Black Lives Matter, quale posizione stanno prendendo i musei italiani?


Come stanno rispondendo i musei italiani all’ondata di proteste del movimento Black Lives Matter? Ecco le posizioni che stanno predendo.

L’ondata di proteste del movimento Black Lives Matter, scaturita negli Stati Uniti e nel mondo a seguito dell’uccisione di George Floyd e di altri cittadini afroamericani per mano della polizia, non lascia indifferenti i musei, neppure in Italia, e in tanti hanno cominciato a prendere posizione e, in alcuni casi, anche a fare attività comunicativa e divulgativa attorno alle rivendicazioni della comunità afroamericana (e africana in generale), passando attraverso l’arte.

La base per la riflessione è stata fornita già lo scorso 3 giugno dall’International Council of Museums (ICOM), l’organismo che rappresenta i musei di tutto il mondo, che ha definito “senza senso” l’assassinio di George Floyd, individuandolo come “l’ultimo di una dolorosa lista”, e che ha ricordato che è ancora lunga la strada per arrivare all’uguaglianza razziale, ma anche che il tempo di agire è adesso, soprattutto per i musei: i musei, secondo l’ICOM, non possono essere neutrali di fronte a ciò che sta accadendo, non possono essere avulsi dal loro contesto sociale, dalle strutture del potere, e dalle lotte delle loro comunità. I musei, in altri termini, hanno la responsabilità e il dovere di combattere contro il pregiudizio razziale a ogni livello, partendo dalle storie che raccontano fino ad arrivare al modo in cui viene trattato il personale.

“Le condizioni della nostra democrazia”, ha dichiarato Lonnie G. Bunch, segretario dello Smithsonian di Washington e co-presidente della sezione statunitense di ICOM, “sono fragili e precarie. Ancora una volta, siamo a lottare per trarre un significato da vicende che non hanno un senso. Ancora una volta, siamo testimoni della tribolata storia di violenza razziale del nostro paese, da Freddie Gray a Eric Garner, da Sandra Bland a Trayvon Martin. Ancora una volta, cerchiamo di resistere meglio che possiamo, o soffrendo in silenzio, o partecipando alle proteste, o lasciandoci coinvolgere nelle conversazioni che accendono tutte le nostre emozioni. Ancora una volta, cerchiamo di spiegare ai nostri figli quello che non può essere spiegato. Ancora una volta, preghiamo per la giustizia e per la pace”. La storia, sottolinea Bunch, “è una guida verso un futuro migliore e dimostra che possiamo diventare una società migliore, ma solo se ognuno di noi lo chiede a ciascun altro e alle istituzioni che hanno la responsabilità di amministrare la giustizia”. Il co-presidente di ICOM USA conclude domandandosi se tutti “ci uniremo alla lotta per chiedere giustizia e uguaglianza” e se “sentiremo il richiamo di quelle figure coraggiose che, nel corso della storia, si sono alzate contro la schiavitù e hanno marciato per i diritti”.

Tra i primi a raccogliere l’appello in Italia, figura il Museo Egizio di Torino, che ha riportato le parole dell’ICOM per ricordare che “i musei ambiscono ad essere luoghi che migliorano la nostra capacità di comprendere il mondo e contribuiscono a migliorare la consapevolezza della dignità umana, giustizia sociale ed uguaglianza globale”. Si schiera anche il Museo Tattile di Varese, affermando che “il nostro Museo non è neutrale, ed è contro ogni forma di discriminazione e razzismo”. Le Gallerie Nazionali Barberini Corsini si uniscono all’appello in quanto, si legge sui loro canali social, “combattono ognuna e tutte le disuguaglianze, le discriminazioni e i pregiudizi, su qualsiasi presupposto si dovessero manifestare”. Simili posizioni anche da parte della Reggia di Caserta, del Museo Archeologico di Venezia, del Museo Archeologico di Cagliari.

Per la Triennale di Milano ha preso posizione direttamente il presidente Stefano Boeri assieme ai membri del comitato scientifico (Umberto Angelini, Lorenza Baroncelli, Lorenza Bravetta e Joseph Grima): “è profondamente inappropriato”, hanno scritto su Instagram, “discutere sul futuro dell’umanità, sulle strategie per sconfiggere la crisi climatica e sulle conseguenze della pandemia senza considerare le enormi responsabilità che sfortunatamente ancora ricadono sulle nostre spalle. Il razzismo, nascosto o conclamato, è la vera malattia che umilia e rende ridicola qualsiasi pretesa di evoluzione della specie umana”.

Ci sono poi musei che sono andati oltre e hanno intessuto collegamenti con opere nelle loro raccolte o che sono transitate dalle loro sedi attraverso mostre temporanee. È il caso, per esempio, di Palazzo Grassi, che rilancia le immagini di LaToya Ruby Frazier, protagonista di una mostra nel 2018 a Punta della Dogana: è una giovane artista afroamericana che “solleva questioni politiche e identitarie più che mai attuali, ritraendo se stessa e la sua famiglia nella città d’origine, in Pennsylvania”, a Braddock, che è “una città povera e oggi in gran parte afroamericana, è una delle zone industriali che hanno subito un crollo economico quando le industrie pesanti hanno chiuso oppure si sono trasferite”.

Stessi mezzi anche per il MAXXI di Roma che, su Instagram, dedica l’intera comunicazione ai temi sollevati dal movimento Black Lives Matter: tutti i giorni della scorsa settimana, il museo romano ha postato sul suo account (@museomaxxi) un’opera della sua collezione che si collega ai temi del pregiudizio e della discrimianzione, e sullo stesso sito del museo (maxxi.art) ha creato una pagina di approfondimento con dettagliate schede relative a tutte le opere pubblicate (otto: gli artisti sono Kendell Geers, Bouchra Khalili, Nina Fischer & Maroan El Sani, Kiluanji Kia Henda, Sarah Waiswa, John Akomfrah, Yinka Shonibare, Robin Rhode). L’intento è quello di dare voce agli artisti “che mettono al centro del loro messaggio la speranza, la denuncia, la realtà di un problema globale che non può più essere ignorato”. Il MAXXI, ha dichiarato il direttore Hou Hanru, “non si è mai piegato di fronte alle difficoltà, ma questa volta ci inginocchiamo, per i nostri fratelli e sorelle, per rialzarci insieme, per sempre”. Un’idea condivisa da tanti altri musei italiani.

Nell’immagine: Kiluanji Kia Henda, Le Merchand de Venise, dettaglio (2010; stampa digitale; Roma, MAXXI)

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