Il patrimonio culturale della Spagna si arricchisce grazie a un nobile che paga l’imposta di successione in opere d’arte, operazione consentita dal fisco spagnolo. Succede nelle Canarie, dove la famiglia del Conte de la Vega Grande de Guadalupe ha completato il pagamento dell’imposta di successione tramite la consegna di una dozzina di opere di grande valore storico e artistico, in un’operazione senza precedenti nell’arcipelago spagnolo. Come riporta El País, tra i pezzi ceduti spicca un pannello del Maestro della Leggenda di Santa Caterina, pittore fiammingo anonimo del XV secolo, e due tele di Luca Giordano, insieme a opere attribuite a Bartolomé Esteban Murillo, Manolo Millares e Juan Carreño de Miranda. La decisione è stata presa dopo la morte, nel 2020, del padre dell’attuale titolare, Alejandro del Castillo Bravo de Laguna, e attuata dal figlio, Alejandro del Castillo y Benítez de Lugo, decimo conte, insieme ai fratelli.
L’operazione rientra nel sistema di pagamento previsto dalla legislazione spagnola, che consente ai contribuenti di liquidare le imposte con beni culturali in caso di insufficiente liquidità. Questo procedimento richiede una valutazione ufficiale e l’autorizzazione dell’amministrazione competente, in questo caso il Governo delle Canarie, che ha ricevuto le opere integrandole nel proprio patrimonio culturale. I pezzi più rilevanti sono esposti alla Casa de Colón, mentre le tele di Giordano sono state temporaneamente concesse al Cabildo di Gran Canaria per la futura esposizione al Museo di Belle Arti di Gran Canaria (Mubea), il cui edificio a Vegueta è ancora in fase di lavori. L’amministrazione insulare prevede di inaugurare la struttura entro la fine del mandato e considera il progetto un asse culturale strategico, con accordi con importanti pinacoteche nazionali e l’obiettivo di attrarre residenti e visitatori.
Tra le opere consegnate, risalta in particolare la tavola fiamminga del Maestro della Leggenda di Santa Caterina, attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo nei Paesi Bassi meridionali. L’opera faceva parte del grande Retablo dell’Adorazione dei Magi, commissionato da Isabella di Castiglia per un convento a Burgos, di cui oggi sono conservati pannelli in diversi musei europei. Il nome del maestro deriva da un ciclo di scene dedicate a santa Caterina d’Alessandria, che permettono di riconoscere il suo stile caratterizzato da figure stilizzate, grande attenzione ai dettagli di abiti e architetture e un uso brillante del colore tipico della pittura fiamminga tardo-medievale.
Le tele di Luca Giordano destinate al Mubea hanno grandi dimensioni, superando i due metri di larghezza e i tre di altezza, e raffigurano scene della mitologia greca. In Nettuno viene rappresentato il dio del mare accompagnato da divinità come Anfitrite ed Era, mentre in Il ratto di Proserpina viene narrato il momento in cui Ade rapisce Proserpina per portarla nel Tartaro, l’abisso che nella mitologia greca funge da prigione per i condannati. Prima dell’esposizione pubblica, entrambe le tele saranno restaurate. Il Ministero della Cultura ha affidato i lavori per 125.000 euro, che saranno eseguiti dall’Istituto del Patrimonio Culturale di Spagna a Madrid per circa sei mesi, con l’obiettivo di arrestare danni strutturali, problemi di umidità, muffe e perdite di materiale pittorico.
La famiglia del Castillo ha avuto un ruolo rilevante nello sviluppo economico e turistico di Gran Canaria sin da quando Carlo III concesse nel 1777 il titolo di Conte de la Vega Grande de Guadalupe a Fernando Bruno Castillo Ruiz de Vergara. Nei secoli, la famiglia ha accumulato vaste proprietà agricole e industriali, in particolare nel sud dell’isola. All’inizio degli anni Sessanta, l’apertura economica del franchismo al capitale estero trovò in Gran Canaria un simbolo visibile dello sviluppo turistico. A San Bartolomé de Tirajana, una scultura di Pepe Dámaso ricorda il luogo dove l’ottavo conte, Alejandro del Castillo del Castillo, segnò l’inizio della prima grande urbanizzazione turistica della zona, germoglio dello sviluppo successivo di Maspalomas e Playa del Inglés. Oggi i discendenti continuano a diversificare gli investimenti tramite la società Casticapital, con presenza in settori industriali e immobiliari e partecipazioni storiche in aziende come Binter, di cui hanno ceduto il 20% nel 2020.
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