Il governo impone il lockdown della cultura (e non solo) fino al 30 aprile: tutto chiuso


Il governo impone il lockdown della cultura e non solo fino al 30 aprile: abolite le zone gialle. Ci sono però novità sui concorsi: dal 3 maggio riprenderanno in presenza (c'è dunque speranza per il concorso del Ministero della Cultura).

Era già nell’aria da giorni ma adesso c’è l’ufficialità: con il decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri nella serata del 31 marzo, il lockdown della cultura viene esteso fino al 30 aprile. Un altro mese di chiusura, dunque, per musei, teatri, cinema, sale concerti. Con il nuovo decreto-legge salgono dunque a sei i mesi di chiusura per teatri, cinema e sale, per i quali è stata disposta la serrata lo scorso 25 ottobre, mentre leggermente meglio è andata ai musei, che sono stati chiusi a novembre e hanno sperimentato qualche timida apertura a gennaio, per poi vedersi di nuovo chiusi.

Il testo prevede la proroga fino al 30 aprile 2021 dell’applicazione delle disposizioni del dpcm del 2 marzo 2021 (salvo che le stesse contrastino con quanto disposto dal medesimo decreto-legge) e di alcune misure già previste dal decreto-legge del 13 marzo 2021 In particolare, la proroga riguarda l’abolizione de facto della zona gialla (alle zone gialle, infatti, vengono applicate le misure della zona arancione), l’estensione delle misure previste per la zona rossa in caso di particolare incidenza di contagi (superiori a 250 casi ogni 100mila abitanti e nelle aree con circolazione delle varianti) sia con ordinanza del Ministro della salute che con provvedimento dei Presidenti delle Regioni, e la possibilità, nella zona arancione, di uno spostamento giornaliero verso una sola abitazione privata abitata in ambito comunale.

E poiché tutta l’Italia sarà o arancione o rossa, il lockdown è di fatto esteso a diverse attività, per esempio la ristorazione, che potrà operare solo in regime di asporto o consegna a domicilio. E poiché verrà abolita la zona gialla, il decreto-legge ha provocato malumori tra i sindaci, che lamentano anche di non essere stati coinvolti nel processo decisionale, e sarebbe la prima volta che succede. “Scopriamo che non ci sono più zone bianche e gialle”, commenta Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’ANCI, “e che molte attività economiche resteranno chiuse per ancora un mese senza alcuna certezza sui tempi di erogazione dei ristori per le chiusure precedenti. E per la prima volta i sindaci e i presidenti di Provincia non sono stati consultati né informati sulle misure contenute nel testo. Devo dire che in un momento così delicato per il Paese tutto ci aspettavamo tranne che una frattura nella collaborazione istituzionale. Vorrà dire che chiederemo ai ministri di venire a spiegare il provvedimento per strada e nelle piazze dove fino a oggi eravamo noi a fare da bersaglio alle legittime proteste dei cittadini”.

Il decreto-legge prevede anche la possibilità, entro il 30 aprile, di apportare modifiche alle misure adottate attraverso specifiche deliberazioni del Consiglio dei Ministri. Al momento però non si sa su quali basi saranno decisi eventuali allentamenti delle rigide misure restrittive in vigore. Quanto alla scuola, il provvedimento dispone che su tutto il territorio nazionale aprano i servizi educativi per l’infanzia, la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e il primo anno della scuola secondaria di primo grado. In breve, andranno a scuola tutti i bambini fino alla prima media. Per i successivi gradi di istruzione è confermato lo svolgimento delle attività in presenza dal 50% al 75% della popolazione studentesca in zona arancione mentre in zona rossa le relative attività si svolgono a distanza, garantendo comunque la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Il decreto prevede poi lo scudo penale per i sanitari che vaccinano (sarà esclusa la responsabilità penale del personale medico e sanitario incaricato della somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2 per i delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose commessi nel periodo emergenziale, sempre che le vaccinazioni siano effettuate in conformità alle indicazioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all’immissione in commercio e alle circolari pubblicate sul sito istituzionale del Ministero della salute relative) e la sospensione dei sanitari che non si vaccinano (durerà al massimo fino al 31 dicembre).

Ci sono alcune novità anche per quanto riguarda i concorsi. Il decreto-legge dispone infatti deroghe per lo svolgimento dei concorsi pubblici, prevedendo lo svolgimento di una sola prova scritta e una orale, con modalità decentrate. Il testo prevede inoltre modalità ulteriormente semplificate (prova orale facoltativa) per i concorsi relativi al periodo dell’emergenza sanitaria e la possibilità a regime per le commissioni di suddividersi in sottocommissioni. Inoltre, dal 3 maggio 2021 i concorsi riprenderanno in presenza, nel rispetto delle linee guida del Comitato tecnico-scientifico. Forse c’è dunque speranza che riparta il concorso per gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza del Ministero della Cultura, sospeso da oltre un anno.

Nella foto: Parma, Teatro Regio

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Il governo impone il lockdown della cultura (e non solo) fino al 30 aprile: tutto chiuso


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