Dal restauro alla nuova illuminazione. La rinascita della Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone


Oggetto di un restauro in due fasi, che sarà completato per il Giubileo del 2025, e di un intervento di valorizzazione illuminotecnica donato dal Gruppo Webuild, la cripta di Sant’Agnese in Agone è oggi un luogo restituito a Roma e al mondo. Ne parliamo in questo articolo che segue quello già pubblicato sulla chiesa di Sant’Agnese in Agone.

Una nuova luce risplende su uno dei gioielli storici e artistici nel cuore di Piazza Navona a Roma: la Cripta della chiesa di Sant’Agnese in Agone, dopo un recente restauro, è stata oggetto di un intervento di valorizzazione attraverso un progetto di illuminazione artistica e architettonica, donato dal Gruppo Webuild. Questa iniziativa ha permesso di riportare alla luce l’atmosfera intima e suggestiva della Cripta, rispettando la storia del martirio della santa attraverso un sofisticato gioco di luci e ombre.

La chiesa di Sant’Agnese in Agone, imponente e carica di storia, è incastonata tra gli antichi ambienti e le strutture dello Stadio di Domiziano, sorgendo sul sito in cui, secondo la tradizione, la giovane cristiana Agnese subì il martirio nel 305 d.C. durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Il progetto di illuminazione, realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, mira a valorizzare le caratteristiche spaziali, architettoniche e artistiche della Cripta, regalando ai visitatori un’esperienza coinvolgente.

La protezione delle opere d’arte è garantita grazie all’utilizzo di sorgenti LED, che emettono radiazioni UV e calore in misura ridotta, rispettando le normative sulla sicurezza degli utenti e sulla conservazione dei dipinti murali. Questa donazione si inserisce nel quadro del progetto Agenda Cultura, attraverso cui il Gruppo ha promosso oltre 30 mostre ed eventi culturali nel mondo, pubblicando 19 libri negli ultimi 10 anni e che comprende l’installazione immersiva ‘Costruire secondo bellezza: le Stazioni dell’Arte a Napoli’ allestita fino al prossimo 16 giugno alle Scuderie del Quirinale a Roma, in occasione della mostra ‘Napoli Ottocento’.

La Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant'Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Foto: Webuild Image Library

La Cripta di Sant’Agnese in Agone

La Cripta di Sant’Agnese in Agone è accessibile dalla parte destra della Cappella di Sant’Agnese nella chiesa barocca, attraverso una scala situata dietro al pilastro sinistro dell’altare di Sant’Alessio. Questo luogo è tradizionalmente considerato il punto in cui la dodicenne Agnese venne martirizzata: in seguito al suo martirio l’area fu trasformata in un piccolo santuario in onore della santa e divenne presto meta di pellegrinaggio.

La “grotta” di Sant’Agnese, anche conosciuta come sacellum infimum, è l’unica parte rimasta della chiesa originale ed è ricordata da Pompeo Ugonio (1550 – Roma, 1614). Era possibile accedervi sia dal campo agonale, sia attraverso i gradini dietro l’altare maggiore, che portavano ai fornici dello stadio, visibili nella pianta dell’antico edificio disegnata da Giovanni Battista Mola (Coldrerio, 1585 – Roma, 1665). L’antica chiesetta, che sorgeva nei fornici dello stadio di Domiziano, era già ricordata nell’VIII secolo nell’Itinerario di Einsiedeln con la frase “Circus Flaminius ibi santa Agnes”. Inizialmente, la chiesa era officiata dai monaci Basiliani, ma in seguito questi furono sostituiti dai Benedettini di Farfa, che divennero proprietari del campus agonis, il “campo” dell’antico stadio, dal X secolo. Fu ampliata sotto il pontificato di Callisto II e consacrata in onore della martire il 28 gennaio del 1123. La chiesa è menzionata come “ex criptis Agonis” in una pergamena del 1145 e ancora nella bolla di Urbano III del 1186, dove Sant’Agnese è elencata come la prima fra le filiali di San Lorenzo in Damaso. Successivamente, Papa Nicolò V assegnò la chiesa ai monasteri di Sant’Andrea in flumine presso Ponzano e di San Silvestro sul monte Soratte, entrambi dipendenze farfensi. Verso la fine del XIV secolo o l’inizio del XV secolo, la chiesa divenne una parrocchia (vi fu battezzata Santa Francesca Romana nel 1384), e il 6 luglio 1517 Papa Leone X la elevò a titolo cardinalizio. La chiesa si affacciava sull’attuale via dell’Anima, leggermente arretrata rispetto ad essa per formare una piazzetta. La sua struttura è stata tramandata attraverso un disegno tardo cinquecentesco di Pompeo Ugonio. Il grande architetto Francesco Borromini (Bissone, 1599 – Roma, 1667), che nel 1654 subentrò a Girolamo Rainaldi (Roma, 1570 – 1655) nella direzione dei lavori della chiesa, si occupò di un primo risanamento delle strutture della Cripta, compromesse dall’umidità, problema ancora presente oggi.

La cripta è divisa in tre ambienti distinti. Il primo, il più ampio, presenta un grande vano con due pilastri che sorreggono tre arcate. Gli altri due ambienti sono orientati verso Piazza Navona e corrispondono alla cripta della chiesa medievale. Sulla parete della scala che scende alla cripta è presente un affresco seicentesco raffigurante Sant’Agnese sostenuta dall’angelo. Sotto il dipinto è posizionata una lastra marmorea incisa da Dionisio Filocalo, ordinata da Papa Damaso (366-384) e in seguito utilizzata come lastra pavimentale dal VII secolo. Nel 1728, fu ritrovata e recuperata dal sacerdote archeologo Giovanni Marangoni. Sull’altare marmoreo, incorniciato da una struttura a forma di tabernacolo con due angioletti in preghiera alla base, è presente un altorilievo che raffigura Sant’Agnese condotta al martirio, realizzato da Giovanni Buratti, su disegno di Alessandro Algardi, tra il 1661 e il 1663. Il timpano è ornato da altri due angeli adoranti. In passato, molti autori attribuivano l’opera all’Algardi, ma recentemente si è scoperto che il maestro ne aveva solo progettato l’opera.

La cripta, soggetta a frequenti allagamenti, fu restaurata nel 1885 dall’architetto Andrea Busiri Vici (Roma, 1818 – 1911). Nel 1893, Eugenio Cisterna (Genzano di Roma, 1862 – 1933) decorò tutte le pareti e le volte di questi ambienti in stile neomedievale su incarico di don Gustavo Provveduti, Rettore di Sant’Agnese, dipingendo episodi della vita della Santa e dell’Apocalisse di San Giovanni, seguendo lo stile della prima arte cristiana considerato adeguato a quegli spazi suggestivi. Le pitture si ispirano alla vita della Santa e all’Apocalisse di San Giovanni, riprendendo quelle presenti nella cripta del Duomo di Anagni. Per evitare che i dipinti potessero essere fraintesi come antichi, Giovanni Battista de Rossi, famoso archeologo, dettò e fece collocare nella cripta un’iscrizione commemorativa della decorazione. La targa si trova sulla parete del secondo ambiente, rivolta verso Piazza Navona, a sinistra del vano finestra. Nel 1885, Andrea Busiri Vici restaurò anche il pavimento a lastre di marmo e due riquadri musivi in opus sectile. Infine, l’antico oratorio, con un’impronta medievale evidente nelle due colonne con capitelli ionici che sostengono le volte e nel pavimento, conserva ancora resti della decorazione cosmatesca sul gradino dell’altare.

La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library
La cripta prima del restauro. Foto: Webuild Image Library

Il restauro degli affreschi della Cripta di Sant’Agnese in Agone per il Giubileo del 2025

La Cripta, come anticipato, è composta da tre ambienti distinti: l’Area Grande, che include i resti dello Stadio di Domiziano, occupando il 70% dello spazio totale, e l’Area Piccola, costituita da due piccoli ambienti e rappresentando il restante 30%. Quest’ultima parte è particolarmente preziosa in quanto contiene il luogo considerato dalla tradizione come quello del martirio di Santa Agnese.

Nel 2017, su iniziativa del Rettore S.E.R. Mons. Paolo Schiavon, è stata avviata un’accurata ricerca storico-scientifica per valutare lo stato di conservazione degli ambienti e degli affreschi del Cisterna presenti nella Cripta, che versavano in uno stato avanzato di degrado e risultavano quasi completamente illeggibili. Nel ottobre 2018 è stato installato un impianto di sanificazione ambientale, di neutralizzazione dell’acqua saliente e di stabilizzazione dell’umidità presente. Nel 2020 è stata finalmente raggiunta la stabilizzazione dell’umidità, ottenendo il nulla osta dal Ministero della Cultura (Sovrintendenza Speciale Archeologica Belle Arti di Roma) per avviare il restauro delle opere e dell’apparato decorativo-iconografico che adorna le pareti e le volte dell’Area Grande della Cripta. Il restauro, eseguito dalla ditta Forme, comprendente il consolidamento, la pulizia, l’integrazione delle superfici pittoriche e la restituzione estetica dei dipinti e dei manufatti della Cripta, si è concluso con risultati ritenuti ottimi nel dicembre 2022.

Nel 2023 è stata avviata la realizzazione dell’impianto di illuminazione donato dal Gruppo Webuild e inaugurato nella primavera del 2024. Il restauro dell’Area Piccola della Cripta, che comprende il Sacello del martirio, è invece programmato per essere ultimato in occasione del Giubileo 2025.

È preoccupante constatare lo stato avanzato di degrado della Cripta della Chiesa, con un’umidità relativa così elevata che sta causando danni significativi alle pareti dipinte, alle volte decorate e persino ai pavimenti in marmo. È tuttavia positivo sapere che nel 2020 è stato eseguito un primo intervento di conservazione su una parte dell’aula principale, che sembra aver reagito bene al trattamento per ridurre l’umidità.

Gli interventi pianificati per i dipinti murali e gli intonaci hanno incluso diverse fasi mirate a preservare e ripristinare l’integrità delle opere: la rimozione di depositi superficiali, l’applicazione di bendaggi di sostegno e protezione, la pulitura da depositi superficiali dannosi come polvere e sostanze sovrammesse, il consolidamento delle parti profonde e della pellicola pittorica, la pulitura a secco e le micro-stuccature per trattare fessurazioni minori. Questi interventi sono seguiti da stuccature e da ritocchi pittorici per garantire l’estetica complessiva dell’opera e dall’applicazione di un protettivo finale per preservare il restauro nel tempo.

Per le opere in marmo, come altari e pavimenti, si è proceduto con la rimozione di depositi superficiali incoerenti, la sigillatura temporanea per prevenire danni durante le pulizie, la rimozione di stuccature incompatibili, la revisione cromatica ad acquerello per equilibrare le stuccature e eliminare squilibri nel tono generale della pietra,l’integrazione di parti mancanti di pietra per ripristinare l’unità dell’opera, la protezione superficiale dei manufatti e monumenti in pietra per ritardare il degrado. Per i dipinti più danneggiati, come la “Madonna in trono” e il “Salvatore in trono tra gli arcangeli Gabriele e Michele”, sono stati previsti interventi specifici, come l’analisi dettagliata dello stato conservativo, il consolidamento delle superfici dipinte, il ripristino delle parti danneggiate e il ritocco pittorico per ripristinare l’integrità visiva. Tutti questi interventi vengono eseguiti con grande attenzione e competenza al fine di preservare e ripristinare le opere nel loro splendore originale, in vista del Giubileo del 2025.


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