Francia, personalità della cultura firmano appello per dire no al dono oneroso di Jeff Koons


Francia, un gruppo di intellettuali e personalità della cultura firma un appello per dire no alla costosa opera di Jeff Koons donata alla città di Parigi.

Francia, personalità della cultura firmano appello per dire no al dono oneroso di Jeff Koons

Diverse personalità della cultura in Francia hanno firmato un appello per dire no al Bouquet of Tulips di Jeff Koons, l’opera che l’artista statunitense ha donato a Parigi in omaggio alle vittime degli attentati del 2015. Il problema sta nel fatto che Koons ha donato soltanto il concept dell’opera: la realizzazione e l’installazione saranno infatti a carico di finanziatori terzi. Della vicenda, che si trascina da oltre un anno, avevamo anche parlato in un nostro editoriale che potete leggere cliccando qua. I francesi adesso non ci stanno più e, con l’appello firmato da personalità del calibro di Christian Boltanski, Frédéric Mitterrand e Olivier Assayas, chiedono alla città di rinunciare al dono di Jeff Koons. Di seguito il testo completo dell’appello, da noi tradotto in italiano. A questo link, sul quotidiano Libération, il testo originale con i nomi dei firmatari.

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Il 21 novembre 2016, l’ambasciata degli Stati Uniti in Francia e il Comune di Parigi hanno annunciato il dono del monumentale Bouquet of Tulips di Jeff Koons, per installarlo definitivamente in place de Tokyo, con riserva di ottenere le ultime autorizzazioni necessarie. E mentre queste riserve non sono ancora state sciolte, l’opera sarebbe in corso di realizzazione, in una fabbrica tedesca, e l’installazione sarebbe imminente.

Noi, artisti, responsabili politici, professionisti e appassionati della scena artistica francese, chiediamo l’abbandono di questa iniziativa.

Questo progetto è a tutti gli effetti scioccante, per motivi di diverso ordine e di diversa importanza, ma il loro accumularsi dovrebbe condurre con saggezza a rinunciare all’opera:

simbolicamente, prima di tutto. Questa scultura è stata proposta dall’artista come un simbolo di ricordo, di ottimismo e di nuova stabilità, al fine di superare i terribili avvenimenti che hanno avuto luogo a Parigi, in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015. Ma la scelta dell’opera, e soprattutto la sua collocazione, che non hanno alcun rapporto con i tragici eventi chiamati in causa e con la loro effettiva localizzazione, appaiono almeno sorprendenti, se non opportunistiche, addirittura ciniche.

democraticamente, perché se un’opera di importanza inedita dev’essere sistemata in questo luogo particolarmente prestigioso da un punto di vista storico e culturale, non bisognerebbe piuttosto procedere con un bando, com’è uso fare, in modo da aprire questa opportunità agli attori della scena francese? La creatività del nostro paese, che è estremamente vitale, beneficerebbe molto di una situazione di questo tipo.

architettonicamente e patrimonialmente, perché a causa del suo impatto visivo, del suo gigantismo (12 metri d’altezza, 8 di larghezza e 10 di profondità) e della sua collocazione, questa scultura devasterebbe l’armonia del colonnato del Musée d’Art Moderne de la ville de Paris e il Palais de Tokyo, oltre alla vista sulla torre Eiffel.

artisticamente, perché Jeff Koons, brillante e fantasioso artista durante gli anni Ottanta, è divenuto col tempo emblema di un’arte industriale, spettacolare e speculativa. Il suo atelier e i suoi mercanti rappresentano oggi una multinazionale dell’iperlusso. Offrire loro una visibilità così forte e un tale riconoscimento significherebbe far loro pubblicità, e questo accadrebbe in un luogo ad alta vocazione turistica, tra due importanti istituti culturali, destinati soprattutto agli artisti emergenti e alla scena artistica francese.

finanziariamente, perché questa installazione sarebbe costosa per lo stato, e quindi per i contribuenti. Perché l’artista non ha donato altro che la sua idea, mentre la realizzazione e l’installazione della scultura, operazioni stimate in 3,5 milioni di euro come minimo, saranno finanziate da mecenati, soprattutto francesi, che beneficeranno di riduzioni fiscali che potranno arrivare fino al 66%. In più, i lavori preliminari, che serviranno per rinforzare le fondamenta del Palais de Tokyo, immobilizzeranno di sicuro i suoi spazi e comporteranno dei mancati guadagni per il museo.

tecnicamente, perché piazzare un’opera di 35 tonnellate sotto alle del Palais de Tokyo è una sfida importante. Già incerta in partenza, la sicurezza di un’impresa del genere è impossibile da garantire sul lungo termine.

Noi apprezziamo i regali, ma gratuiti, senza condizioni e senza secondi fini.

Nell’immagine, il rendering di Bouquet of Tulips in place de Tokyo.

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