Guerra Israele-Hamas, è scontro anche nella comunità artistica


Scontro nella comunità artistica sullo sfondo della guerra Israele-Hamas. Pochi giorni fa, circa 2.000 artisti, tra cui nomi molto noti, hanno firmato un appello per un cessate il fuoco, senza però condannare le stragi di Hamas. Questa omissione ha fatto infuriare gli artisti israeliani.

Sulla guerra tra Israele e Hamas è scontro anche nella comunità artistica. Tutto nasce dalla lettera aperta che, la scorsa settimana, circa 2.000 tra artisti, scrittori e attori hanno fatto circolare online per chiedere ai leader mondiali di attivarsi per un cessate il fuoco a Gaza. Tra i firmatari figurano Nan Goldin, Peter Doig, Brian Eno, Cecilia Vicuña, Tania Bruguera, Kara Walker e molti altri. “La comunità artistica”, si legge nel documento, “è eterogena e attraversa confini, nazionalità, sistemi di fede e credenze. Noi come artisti, scrittori, curatori, registi, editori e lavoratori che producono lavoro, collaborano e comunicano, creiamo il nucleo attorno al quale ruotano istituzioni e organizzazioni, dobbiamo essere certi che questi non sono solo spazi sicuri ma umani. Sosteniamo la liberazione della Palestina e chiediamo la fine delle uccisioni e dei danni fisici contro tutti i civili, un cessate il fuoco immediato, il passaggio degli aiuti umanitari a Gaza e la fine della complicità dei nostri organi di governo a gravi violazioni dei diritti umani e a crimini di guerra. Chiediamo che venga rotto immediatamente il silenzio istituzionale sulla crisi umanitaria in corso che 2,3 milioni di palestinesi stanno affrontando nella Striscia di Gaza occupata e assediata”.

Il bombardamento di Gaza, l’uccisione e lo sfollamento dei suoi residenti, prosegue la lettera, “sono stati condannati da Amnesty International, dalle Nazioni Unite, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da Action Aid. Questi, insieme ad altri organismi globali, hanno indicato che la punizione collettiva dei civili di Gaza, che include l’uccisione di operatori umanitari, giornalisti e medici, così come la distruzione di tutte le infrastrutture e risorse di sostentamento vitale, il taglio di acqua, cibo, elettricità e medicine costituiscono un crimine di guerra”.

La lettera dei 2.000 ha suscitato forte sdegno nella comunità artistica israeliana per il fatto che la missiva non contiene neppure una mezza riga di condanna contro Hamas e non fa riferimento alla strage di civili israeliani che ha fatto scoppiare la guerra: lo scorso 7 ottobre, decine di terroristi di Hamas hanno fatto incursione sul territorio israeliano al confine con la Striscia di Gaza abbandonandosi a uccisioni indiscriminate che hanno provocato almeno 1.400 vittime tra gli israeliani, secondo fonti della polizia citate dal quotidiano Times of Israel (nello specifico sono stati uccisi 1.033 civili, 299 soldati e 58 agenti di polizia, in più ci sono stati più di 3.400 feriti e circa 200 tra civili e soldati rapiti e tuttora tenuti in ostaggio nella Striscia di Gaza).

Gli artisti di Israele hanno dunque inviato una replica alla rivista Erev Rat, per esprimere tutta la loro delusione per la “spudorata mancanza di ogni menzione al brutale massacro perpetrato da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre”. La lettera, “firmata da molte persone con le quali condividiamo molti ideali e lotte comuni”, scrivono gli artisti israeliani, aggiunge “dolore, traumi e disperazione” proprio per la mancanza di ogni riconoscimento o condanna degli atti di Hamas. “Il massacro di centinaia di persone a un rave, gli stupri, le mutilazioni dei corpi, le torture dei bambini, l’annientamento di intere famiglie, l’uccisione di lavoratori della sanità non può essere descritta in altri modi se non come un crimine contro l’umanità”.

“La cosa più sconvolgente”, proseguono gli artisti israeliani, “è la totale assenza di qualsiasi menzione delle oltre 200 persone rapite, la maggior parte delle quali civili, compresi neonati, bambini, anziani e malati”, si legge. “Coloro che hanno firmato la lettera domandano un cessate il fuoco per ragioni umanitarie. Ma, nella lettera, gli ostaggi non fanno parte dell’umanità per cui fanno appello. Con l’omissione, stanno legittimando il rapimento di civili. Sì, noi accettiamo e supportiamo gli appelli per la fine della violenza, supportiamo la liberazione dei palestinesi e la fine dell’occupazione (come abbiamo fatto per anni), e la cessazione dell’uccisione di civili a Gaza e ovunque”. Tuttavia, proseguono gli artisti israeliani, “ignorando i diritti di tutti coloro che vivono in Israele, è come se coloro che hanno firmato la lettera stessero disumanizzando tutti coloro che vivono in Israele, i 9 milioni di persone che hanno il diritto di esistere”.

In conclusione, gli artisti israeliani sostengono che il fatto di rilasciare “una dichiarazione generale” che condanna la violenza senza ulteriori specificazioni “mina la posizione morale assunta dai firmatari della lettera”. Infine, l’appello degli artisti israeliani è all’unità tra le comunità colpite dal conflitto, senza “nessuna contraddizione tra la ferma opposizione all’occupazione israeliana e ai crimini a Gaza, e la condanna inequivocabile di brutali atti di violenza contro civili innocenti in Israele”.

Nell’immagine: i resti della stazione di polizia di Sderot (sud di Israele) dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Foto: Yoav Keren

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