Marocco, scoperti gioielli fatti di conchiglie: sono ritenuti i più antichi al mondo


In una grotta nel centro del Marocco sono state scoperte alcune conchiglie perforate che gli archeologi adesso ritengono i gioielli più antichi al mondo.

In Marocco, nella frotta di Bizmoune, circa 15 km a est della città costiera di Essaouira nel centro del paese, sono stati scoperti quelli che gli archeologi ora ritengono i gioielli più antichi del mondo, un insieme di conchiglie perforate databili a un periodo tra 142 e 150mila anni fa. La scoperta risale allo scavo compiuto nella grotta tra il 2014 e il 2018 ma la scoperta è stata resa nota solo negli ultimi giorni, a seguito di una pubblicazione sulla rivista scientifica Science Advances. L’équipe che ha condotto la scoperta è guidata da Steven L. Kuhn dell’Università dell’Arizona, Abdeljalil Bouzouggar dell’Istituto Nazionale di Scienze e del Patrimonio di Rabat, e Philippe Fernandez dell’Università di Aix-Marsiglia.

“Ornamenti come le conchiglie”, si legge nell’abstract dell’articolo scientifico, che reca le firme di ventisei studiosi di diverse nazionalità e affiliazioni accademiche, “sono tra i primi segni di comportamento simbolico tra gli esseri umani. Il loro aspetto segnala importanti sviluppi sia nella cognizione che nelle relazioni sociali”. Molte delle conchiglie, si legge ancora, “provengono da depositi risalenti a più 142mila anni anni fa, il che le rende i più antichi ornamenti fatti con conchiglie mai recuperati. [...]. L’età e l’ubiquità delle conchiglie nei siti dell’età della pietra media (MSA) in Nord Africa forniscono ulteriori prove della potenziale importanza di questi manufatti come segnali di identità. L’uso precoce e continuato di Tritia gibbosula e altri materiali suggerisce anche un notevole grado di continuità culturale tra i primi gruppi di Homo sapiens in tutto il Nord Africa”.

Questi gioielli sono, secondo gli archeologi, la prima prova nota di una forma di comunicazione non verbale tra gli esseri umani e gettano nuova luce su come si sono evolute le nostre capacità cognitive e le nostre interazioni sociali. Probabilmente gioielli come questi facevano parte del modo in cui i nostri antenati esprimevano la loro identità attraverso l’abbigliamento, e dimostrano che anche centinaia di migliaia di anni fa gli umani comunicavano con gruppi più vasti rispetto a quelli dei loro familiari e dei loro amici.

Le conchiglie perforate sono 33, ed erano state bucate per permettere il passaggio di un filo o per poter essere attaccate ai vestiti. Si tratta di una scoperta molto importante perché, secondo gli antropologi che studiano l’evoluzione della comunicazione umana, sono una delle prime forme di comunicazione non verbale: la rilevanza della scoperta è notevole se si pensa che gli umani cominciarono a usare la scrittura molto più tardi. “Non sappiamo cosa volessero dire”, ha sottolineato Kuhn, “ma sono chiaramente oggetti simbolici, che venivano sistemati in maniera tale che altre persone potessero vederli”. La scelta di adoperare conchiglie rispetto ad altre forme di comunicazione (come pittura sul corpo o sui volti, eseguita con terra o carbone) secondo Kuhn deriva dal fatto che gli umani avevano conseguito la consapevolezza di voler comunicare in modo più duraturo e importante.

Adesso gli archeologi stanno cercando di capire per quale motivo si sia sviluppata questa forma di comunicazione. Sono diverse le spiegazioni al vaglio: forse perché erano il prodotto di una popolazione in crescita, i cui membri avevano bisogno di identificarsi. Oppure per comunicare in un momento in cui il clima era diventato più rigido, e dunque ovviando alla necessità di dover esporre il corpo. Ancora, potrebbe essere nata nell’ambito dello sviluppo di clan o di alleanze per la protezione di risorse limitate, quindi i gioielli di conchiglie potevano essere adoperate per comunicare la propria appartenenza. Insomma: sono oggetti che adesso sollevano più domande rispetto alle risposte che sono in grado di dare.

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