Stop al centro commerciale davanti al Castello del Catajo: lo dice il Consiglio di Stato


Arriva finalmente la parola fine sulla vicenda del centro commerciale che una società voleva costruire nei pressi dello splendido Castello del Catajo, sui Colli Euganei. Il Consiglio di Stato ha stabilito che l'ipermercato non è compatibile coi vincoli di tutela.

Dopo vent’anni si chiude finalmente la vicenda del progetto per un centro commerciale davanti al meraviglioso Castello del Catajo, sontuosa dimora situata a Battaglia Terme, nel cuore dei Colli Euganei, a poca distanza da Padova. L’idea risale a molto tempo addietro ma aveva cominciato a prendere vigore nel 2017, quando la società proprietaria di un’area situata nei pressi del Castello, sebbene in un altro comune (Due Carrare), aveva avviato l’iter per costruire un ipermercato di 32mila metri quadri (come cinque campi da calcio regolamentari) a poca distanza dal monumento (circa un chilometro, per l’esattezza), nei pressi del casello autostradale di Terme Euganee sulla A13 Padova-Bologna. Ne era nata dapprima una campagna social per scongiurare la costruzione della struttura, e poi una battaglia legale che, alla fine, si è risolta con la vittoria del Castello.

Il Castello, come ha ricordato il Consiglio di Stato, è un bene monumentale protetto da vincolo di tutela diretta, apposto da distinti provvedimenti del 19 aprile 1925, del 15 gennaio 1930 e del 13 aprile 1964, quest’ultimo comprensivo oltre che dell’immobile anche dei parchi annessi e delle adiacenze. Nel 2017, poco dopo la ripresa del progetto di costruzione del centro commerciale, la Soprintendenza di Padova avviava il procedimento per l’apposizione di un vincolo di tutela indiretta, successivamente adottato con il provvedimento del 18 aprile 2018 della Commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto (“Corepacu”). Il vincolo apposto ha un’estensione di circa 3 kmq, e pertanto comporta anche l’inedificabilità dell’area in cui la società ha progettato di realizzare la struttura commerciale. La società, nel 2018, aveva impugnato il provvedimento, appellandosi al TAR del Veneto e ravvisando irregolarità nel processo che aveva portato all’apposizione del vincolo all’area. Il TAR però aveva respinto il ricorso, e la società aveva fatto appello. Siamo nel 2019, e in seguito all’appello il MiBACT decise di costituirsi in giudizio, affiancato da un insieme di diversi soggetti (il Comitato Popolare Lasciateci Respirare, Confesercenti del Veneto Centrale e Confcommercio Imprese per l’Italia, ASCOM Padova, Confagricoltura Padova, CIA Agricoltori Italiani, Padova, le Associazioni Legambiente Onlus e Italia Nostra, oltre a Eurimmobiliare s.r.l.) che intendevano opporsi all’appello.

La causa è stata trattata con udienza pubblica dello scorso 8 giugno, ma anche il Consiglio di Stato ha dato torto alla società appellante. La giurisprudenza, si legge nella sentenza, ha “precisato che il vincolo indiretto può essere apposto per consentire di comprendere l’importanza dei luoghi in cui gli immobili tutelati dal vincolo diretto si inseriscono mediante la loro conservazione pressoché integrale”. Inoltre, “la valutazione dell’amministrazione nell’ambito in discorso è per lo più insindacabile, se non sotto il profilo della congruità e della logicità della motivazione ed in particolare per difetto o manifesta illogicità della motivazione o errore di fatto”. E ancora, si legge nella sentenza, “la giustificazione del vincolo indiretto e la sua estensione ed incidenza (il vincolo è stato apposto per una estensione di circa km 3 e comporta l’inedificabilità assoluta delle aree) appaiono coerenti con la natura, le caratteristiche e le ragioni di tutela del bene monumentale al quale è funzionale”. Ancora: “il Castello è legato da un rapporto inscindibile con il territorio circostante; più precisamente, deve sottolinearsi che una parte del valore artistico ed architettonico del bene monumentale ed il suo significato storico sono stati, da ben prima nell’apposizione del vincolo indiretto impugnato, ricondotti anche alla relazione attiva che il Castello esprime nei confronti del territorio circostante; ciò vale a giustificare la particolare invasività della misura indiretta di tutela imposta”. Il provvedimento di tutela indiretta, spiega il Consiglio di Stato, “intende conservare i caratteri peculiari della cornice ambientale entro la quale il bene culturale è collocato, della quale vi è una puntuale descrizione nel provvedimento impugnato, mirando alla salvaguardia non solo delle direttrici prospettiche, che consentono di apprezzarne l’inserimento spaziale, ma anche dei molteplici coni visivi godibili dai punti di vista privilegiati del complesso architettonico, mirando a conservare le condizioni di prospettiva e di decoro storiche”.

La società, tra i vari motivi per i quali aveva fatto appello, aveva sottolineato come uno strumento di tutela storico-artistica fosse stato adoperato per tutela paesaggistica: Palazzo Spada ha comunque rilevato che “l’estensione del vincolo non trova giustificazione nell’esigenza di preservare i valori del contesto territoriale in sé considerato (pur in sé dotato di valore), bensì i valori che lo stesso esprime in funzione del bene culturale del Castello del Catajo e delle sue pertinenze, a cui è inscindibilmente correlato, come ben evidenziato dai passaggi delle relazioni tecniche innanzi richiamati”. In definitiva, conclude il Consiglio di Stato, “il contenuto del vincolo impugnato risulta in sintonia con le caratteristiche del bene monumentale al quale è funzionale. In altre parole, il potere concretamente esercitato dall’amministrazione, che come detto è espressione di discrezionalità tecnica, non appare irragionevole o illogico, trovando invece la propria giustificazione nell’esigenza conservativa determinata dal vincolo diretto, tenuto conto delle peculiarità dello specifico bene che viene in considerazione”. La società ha anche lamentato la violazione del principio di proporzionalità e l’ingiusto sacrificio imposto alla proprietà privata: un punto su cui già nel 2020 si era espressa la Corte Costituzionale: “l’aspettativa edificatoria dei privati non può [...] essere considerata un elemento idoneo a impedire il pieno esplicarsi della tutela del bene riconosciuto di valore ambientale”.

Grande soddisfazione dal Castello del Catajo: “È appena arrivata la sentenza che mette la pietra tombale sullo scellerato progetto di edificare un centro commerciale di fronte al Castello del Catajo”, scrivono sulla pagina Facebook. “Oggi è la più bella giornata della nostra storia! Siamo sollevati e felici perchè si è affermato il valore della conservazione di un bene storico così prezioso e del suo meraviglioso paesaggio. Sergio Cervee e tutto lo staff del castello ringraziano tutte le persone che in questi anni si sono battuti per la tutela del territorio, la Soprintendenza, il Ministero per i Beni Culturali, tutte le associazioni di categoria e le associazioni ambientaliste, un abbraccio forte al comitato La Nostra Terra e ai cittadini tutti che ci hanno sostenuti. Grazie!”.

Stop al centro commerciale davanti al Castello del Catajo: lo dice il Consiglio di Stato
Stop al centro commerciale davanti al Castello del Catajo: lo dice il Consiglio di Stato


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