver letto l’interessante ma impreciso articolo del Dott. Cuppone. Perché impreciso? Perché si è assimilato in uno stesso ambito, iniziative private e pubbliche. Vengo subito al punto: l’Amministrazione Comunale guidata al Sindaco Grando non rivendica alcunché se non l’oramai appurato “ultimo approdo”. La questione della morte, come riconosciuto da tutti, è ancora materia di studio e anche io, da storico (sebbene medievista) e da scrittore, mi rifiuto di acclamare una tesi storica non del tutto provata e condivisa. La statua del Caravaggio poi è un progetto che questa Amministrazione ha da circa tre anni e che non riguarda la morte del grande pittore lombardo, bensì il suo arresto da parte degli spagnoli presso il castello di Palo (ispirandoci alla meravigliosa opera del Maestro Guido Venanzoni, al momento esposta a Sutri).

Il progetto di un monumento a cui si fa riferimento nell’articolo è una iniziativa privata nella quale l’Amministrazione Comunale non ha alcuna parte e che, tra l’altro, non è stata ufficialmente ancora portata a nostra conoscenza. Pertanto nessuna mercificazione o speculazione da parte nostra ed è poco corretto e superficiale attribuirci intenti complottistici e blasfemi (storicamente parlando...). Va d’altro canto ammesso che riteniamo ben accetto qualunque tipo di approfondimento e di ricerca su quel luglio 1610 e che se non possiamo affermare, e non lo facciamo, che il Merisi sia morto a Palo, non si può altresì negare che le teorie del Prof. Pacelli (e non solo) siano fondate, plausubili e storicamente apprezzabili, alla luce dei documenti finora emersi. Pertanto sia le iniziative finora prese da questa Amministrazione che quelle che verranno, tendono a sottolineare che il Merisi approdò a Palo e qui visse una delle vicende più importanti dela sua vita, l’arresto. Colgo l’occasione per ricordare che nei prossimi mesi, a partire da settembre, si susseguiranno una serie di iniziative su Caravaggio anche grazie al fatto che la nostra città, Ladispoli, può vantare un concittadino illustre, il Maestro Guido Venanzoni, primo e unico al mondo a dipingere la vita del Caravaggio in tutte le sue fasi, raggiungendo livelli artistici elevatissimi.
Grazie per l’ospitalità, cordiali saluti.

Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio (1615-1620; carboncino nero e pastelli su carta blu, 234 x 163 mm; Firenze, Biblioteca Marucelliana
Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio (1615-1620; carboncino nero e pastelli su carta blu, 234 x 163 mm; Firenze, Biblioteca Marucelliana)

Di seguito la replica di Michele Cuppone:

Ringrazio il dott. Marco Milani, assessore alla Cultura del Comune di Ladispoli, per quanto precisato nella sua lettera di risposta al mio articolo Speculazioni da Caravaggiomania: Ladispoli sfida Porto Ercole sulla morte del pittore.

Evidentemente si può ora distinguere tra due iniziative, pur simili e relative allo stesso contesto cittadino, tanto da aver lasciato pensare che si tratti di una soltanto. Da un lato, vi è il progetto di statua di Caravaggio che sarà finanziato dai commercianti locali, dunque «senza esborso di denaro pubblico» come del resto già chiarivo nel mio articolo, e che è al centro della campagna mediatica condotta in prima persona da un gruppo di cittadini, comunque sempre supportato nelle proprie manifestazioni dal sindaco. A questo, si aggiungerebbe l’analogo progetto di statua di Caravaggio che l’amministrazione comunale ha in cantiere da circa tre anni, come chiarisce Milani. A ogni modo, un articolo di Gianni Palmieri pubblicato il 12 agosto su “Il Messaggero” ci informava che, con riferimento al primo caso, «il Comune patrocinerà realizzazione e statua in bronzo».

Appare dunque esservi pur sempre un qualche legame, tra il gruppo di cittadini riuniti attorno alla nascente associazione “Sui passi di Caravaggio”, e lo spirito e le azioni che contraddistinguono l’amministrazione comunale rappresentata dal primo cittadino. I quali non si limitano, come ritiene Milani, a rivendicare l’«ultimo approdo» di Caravaggio, al di là che tale dato sia storicamente incerto: è possibile infatti che l’artista si recò a Porto Ercole via mare. È la stessa Città di Ladispoli – Assessorato alla Cultura ad essersi fatta carico della cartellonistica della “Passeggiata del Caravaggio”, in cui si divulga che più probabilmente il pittore morì assassinato a Palo (se non addirittura prima).

Di fatto, e qui ritorno alla questione di fondo posta dal mio articolo, rispetto alla quale l’episodio della statua in cantiere è solo un esempio emblematico, la città di Ladispoli non dovrebbe arrogarsi il diritto di «scrivere una propria versione della storia, sottraendosi a una seria discussione ai più alti livelli scientifici». Una versione appunto che, allo stato attuale, è stata portata avanti comprensibilmente dalla comunità ladispolana, a livello più mediatico, ma dal solo Vincenzo Pacelli in ambito specialistico e lui soltanto, al contrario di quanto asserisce erroneamente l’assessore.

Che Caravaggio morì a Porto Ercole, risulta da fonti e soprattutto documenti della prima ora. Una circostanza di così granitica attendibilità, dunque, che solo un’ipotesi complottista poteva pensare di scalfire (e complottista è l’ipotesi, non certo gli intenti dell’amministrazione comunale, nel senso che Milani rende ingiustamente alle mie parole).

Sia chiaro infine che chi scrive non ha nulla da obiettare a progetti di monumento in sé, se questi intendono omaggiare l’illustre visitatore di passaggio in quel luglio del 1610. Diverso è invece se, come il mio articolo paventava dato il tenore delle iniziative e comunicazioni fin qui promosse, la statua «lancerebbe un messaggio antistorico». E il Milani storico, più che scrittore, non potrà che concordare su questo.


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