Il muro di Trump al confine USA-Messico rischia di devastare le sepolture dei nativi americani


Preoccupazioni al confine tra USA e Messico per il muro di Trump che potrebbe devastare i siti sepolcrali dei nativi americani.

Le mine che gli operai addetti alla costruzione del muro al confine tra USA e Messico voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump stanno utilizzando per preparare il terreno rischiano di devastare alcuni siti sepolcrali dei nativi americani in Arizona. A lanciare l’allarme è il deputato democratico Raúl Grijalva, che ha denunciato alcune esplosioni verificatesi la scorsa settimana in un’area nota come Monument Hill, luogo dove sono presenti le sepolture della nazione Tohono O’odham, nativi che vivono proprio al confine col Messico. Secondo Grijalva, la costruzione del muro starebbe procedendo speditamente per ragioni politiche, e questo rischia di far sì che non vengano prese le dovute cautele. “Si tratta di agenda politica”, ha dichiarato alla CNN, “e non ci si preoccupa delle conseguenze che ciò potrebbe avere su questi siti sacri”.

Al momento però non si sa se le esplosioni hanno effettivamente danneggiato i siti, riporta la CNN, che ha espressamente chiesto a Grijalva se il suo è un timore o è una certezza. “È più di un timore”, ha affermato il deputato, “se consideriamo il comportamento dell’amministrazione, se consideriamo il fatto che non ci sono state consultazioni, se consideriamo la mancanza di preoccupazione. Speriamo che facendo emergere pubblicamente il problema, il Dipartimento della Sicurezza Interna ci pensi due volte. Se decidono di fare le cose diversamente, le cose possono essere fatte diversamente”.

Il tratto di muro in costruzione in Arizona sta interessando un’area dichiarata monumento nazionale (un corrispettivo dei nostri parchi nazionali), l’Organ Pipe Cactus National Monument, una straordinaria riserva naturale dichiarata, nel 1976, Riserva della Biosfera dell’Unesco. All’interno del parco, sono ben ventidue le sepolture note dei nativi americani (alcune antiche anche di quattro secoli) e, secondo quanto Grijalva ha dichiarato in una conferenza stampa (il video è stato pubblicato sul suo profilo Twitter), di quattro siti da lui visitati, due sarebbero stati interessati dai lavori e “disturbati”, dal momento che nell’area sarebbero già cominciate le esplosioni.

I siti si trovano, spiega Grijalva, “sull’agenda” del muro: “devono costruire un tot di muro ogni giorno”, ha detto, “senza preoccuparsi delle conseguenze dei siti sacri, facendo uso del Real Id Act per aggirare le leggi che tutelano i siti sacri, le sepolture, le risorse culturali [il Real Id Act è una legge del 2005 che consente di oltrepassare le norme che regolano la costruzione di barriere fisiche al confine di stato in caso di necessità, ndr] e violando la responsabilità costituzionale che gli Stati Uniti hanno nei confronti delle nazioni native”. Grijalva ha poi aggiunto che l’“arroganza culturale di questa amministrazione e il suo etnocentrismo per il quale ci siamo soltanto noi e degli altri non c’importa sono dimostrati da quello che sta accadendo sul confine nella nazione O’odham”.

Anche il presidente della stessa nazione O’odham, Ned Norris, accusa l’amministrazione di procedere alla costruzione del muro senza riguardo per i nativi e senza essersi consultati con le popolazioni del luogo. “La nazione Tohono O’odham”, ha dichiarato, “si oppone fortemente alla costruzione del muro fortificato e alto 9 metri che danneggerà in maniera irreversibile i siti culturali, i siti sacri e l’ambiente. I media che riportano di utilizzo di esplosivi dimostrano ulteriormente la distruzione massiva e inutile che il muro sta infliggendo”. C’è infatti anche la preoccupazione per le conseguenze ambientali: il muro potrebbe avere effetti sui comportamenti migratori delle specie che si muovono attraverso il confine e rischia di alterare l’equilibrio delle risorse idriche delle zone desertiche.

L’agenzia statunitense per i confini ha fatto sapere che le esplosioni procedono in modo controllato ma continueranno senza sosta per tutto il mese, e i rappresentanti della nazione Tohono O’odham chiedono all’amministrazione di poter accedere a consultazioni preventive. Consultazioni che sono state sollecitate anche dal deputato Grijalva ma che, almeno per il momento, non avrebbero avuto luogo.

Nella foto: un paesaggio dell’Organ Pipe Cactus National Monument. Ph. Credit Miguel Angel de la Cueva

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