Gravi carenze di personale e mancanza di fondi, in Piemonte la situazione delle soprintendenze è disastrosa


In Piemonte, le due soprintendenze di Novara e Alessandria soffrono una disastrosa situazione di carenza di personale, e per Novara anche di mancanza di fondi ordinari.

Su queste pagine, a inizio marzo, davamo evidenza di un documento che denunciava la grave situazione della soprintendenza di Napoli, affetta da pesantissime difficoltà tecniche e organizzative, tra lacune di personale, carichi di lavoro insostenibili, mancanza di Ufficio Gare, Ufficio contratti, Ufficio ragioneria, Ufficio acquisti e Segreteria tecnica, oltre che di un numero idoneo di collaboratori ad ausilio del personale tecnico. C’è adesso un’altra soprintendenza che si trova in gravi ambasce, ed è la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (SABAP) di Novara, competente anche per le province di Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.

Qui, a fronte di una pianta organica prevista di 54 unità, risultano solo 14 effettivi, che devono pertanto lavorare per ben quattro province. Anche a Novara manca poi il funzionario amministrativo, manca l’auto di servizio, non c’è la biblioteca, manca il laboratorio di restauro, manca l’archivio storico e non è presente il deposito archeologico. La situazione della soprintendenza novarese è oggetto di un’interrogazione parlamentare di sei parlamentari del Movimento 5 Stelle (Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Nicola Morra, Michela Montevecchi, Danila De Lucia e Orietta Vanin) presentata l’altro ieri (mercoledì 10 giugno), che ne denuncia tutte le difficoltà rimarcando anche la sostanziale differenza rispetto alla soprintendenza di Torino, dove il personale ammonta a 90 unità ed è in soprannumero rispetto alla pianta organica (nonostante il territorio coperto sia del tutto simile: 6.605 chilometri quadrati quello delle quattro province, 6.821 quello di Torino; 318 comuni tra Novara, Vercelli, Biella e Verbania, 316 nella città metropolitana di Torino).

Corrado e gli altri parlamentari pentastellati denunciano anche la mancanza di fondi di funzionamento ordinario degli uffici: “restano scoperte”, si legge nell’interrogazione, “le utenze elettriche non meno di quelle per il riscaldamento, i saldi dei fornitori non meno dei pagamenti delle missioni dal 2018 ad oggi”. C’è poi un altro problema, ovvero la soprintendenza di Novara non ha un dirigente proprio, ma ne ha uno ad interim, Antonella Ranaldi, che ha un incarico triennale come soprintendente di Milano.

Situazione simile anche per la soprintendenza di Alessandria, competente per le province di Asti e Cuneo (quest’ultima è, peraltro, la quarta più grande d’Italia per estensione). Anche qui, figura un dirigente ad interim (ovvero Luisa Papotti, soprintendente di Torino). La scelta di assegnare a Novara e Alessandria due soprintendenti che lavorano in altre città, denunciano i parlamentari, “sono risultate entrambe penalizzanti per le nuove sedi, poiché le dirigenti di Torino e Milano, già oberate di lavoro nei rispettivi territori, non hanno potuto assicurare agli uffici temporaneamente affidati loro la continuità di presenza e l’attenzione dovuti”. Inoltre, anche l’organico di Alessandria è sottodimensionato, dal momento che qui lavorano 21 persone: dunque, in totale, in Piemonte ci sono 35 persone che si occupano del 70% del territorio (tale è quello delle soprintendenze di Novara e Alessandria), contro 90 che invece lavorano sul 30%. Questa situazione anomala, denunciano Corrado e gli altri pentastellati, si è verificata perché a seguito della riforma ministeriale del 2014, “nessun dipendente di Torino ha voluto spostarsi su Novara o Alessandria, né poteva essere trasferito d’ufficio ad una distanza superiore a 50 chilometri dal proprio domicilio; nelle due nuove SABAP piemontesi sono stati incardinati, perciò, quasi solo funzionari usciti dall’ultimo concorso, ovviamente penalizzati dal mancato passaggio di consegne con i predecessori a fronte di un territorio assai variegato, ricco di laghi, montagne e altre zone di pregio paesaggistico (come Monferrato e astigiano), dove i vincoli specifici sono moltissimi e l’entità del lavoro cospicua”.

Occorre poi ricordare che le province del Piemonte sono un territorio molto ricco, su quale vengono tuttora fatti molti restauri, dove sono ospitati siti unesco di gran pregio (i Sacri Monti del Piemonte, i siti palafitticoli delle Alpi, il paesaggio vitivinicolo delle Langhe-Roero e del Monferrato): gli enti sono pertanto costretti a sopravvivere tra eccessivi carichi di lavoro e mancanza di profili professionali che possano occuparsi di un territorio così vasto e complesso.

Secondo l’interrogazione, la sbilanciata contingenza “è conseguenza del fatto che dal 2007 non si espletano presso il Ministero concorsi per nuovi dirigenti, mentre gli attuali diminuiscono inesorabilmente di numero, per pensionamento o premorienza”, pertanto “sempre più spesso uno stesso dirigente deve accollarsi più di una soprintendenza, anche quando non abbia partecipato all’interpello che metteva a bando quella sede, e talvolta anche il segretariato regionale; altre volte l’amministrazione ricorre a dirigenti ministeriali provenienti da direzioni generali diverse dalla soprintendenza o, persino, a soggetti esterni al dicastero se non all’intera pubblica amministrazione, come nel caso della direttrice dei musei reali di Torino, uno degli istituti dotati di autonomia speciale”.

Quello che gli interroganti chiedono al ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, è dunque di “prendere atto delle disfunzioni create ai dipendenti non meno che agli utenti dalla riorganizzazione del dicastero da lui stesso voluta”, e di “restituire alla macchina amministrativa la capacità di svolgere i propri compiti istituzionali”, dopo aver assunto il personale che sarà reclutato con i concorsi banditi dal predecessore, Alberto Bonisoli (e finora non espletati), nonché dopo aver indetto un nuovo concorso per dirigenti che ne assuma più dei 65 oggi previsti (di cui solo 4 archeologi).

Nell’immagine: una veduta di Novara. Ph. Credit Alessandro Vecchi

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